L'esperto botanico e rodologo inglese Martin Stott, di cui seguo l'interessante blog, ha recentemente pubblicato un articolo riguardante i migliori ibridatori del momento.
A suo giudizio, il migliore ibridatore in attività è Thomas Proll di Kordes.
Proll torna ripetutamente a casa dalle competizioni internazionali di rose con le braccia cariche di certificati incorniciati, medaglie e trofei.
Ma ci sono tanti altri ibridatori molto bravi. Sempre in Germania ci sono Tantau e Noack.
In Francia il più grande è certamente Meilland, ma si sta facendo strada vincendo premi anche André Eve. Dalla Polonia arriva Lukasz Rojewski, un ibridatore carismatico che potete trovare su Facebook.
Il Belgio ci offre due grandi ibridatori: Martin Vissers e Ann Boudolf-Veldt di Lens Roses.
In Danimarca si producono le rose Poulsen, ma sempre in Danimarca c'è una ibridatrice che si sta costruendo una solida reputazione, Rosa Eskelund.
L'Irlanda è sempre stata la patria di grandi ibridatori, tra cui spicca Colin Dickson, e inoltre Dave Kenny, un dilettante che continua a vincere premi per le sue rose (foto sotto).
Dall'America arrivano le rose di Tom Carruth, ora in pensione. Si stanno poi facendo conoscere anche i cinesi e i giapponesi (di cui ho parlato in un paio di post poco tempo fa, a proposito delle rose blu).
In Gran Bretagna ci sono Chris Warner (che ha ormai 90 anni) e la sua successora Catherine Shaw. Inoltre Peter Beales, Harkness e Fryer. E naturalmente David Austin, fondatore e ibridatore storico dell'azienda, cui è succeduto Carl Bennet, che ha affiancato a lungo David Austin Sr. portando avanti la tradizione e l'evoluzione delle nuove varietà.
Noto un grandissimo vuoto nell'articolo di Stott: l'Italia non è nominata neppure en passant. E dire che grandi ibridatori non sono mancati nel passato, e in questo momento Barni è l'azienda di punta con l'ibridatrice Beatrice Barni. Ecco, italiani di nuovo relegati nel dimenticatoio...