venerdì 12 marzo 2021

L'ITALIA NELLA STORIA DELLE ROSE - 3

 (continua)

(tratto da http://www.trafioriepiante.it/infogardening/poltrona/QuarantennioRoseItaliane.htm)

Ma noi facciamo partire ufficialmente la storia delle rose italiane usualmente con il primo ibridatore italiano che si presenta al pubblico, Luigi Villoresi, che era stato direttore dei Giardini Reali di Monza tra il 1812 e il 1825. Sua è infatti la famosa 'Bella di Monza' (Modoetiensis Villoresi) creata agli inizi dell'Ottocento e menzionata per la prima volta nel 1826 nel catalogo di Carlo Maupoil, vivaio di Dolo, vicino a Venezia. Fu una rosa che dovette godere di una certa popolarità e che rimase disponibile sui cataloghi fino al 1853: 'Questa bellissima rosa è una delle venti e più varietà del Bengala o Cinesi create dal signor Villoresi, sovrintendente dei giardini dell'Arciduca, a Monza.

Altre rose italiane ci sono rimaste nascoste dalla grande storia: 

'Mazzorati' (Italia, 1828. Doppio, color granata porpora scuro) e 'Pallavicini' (Italia/Soulange-Bodin, 1828. Doppio, bianco-giallastro) che troviamo descritta non solo nei testi francesi (Desportes, Vibert, Boitard) ma anche in quelli inglesi. Infatti Rivers, nel suo The Rose Amateur's
Guide del 1843, scrive abbastanza a lungo di questa rosa. La descrive come insignificante se coltivata da talea, ma assolutamente magnifica se innestata, tanto da apparire una rosa completamente differente. Un esemplare in fiore su di un muro della sede della Horticultural Society, "attirava moltissimo l'attenzione", scrive. E 
aggiunge: "Credo che sia di origine italiana, come molte rose Tea o Cinesi sono ottenute ogni anno da seme in Italia, ma non distribuite".

Come si vede quindi grande attività in Italia, ma assolutamente al buio rispetto ai grandi fari della storia puntati in questo periodo prevalentemente su Francia e Inghilterra. Un clima mite, le nuove rose rifiorenti dell'Oriente, la Francia un buon acquirente: queste le basi per una discreta attività.

Tra le nuove classi di rose che si formano in questo periodo, nel tentativo di incrociare le vecchie rose europee con le rose rifiorenti provenienti dalla Cina, dovremmo ricordare anche un gruppo di rose, originate dal tentativo di utilizzare la R. foetida come genitore. Si dice che l'introduzione di R. foetida rappresenti l'inizio della creazione delle rose moderne. Non è genitore facile questa rosa, tanto che il gruppo che comunque ne deriva è piuttosto sparuto sia come forme di R. foetida che come ibridi. Tra queste poche troviamo due italiane di cui però non conosciamo l'ibridatore: 'Globe Yellow' (Italia, ant. 1846. Doppia, globosa, gialla) e 'Jaune d'Italie' (Italia, ant. 1846. Doppia, piccola, giallo paglia).

Ci stiamo avvicinando a grandi passi ad una storia "emersa" delle rose italiane, in cui possiamo trovare per esempio un altro direttore dei
giardini reali di Monza tanto importante da dare il suo nome al portainnesto, Giuseppe Manetti. E arriva anche Bonfiglioli con, prima tra tutte, la famosa Bourbon 'Variegata di Bologna' (1909) (nella foto); e poi 'Ricordo di Giosuè Carducci', 'Ricordo di Géo Chavez', 'Garisenda', una sarmentosa figlia della R. wichurana e di 'Souvenir de la Malmaison'; 'Luigi Galvani' (1911), 'Italia 1911', 'Isabeau'. 

Infine, nel 1913, 'Clementina Carbonieri', una Tea figlia ancora una volta dell'Ibrido di Tea 'Kaiserin Auguste Viktoria' e della Cinese 'Souvenir de Catherine Guillot'. Ma ci sembra di poter dire che dopo le rose Cinesi e i loro ibridi, le voci delle rose italiane tacciono. Non le troveremo tra le Borboniane, se non con l'unica del suo gruppo, la 'Variegata di Bologna'; né tra gli Ibridi Perenni molto in voga in quel periodo, né tra le Noisette. Bisognerà attendere gli Ibridi di Tea, per tornare a distinguere il nostro idioma nazionale.

Alcuni tra gli ibridatori italiani della prima metà del secolo scorso meritano di essere meglio conosciuti e apprezzati per la sistematicità e il rigore dei loro metodi di ibridazione: i Bonfiglioli, Domenico Aicardi (foto), i fratelli Giacomasso, di cui conosciamo abbastanza le attività.


Ricordiamo anche Giuseppe Borgatti, che doveva essere collegato alla ditta Sgaravatti, di cui però si trovano pochissime informazioni riguardo gli incroci da cui otteneva le sue rose. E anche di Giuseppe Cazzaniga, nonostante si possano elencare ben 56 delle sue varietà, di cui 17 coltivate attualmente al Roseto Fineschi, si trova pochissimo riguardo le origini delle sue rose.

giovedì 11 marzo 2021

L'ITALIA NELLA STORIA DELLE ROSE - 2

(continua)

(tratto da http://www.trafioriepiante.it/infogardening/poltrona/QuarantennioRoseItaliane.htm)

Possiamo seguire, a partire dal 1633 fino all'ultima testimonianza scritta del 1811 con l'Almanach des Dames di Guerrapain, la presenza di una serie di rose Omnium Mensium, o Rosier de tous les mois generate dall'originale rossa in una serie di mutazioni bianche, striate, carnicine singole, a mazzetti e a fiore semplice, ognuna delle quali con una sua propria denominazione.

La 'Monthly Rose' originale, e cioè la Rosa Italica flore pleno perpetua avrebbe quindi giocato un importantissimo doppio ruolo nell'evoluzione delle rose moderne: da una parte per lo sviluppo delle Damascene Perpetue e dall'altra, ma indirettamente, per le Borboniane. In conclusione, con il determinante contributo di un ceppo di rose italiane.

Sono probabilmente questi gli inizi di questa classe e l'Italia rimane visibile in questo periodo anche con altre varietà che sarebbero ibridi rifiorenti di Damascene. Abbiamo notizia di una rosa 'Italica' ('D'Italie', 'Quatre Saisons d'Italie', 'Rose d'Italie', 'D'Italie Rose', 'Damascena Italica'). Arriva da Firenze e la riceve nel 1806 Dupont, il noto rosaista francese e rimane disponibile per più di vent'anni. Poco profumata, ma graziosa ed elegante, dal fiore semi-doppio, rosa. 'Henriette' che arriva in Francia, proveniente dall'Italia nel 1811, forse sinonimo di 'Italica' dal fiore doppio, rosa delicato. E' preceduta da una certa 'De Naples', attribuita a Descemet, di questa varietà non ci è pervenuta alcuna descrizione, ma il suo nome stava a significarne la provenienza. Per completare la lista delle rose di origine italiana, aggiungeremo una mutazione di 'Italica', 'D'Italie Blanche', di Carici -Coquerel, circa del 1812.

Arrivano poi le rifiorenti cinesi (nella foto la Rosa Cinese botanica). E' interessante che molte rose Cinesi, importate o nate da seme, erano in
circolazione in Europa nel periodo tra fine Settecento e inizio Ottocento, offrendo quindi molto materiale per gli incroci. Oltre alle varietà importate dall'Oriente, queste rose tendono ad originare dalla Francia e dall'Italia piuttosto che dall'Inghilterra, dato il clima sfavorevole di questo paese per la maturazione dei semi. In questo periodo l'Italia sembra giocare un ruolo non di poco conto: il traffico tra Francia e Italia per quanto riguarda le rose è molto intenso; semi e piante arrivano in Francia provenienti dall'Italia, tanto che gli ibridatori francesi si sentono quasi in obbligo, per dovere di riconoscenza, di dare a molte loro creazioni, nomi italiani.

Lo stesso Vibert ci dice che Philippe Noisette, stimato e conosciuto ibridatore, aveva avuto il merito di introdurre in Francia almeno una dozzina di meravigliose rose Cinesi provenienti dall'Italia.

In questo lavoro l'Italia deve aver giocato un ruolo di grande importanza fornendo materiale ai grandi ottenitori francesi e probabilmente non solo a loro. Nel 1818 viene introdotto un Ibrido Cinese, 'Belle de Lodi'. Aveva un sinonimo, 'Belle Gabrielle', poteva essere reperita presso i vivai di Laffay, ma il nome 'Lodi' naturalmente fa riferimento alla città italiana. Proprio in questi anni il moltiplicarsi di rose Tea sembra non aver fine.

C'è da pensare che fosse stata individuata una fonte in Italia che produceva di queste rose, perché nei dieci anni successivi i francesi continueranno a introdurre rose ibridate in Italia! Naturalmente non sappiamo nulla di dove provenissero né da chi. La storia della rosa in Italia compresa tra il 1830 e il 1840 è tutta da scrivere...

(continua)