SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, LE ETICHETTE CON CUI RINTRACCIARE GLI ARGOMENTI NEL BLOG, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI
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lunedì 1 giugno 2026

IL TAGLIO ESTIVO DELLE ROSE (POTATURA ESTIVA)

Il taglio estivo stimola una nuova fioritura, mantiene un portamento armonioso e migliora la salute del rosaio.

















PRIMA DEL TAGLIO
Rosaio in piena fioritura. Sono presenti numerosi fiori appassiti

















RIMUOVERE I FIORI APPASSITI
Tagliare il fiore appassito sotto ad una foglia con 5 foglioline (oppure sotto ad una gemma volta all'esterno)
















AERARE IL ROSAIO
Togliere i gambi deboli, i rami morti o malati e i rami che si intersecano
















DOPO IL TAGLIO
Rosaio aerato e armonioso, pronto per una nuova fioritura

PERCHE' TAGLIARE IN ESTATE
- stimola la produzione di nuovi fiori
- evita la formazione dei "frutti" (cinorrodi) che stancano la pianta
- mantiene un bel portamento e una buona aerazione.

QUANDO TAGLIARE?
Da giugno a settembre, lungo tutte le fioriture, togliendo regolarmente i fiori appassiti.

TIPOLOGIE INTERESSATE:
Rose HT, rose a grandi fiori, rose floribunda, rose rampicanti rifiorenti.

CONSIGLI PRATICI
Utilizzare delle cesoie adatte e molto affilate
Tagliare in obliquo, 0,5 cm al di sotto duna gemma o d'una foglia
Tagliare quando c'è tempo asciutto, preferibilmente alla mattina
Dopo il taglio, annaffiare e concimare leggermente per favorire la rifioritura.

UN TAGLIO REGOLARE IN ESTATE = PIU' FIORI, UNA PIANTA IN SALUTE MIGLIORE 

lunedì 25 maggio 2026

ALL'ORTO BOTANICO "ANGELO RAMBELLI" DI VITERBO

E così, è passata anche la mia prima volta in cui ho parlato in pubblico delle mie esperienze con le rose.

Il momento è stato molto bello e intenso, soprattutto perchè era dentro alla cornice di un evento di due giorni denominato "Aromataria" giunto alla quinta edizione, e il cui titolo quest'anno era: "Semi che restano: un viaggio dove la vita inizia".

Il programma era molto variegato:

- INCONTRO CON LA SCIENZA: un dialogo aperto tra esperti, appassionati e curiosi attraverso conversazioni dedicate al mondo delle piante (e io ricadevo in questa categoria)

- MOSTRA MERCATO con artigiani, artisti e produttori locali, custodi di una passione comune che affonda le radici nella terra

- ATTIVITA' culturali e di intrattenimento, VISITE GUIDATE e LABORATORI per bambini.

Io dovevo parlare alle 15,30 di sabato 23 e avevo a disposizione un banchetto in una bella zona ombreggiata e di passaggio.

Prima di me ha parlato una esperta profumiera, Beatrice Granucci di Lucca, che ha un proprio brand









Chi mi segue da un po' sa che nel mio blog ho spesso trattato del profumo delle rose, in quanto è una materia che mi incuriosisce e mi affascina. Posso dire che Beatrice ha risposto a diverse domande che avevo in mente, sulla meccanica dei profumi. Ci siamo scambiate i contatti e spero davvero che potremo incontrarci ancora.

Per il mio intervento, che aveva come titolo "Rose: da coltivatrice a ibridatrice il passo è breve", avevo portato con me un po' di materiale: 4 miei semenzali già cresciuti, un vassoio di semenzali piccolini di quest'anno, uno dei quali fiorito, polline raccolto nei giorni precedenti, cinorrodi verdi e alcuni già secchi, le immancabili forbicine.

All'inizio ero, non dico emozionata, ma impacciata davanti a tutte quelle persone (saranno state almeno una ventina). Poi ho preso il via e ho iniziato a raccontare la mia storia con le rose, dagli esordi come coltivatrice che non ne sapeva nulla, aiutandomi via via con libri cartacei, cataloghi online, incontri con vivaisti, passando per tutte le mie predilezioni del momento (prima solo le rose HT, poi rifiuto delle HT e amore per le spinosissime, poi per le rose a corolla singola, poi per le rose viola e in seguito quelle arancioni, e avanti così, paragonando i miei "periodi" a quelli di Picasso, che ebbe il periodo rosa e quello blu...😄😄😄). Sono quindi giunta a parlare della raccolta "casuale" dei cinorrodi per fare i primi esperimenti di germinazione, fino alla vera e propria ibridazione. Ho mostrato come si prepara la madre per ricevere il polline, e come si impollina.
















Ho anche fatto sorridere l'assemblea, quando ho detto ad esempio che in famiglia "mio marito tollera in silenzio la mia passione, mia figlia quando si arrabbia minaccia di bruciarmi tutte le rose, e mio figlio quando è scocciato mi dice <<mamma vai dalle tue PEONIE>>". Oppure quando ho raccontato che per la primissima ibridazione della mia vita avevo preparato tutta la strumentazione, compreso il pennellino, ma sul più bello il pennellino era sparito... allora chiamai al telefono Marc Alberici e lui mi disse: "USA IL DITO!". Era il 2019. E da allora il mio strumento per apportare il polline è sempre stato solo il dito. Ah, il pennellino è stato poi ritrovato nel 2023, quando da noi c'è purtroppo stata l'alluvione, e abbiamo svuotato i mobili per buttarli e in un cassetto c'era il pennellino (sono quasi sicura che fu opera di mia figlia).

Il preziosissimo Carlo Carulli, che durante le due giornate ha fatto di continuo la guida nel roseto (ha accompagnato anche noi) è stato il mio "valletto" perchè passava tra la gente a mostrare il polline, i cinorrodi, i semi... Carlo è un meraviglioso appassionato di rose, le conosce a menadito, sa anche tantissimi aneddoti sulle singole rose, per cui ascoltarlo è un vero piacere. Nel roseto di Viterbo ci sono anche due mie rose, e fu proprio Carlo a richiederle per avere una rappresentanza di ibridatrice donna. Lo ringrazio tanto per questo onore, e anche per avermi invitato ad Aromataria.















Concludo con il racconto di un episodio: avevo lasciato le mie rose nell'orto botanico per ritirarle solo la domenica, erano vicino al tavolo dove avevo parlato e mi avevano rassicurato che c'era la vigilanza. Infatti la domenica era tutto a posto, c'erano ancora, e ci siamo fermati ad ascoltare un altro incontro con Beatrice Granucci, che ogni voltati incanta con la sua conoscenza del mondo dei profumi. 










Io e mio marito ci siamo poi presi un po' di tempo per noi per visitare il resto dell'orto botanico (bellissime le parti dedicate alla serra tropicale e al deserto), abbiamo pranzato ad uno stand poi siamo tornati al tavolo. Beatrice, che stava con amici lì nei pressi, mi ha subito detto: E' venuta una signora che ha preso una tua rosa, io non ho detto niente perchè pensavo fosse autorizzata...

Momento di panico! Quale rosa aveva preso? Vedo che era proprio quella che era un pezzo unico non ancora moltiplicato, e che presentava un fiore bellissimo! Poi Beatrice ha detto: guarda, quella signora là con un vaso in mano, deve essere lei! L'ho rincorsa e fermata e le ho detto: "signora, quella rosa è mia".  "Ah, l'ha già comprata lei?" "No, l'ho creata io, è un pezzo unico". "Ah, mi avevano detto di sentire dal signore che ha le rose (uno stand) ma non c'era nessuno...". 

Ma io dico! Questa qua, senza dire niente, se ne andava, con una rosa presa così, senza chiedere niente a nessuno... Le era piaciuta e se l'era presa. Ma come si può ragionare così???

Comunque tutto è bene quel che finisce bene. La rosa in questione è un incrocio 2023-2024 che fino allo scorso anno aveva fatto un fiore insulso e con poco profumo. Infatti avevo messo la pianta tra quelle scartate. Finchè venerdì mattina la vedo fiorita, con una corolla che non aveva nulla a che fare con le fioriture degli anni precedenti, e profumatissima. L'ho detto, nel mio intervento: finchè le rose non hanno almeno tre anni non si stabilizzano, soprattutto come fiore! Purtroppo di questo fiore, nella fretta, non ho fatto nemmeno una foto! Dovrete aspettare a vederla alla prossima fioritura.

venerdì 6 marzo 2026

IBRIDATORI: LA FAMIGLIA POULSEN









I Poulsen sono una dinastia di ibridatori di rose danesi.

Nel 1850 nacque Dorus Theus Poulsen, da cui ha inizio la storia del vivaio Poulsen. Lavorò come apprendista in 4 vivai danesi dall'età di 14 anni, poi studiò presso la Royal Veterinary and Agricultural College di Copenaghen, lavorò a Londra e acquistò una proprietà a Copenhagen. Dalla moglie Johanne ebbe tre figli, tutti vivaisti. Dines lavorò presso uno dei migliori vivai di rose dell'epoca, quello di Peter Lambert a Treviri, in Germania. Peter Lambert non era solo il più grande ibridatore di rose della sua epoca, ma era anche un mentore di talento. Si trasferì poi in Inghilterra dove il datore di lavoro gli permise di dedicarsi all'ibridazione nel tempo libero.

Quando tornò in Danimarca, portò con sé alcuni cinorrodi, frutto dei suoi primi tentativi di ibridazione di rose. I semi furono piantati nel suo vivaio di Roskildevej e nacquero le prime due rose Poulsen vendute fuori dalla Danimarca. La vera svolta arrivò nel 1923, quando 'Else Poulsen' (foto sotto) e 'Kirsten Poulsen' furono lanciate sul mercato. 












Entrambe erano il risultato di un incrocio tra 'Orléans Rose' e 'Red Star'. Queste due nuove varietà segnarono l'inizio di un tipo di rosa completamente diverso, in seguito chiamato rose floribunda. Per molti anni dopo la loro introduzione, queste varietà furono conosciute con il nome di 'ROSE POULSEN'. Queste rose segnarono in realtà una nuova svolta, nota come rose floribunda come le conosciamo oggi, con numerose fioriture simultanee e un'ottima robustezza e resistenza ai rigori del clima scandinavo.

Nel 1954 Niels Dines (foto sotto insieme al fratello), nipote di Dines,  iniziò ad aiutare nel vivaio. 









Il primo risultato di Niels Dines nel campo dell'ibridazione delle rose fu "Chinatown", una rosa floribunda/rampicante gialla e profumata. Da un giorno all'altro, il nome di Niels Dines finì sulla bocca degli addetti ai lavori, poiché "Chinatown" vinse presto un numero considerevole di importanti premi internazionali. el 1994 Niels Dines Poulsen ricevette il massimo riconoscimento a cui un ibridatore di rose possa aspirare: la medaglia Dean Hole, conferita dalla Royal National Rose Society in Inghilterra.

Nel 1971, la figlia maggiore di Niels Dines, Pernille Olesen (nata Poulsen), entrò nell'azienda dopo aver completato la sua formazione come tecnico vivaista. Pernille iniziò subito ad assumersi la responsabilità dell'ibridazione delle rose e del relativo lavoro amministrativo. Questo le diede ampia opportunità di trarre profitto dall'esperienza del padre e da quella del nonno, Svend Poulsen. Nel 1976, Pernille e suo marito, Mogens N. Olesen, (foto sotto) rilevarono l'azienda, dove la produzione e l'ibridazione delle rose erano attività di grande importanza. 













Mogens proveniva da una famiglia di giardinieri: suo padre, Ernst Olesen, era un architetto paesaggista e aveva anche gestito un vivaio per diversi anni. Mogens aveva una certa conoscenza del vivaismo, poiché la sua formazione pratica si era svolta in uno di essi, integrata da un soggiorno presso il vivaio dell'ibridatore di rose Sam McGredy nell'Irlanda del Nord. 

Pernille e Mogens si dedicano in un primo momento alla creazione di rose coprisuolo e paesaggistiche: nel 1980 vengono immesse sul mercato PINK BELLS® POULBELLS, RED BELLS® POULRED and WHITE BELLS® POULWHITE.

Solo anno dopo Pernille e Mogens raggiungono un altro importante traguardo nel campo delle nuove rose: TEENY WEENY fu presentata come la prima rosa miniatura adatta ad essere ricavata da talea e coltivata come rosa da vaso.

La rosa TEENY WEENY ™ fu la prima rosa Parade ® . Oggi le rose PARADE ® sono conosciute in tutto il mondo come le migliori rose da vaso sul mercato. 

 Nel 1983 giunge il maggior riconoscimento: la Hall of Fame della World Federation of Rose Societies per la rosa "Ingrid Bergman".











In seguito Pernille ha continuato a introdurre nuove rose da giardino resistenti alle malattie, rose patio e ancora rose miniatura.

Negli anni 90 seguono le rose di una serie chiamata PALACE®. Sono rose da taglio prodotte con metodi moderni che tengono conto dei progressi tecnici, delle esigenze dei clienti e del potenziale di sviluppo.

E' della fine degli anni Ottanta, e dura finora, la collezione Renaissance. Chloe Renaissance, Ghita Renaissance, Helena Renaissance, Isabelle Renaissance e molte altre, sono rose HT o shrub ibridate dai coniugi Olesen, che fanno parte di questa serie. Queste rose sono state appositamente progettate per combinare l'aspetto classico e nostalgico e il profumo intenso delle rose tradizionali con l'elevata resistenza alle malattie e la capacità di rifiorire ripetutamente delle rose moderne. La mia cara amica Annalisa mi ha inviato due talee di Sandra Renaissance (foto sotto) e sono felice che abbiano attecchito entrambe.










Da non dimenticare la rosa 'Pernille Poulsen', una floribunda rosa salmone dedicata a Pernille da suo padre nel 1965.



lunedì 16 febbraio 2026

GUSTI PERSONALI E CATALOGHI

In questo post ho parlato dell' "arte di scegliere una rosa", spiegando che l'ispirazione per la scelta della nuova rosa da aggiungere al nostro roseto deve venire dall'interiorità. 

Ma in pratica?

Io ho molta esperienza nella scelta delle rose! Ho trascorso ore a sceglierle.

Da quando mi sono appassionata a questo fiore, ho passato diverse "fasi": i miei gusti sono cambiati, si sono evoluti di pari passo con l'approfondimento della conoscenza della storia delle rose, delle varietà e delle novità. Al mio primo approccio ero totalmente ignorante e conoscevo solo le rose HT (= Ibridi di Tè), tutte quelle che non presentassero la famosa corolla turbinata non le consideravo nemmeno rose. E' seguendo questa idea che ho acquistato le mie prime rose per il mio giardino, tutte HT. (Foto sotto: una delle primissime rose acquistate: "Alliance" di Meilland, 1985).












Poi sono passata alla fase della corolla semplice: tutto ad un tratto mi sono innamorata delle corolle a 5 petali. Di conseguenza mi sono messa alla ricerca di quelle rose a 5 petali o poco più, partendo dalle rose botaniche e cercandole anche fra le moderne. E' con questo ideale che ho acquistato, ad esempio, Souvenir de Gilles Villeneuve (foto sotto), Mrs. Oakley Fisher, Basye's Purple Rose. Quest'ultima anzi riunisce tre mie passioni: la rosa a corolla semplice, la rosa rugosa e la rosa viola.












Infatti dopo le rose a 5 petali, mi sono innamorata degli ibridi di rugosa, poi delle rose viola. Con quest'ultimo "pallino" ho acquistato Midnight Blue, Night Owl, Twilight Zone (foto sotto) e Purple Breeze.











Contemporaneamente ho scoperto le rose inglesi, e quindi ecco nuovi acquisti studiando bene i cataloghi di David Austin.

Devo aggiungere che io sono molto meteopatica, e spesso superare l'inverno per me è stata un'impresa. Per fortuna da diversi anni in qua ho la germinazione degli acheni a tenermi occupata, tuttavia esistono sempre tempi morti. E allora, che fare per non farsi opprimere dalle giornate corte, dalla mancanza di luce e di sole, dal freddo e dall'impossibilità spesso di uscire?

Prendo in mano un catalogo di rose e lo sfoglio, con l'intento di trovare quella che più mi si addice in quel momento. Non basta guardare un attimo la foto: i cataloghi ben fatti riportano il nome dell'ibridatore e l'anno di immissione sul mercato, la rifiorenza, l'altezza e la larghezza del cespuglio, il colore e il profumo, il fatto che sia o meno rampicante, e a volte anche se produce cinorrodi.

E se non ho cataloghi cartacei a portata di mano? Vado in internet, faccio una ricerca dei vivai che vendono online (ormai quasi tutti lo fanno), apro i loro cataloghi elettronici e mi metto a studiare le foto e le caratteristiche delle rose. Anche i prezzi hanno il loro peso. Molti vivai vendono rose il cui brevetto è scaduto, quindi di libero commercio, ma non per questo meno valide: spesso il prezzo non è troppo alto, soprattutto se si acquista a radice nuda.

Un vivaio che ho iniziato ad apprezzare è Avramis, vivaio greco, che vende anche alcune proprie creazioni.






Per non farsi confondere dalla enorme quantità di rose presenti nei cataloghi, bisognerebbe mettersi a sfogliarli con in mente già l'idea della rosa che si cerca, o almeno una caratteristica: il colore, il fatto che sia o meno rifiorente, la tipologia (ibrido di tè, arbusto moderno, inglese, floribunda...), oppure la possibilità di crescerla in vaso, ecc.

Se invece non siamo alla ricerca di una rosa in particolare, ma ci piace vedere la produzione disponibile di ogni vivaio, ci possiamo dedicare semplicemente al godimento delle foto, dei colori e di tante belle rose.


mercoledì 3 dicembre 2025

LE ROSE DEI PIONIERI

Nel lontano 2022 ebbi l'onore di collaborare con LoMar Radio, una web radio gestita da due ragazzi eccezionali, Lorenz e Martin, e feci una serie di puntate sulle rose.

Mi è tornata in mente l'ottava e ultima puntata, il cui argomento fu scelto da Lorenz, e che fu la puntata che mi dette più soddisfazione, in quanto dovetti impegnarmi in delle ricerche approfondite scoprendo alcuni aspetti di cui non ero a conoscenza prima.

Il titolo era:

LE ROSE DEI PIONIERI

Questa sarà una puntata particolare, non parleremo di varietà di rose particolari, ma delle rose in America, sia quelle autoctone, cioè originarie del luogo, sia quelle importate dai navigatori prima e dagli immigrati successivamente.

Ora vi chiedo di immaginare una scena: siamo all’11 ottobre 1492, giovedì, a bordo della caravella Santa Maria comandata da Cristoforo Colombo. C’è grande fermento a bordo: l’equipaggio è stanco e scoraggiato, si teme che non si arriverà mai da nessuna parte e si chiede di tornare indietro. Verso sera ci sono però diversi segnali positivi: passAno accanto alle caravelle in mare diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone, un ramoscello fresco. Soltanto la vicinanza di una terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Il ramoscello si rivela essere un ramo di rosa, carico dei suoi frutti – i cinorrodi – rossi. Quindi sappiamo già da questa precoce testimonianza, che in America c’erano rose autoctone, che più tardi verranno studiate e catalogate.

Facendo un salto di più di un secolo, incontriamo il signor Edward Winslow, uno dei fondatori della colonia di Plymouth nel 1620,che ci parla di "un'abbondanza di rose, bianche, rosse e damascene, singole ma dal profumo dolce".

Il Capitano John Smith, quello di Pocahontas per intenderci, scrisse che gli indiani della Valle del Fiume James piantavano rose selvatiche per abbellire i propri accampamenti e villaggi, facendo così della rosa uno degli arbusti più coltivati a scopo ornamentale del continente.

Ma quali potevano essere queste rose autoctone? Le rose originarie del continente americano non sono moltissime in realtà e le vediamo nelle foto.

La rosa selvatica Americana più importante è la Rosa Virginiana, che fu la prima ad essere inserita nella letteratura europea. Ricordiamo  poi la Rosa Setigera, la rosa Carolina, la rosa Woodsi (foto sotto), la rosa Californica e la Rosa Palustris di cui vediamo i cinorrodi, solo per nominare quelle più diffuse. Tutte queste rose botaniche producono in autunno bellissime cascate di cinorrodi, e probabilmente l’equipaggio di colombo, in ottobre, le vide così, cariche di bacche rosse e arancioni.





Facendo un altro saltino nel tempo, incontriamo William Penn, inglese, il fondatore della Pennsylvania, che giunse per la prima volta in America nel 1682. Vi ritornò nel 1699, e sappiamo che in questo secondo viaggio portò con sè 18 cespugli di rose, e parlò sia della loro bellezza che dei loro poteri curativi nel suo libro Book of Physics.

Il nome delle rose che il signor Penn portò con se non ci è dato sapere, ma possiamo congetturare, incrociando i dati che ci sono rimasti sulle rose presenti nei più antichi giardini del Nuovo Mondo, che più o meno potevano essere in questo gruppo, che chiameremo Rose dei Pionieri: 

ROSE DEI PIONIERI

Rosa Laevigata

Rosa Gallica Versicolor (Rosa Mundi)

Rosa Gallica Officinalis (rosa del farmacista)

Rosa Damascena

Rosa Alba

Rosa Centifolia

Rosa Richardii (foto sotto)








Sono tutte rose botaniche o comunque ibridi di botaniche. Infatti parliamo del 1699, un’epoca in cui in Europa non si conosceva ancora l’arte dell’ibridazione ad opera dell’uomo per ottenere nuove specie. Si conoscevano, invece, da molti secoli, i metodi di propagazione, e cioè tramite talea o tramite divisione delle ceppaie.

Gli statunitensi, ancora oggi, sono grandi amanti delle rose, tanto che nel 1981 l’allora presidente Ronald Reagan la proclamò ufficialmente Fiore Nazionale in una grande e sentita cerimonia. Questa passione per le rose deriva sicuramente dal fatto che per molti, la rosa che ci si portava nella nuova nazione, era un pezzetto della casa che si lasciava al di là dell’oceano.

Oggigiorno si stanno rivalorizzando i giardini più antichi giunti fino a noi. Uno di questi è il giardino di Wyck, di proprietà della famiglia Haines. Wyck è una delle case più antiche di Philadelphia, risale al 1690. Il suo giardino invece risale, per come è stato progettato, al 1820, ed è rimasto al suo stato originario quanto a disposizione. Molte varietà di rose che si credevano perdute sono invece state ritrovate proprio nel giardino di Wyck. Si tratta naturalmente di rose antiche o botaniche. In questo giardino si parte ai primi di maggio con la fioritura della Rosa Spinosissima, che è una specie botanica, e si finisce in ottobre con la fioritura della Rosa Moschata, di cui vi ho parlato nella scorsa puntata (e vedete le foto).









La rosa più antica presente nel giardino di Wyck è la rosa Alba Semiplena. Questa varietà infatti risale a prima del 1629 e si pensa che sia la rosa bianca della casata degli York durante la guerra delle due rose in inghilterra. Si tratta di una rosa estremamente profumata, che in autunno si carica di una gran quantità di cinorrodi. Un'altra rosa molto antica è la Pink Leda, una rosa damascena sicuramente portata dai pionieri (foto sotto).















La rosa invece più utile nel giardino di Wyck è la rosa Gallica Officinalis, conosciuta anche come "Rosa del Farmacista". La famiglia Haines quasi sicuramente ne utilizzava i petali per fare il tè, ma anche per creare rimedi per le malattie dello stomaco, per il mal di gola, eruzioni cutanee e problemi agli occhi. Un'altra rosa coltivata a Wyck è la rosa Celsiana (chiamata anche "Germantown Rose"), i cui petali rosa brillante venivano mischiati al tabacco per pipa. Germantown (letteralmente: "città tedesca") è un'area a nord-ovest di Filadelfia negli Stati Uniti. Fondata da famiglie di quaccheri mennoniti tedeschi nel 1683 come paese indipendente, fu assorbita nel 1854 dalla città di Filadelfia.









La ricerca a caccia delle rose portate dai pionieri ci porta ora nel Far West, alla fine del così detto ‘Oregon Trail‘, la pista dell’Oregon che tra il 1841 e il 1869 fu la via privilegiata per le carovane di pionieri che si trasferivano verso Ovest alla ricerca dell’oro e di una vita migliore.

I pionieri, uomini e donne coraggiosi che intraprendevano lunghi viaggi in territori per lo più sconosciuti, partivano con il sogno di potere presto costruire una nuova casa e, intorno ad essa, un nuovo giardino. Tra i pochi bagagli che il piccolo carro consentiva di portare con sé, c’erano sempre semi: piccole speranze di prosperità che venivano custodite con cura. Molte sono le storie di donne, soprattutto, che portavano anche fiori e rose, spesso custodite all’interno di una patata per garantirne la sopravvivenza grazie al rilascio di sostanze nutritive e umidità. Dopo la costruzione della nuova dimora, le rose venivano piantate vicino alla porta e alle finestre, per poter godere della loro bellezza e del loro profumo il più possibile. Anche se la maggior parte delle abitazioni costruite dagli uomini e dalle donne della frontiera sono ormai scomparse, la presenza di rose antiche su terreni abbandonati indica che quelli, con ogni probabilità, erano i poderi conquistati con sacrificio da una di queste coraggiose famiglie ed è in queste aree dismesse che i rose rustlers, i cacciatori di rose, vanno in missione per ritrovare le varietà portate ad Ovest dai pionieri.

E ci sono giunte anche alcune storie di questi pionieri.

Siamo nel 1852 sull’Oregon Trail.

Il colera ha reclamato un’altra vittima. Immergendo dolcemente i fini capelli nell’acqua di un ruscello, una madre sta battezzando la figlioletta prima di seppellirla. Un ragazzino di 4 anni, il fratello, osserva attentamente la scena e infine chiede: madre, perché stai mettendo dell’acqua sulla sorellina? Serenamente la madre risponde: la sto preparando per darla a Dio per un angelo. Al mattino, i carri della carovana ripartono lasciandosi dietro un’altra piccola tomba. Alcuni mesi dopo, giunti finalmente nella nuova terra, la madre sta piantando una piccolissima pianta di rosa portata da casa, il suo pezzettino di speranza e bellezza custodito gelosamente. La madre annaffia la piantina e al vederla il figlio le chiede: mamma, darai anche quella rosa a Dio per un angelo?

Quella rosa era la Rosa Mundi (foto sotto).











Elizabeth Matheny Hewitt, di Yamhill County, Oregon, portò a ovest una semplice rosa rosa (la Sweetbriar, foto sotto) molto simile alla nostra rosa selvatica nativa. Questa rosa tenne così bene che uno degli uomini di famiglia si lamentò tranquillamente, mentre lo strappava da un campo, "Vorrei che Elizabeth non l'avesse fatto". Ironia della sorte, quando la famiglia ha individuato la tomba di questo gentiluomo molti anni dopo, era stata ricoperta dalla rosa Sweetbriar di Elisabeth.








Rose e cimiteri vanno insieme. I primi coloni ritenevano che "il meglio che abbiamo deve essere per i nostri morti". Molte rose antiche sono sopravvissute grazie all'incuria benigna nei cimiteri dei pionieri.

La famiglia Hunsaker era stata una delle prime famiglie ad emigrare. Si erano trovati così bene che hanno scritto a casa per incoraggiare il resto dei famigliari a venire a ovest. Nel 1852, il resto degli Hunsaker, inclusa la loro figlia Josephine, arrivò a Oregon City. Essendo cattolici, mandarono Josephine in un collegio gestito da suore vicino a Fort Vancouver, appena a nord di Portland.

Quando tornò a casa all'inizio dell'inverno, Josephine e l'intera famiglia contrassero la febbre di montagna o il tifo. Il dottor John McLoughlin, responsabile di tutti gli insediamenti del nord-ovest, venne a fornire la sua assistenza personale. Portò con sé un regalo speciale per Josephine: un ramo di una rosa dal suo giardino di Fort Vancouver.

Sperava che l'avrebbe rallegrata, ma lei e suo fratello Horton morirono in primavera. La loro madre addolorata piantò la rosa dietro le loro tombe dove fiorisce ancora.

Purtroppo la storia di questa rosa è andata perduta per anni. Falciata anno dopo anno, era quasi scomparsa quando Nancy Wilson, la curatrice della McLoughlin House (foto sotto), scoprì la storia e salvò la rosa nel Lone Fir Cemetery di Portland. La rosa di Josephine è un damascena autunnale rosa brillante, autunnale significa che fiorisce due volte l'anno.



lunedì 24 novembre 2025

LA ROSA SARMENTOSA "VALENTINA BORDINI"

Avete voglia di una nuova rosa? C'è quell'angolino nel giardino, in cui una rosa starebbe proprio bene?

Il periodo migliore per interrare nuove rose è proprio l'autunno, da fine ottobre a dicembre, poiché il terreno è ancora caldo e le piante possono sviluppare un apparato radicale profondo prima del freddo invernale.
Novembre, dicembre, gennaio e inizio febbraio rappresentano il periodo migliore, soprattutto su terreni leggeri e su terra leggera, bene drenante.
Attenzione: qualsiasi periodo si scelga, mai piantare su terreni gelati o intrisi di pioggia!

Quindi: ci siamo, date il via alla vostra scelta. Che abbiate cataloghi cartacei o vi mettiate alla ricerca dei numerosissimi cataloghi online dei vari vivai o dei grandi ibridatori, questo è il momento giusto.
Avete bisogno di un consiglio?
Siccome l'autoreferenzialità impera sui social, mi sono detta: e perchè no, autocelebrati un po' anche tu.
Ecco allora che, se non vi dispiace una rosa NON RIFIORENTE, la cui fioritura è però lunghissima (circa un mese), vi consiglio la rosa Sarmentosa VALENTINA BORDINI.

















E' in vendita dai Vittori Vivai di Forlimpopoli e si può ordinare a questo link.

La presentazione nella pagina del Vivaio è impressiva:























"Battezzata nel maggio 2019, questa rosa è dedicata ad una appassionatissima e vulcanica blogger romagnola, la nostra solare cliente Valentina Bordini.

Ormai da anni in coltivazione nel nostro roseto dimostrativo, dove i nostri ibridi spontanei più meritevoli vengono testati, è ora ufficialmente inserita nel nostro catalogo di vendita.

Ibrido sarmentoso a grande crescita, ha nuovi rami verde brillante, con radi aculei uncinati e foglie allungate e chiare.

Fiorisce spettacolarmente intorno a metà maggio, in grandi corimbi che da boccioli rotondi ed appuntiti, rosa intenso, si aprono in coppe semidoppie dal bordo rosa che schiarisce man mano sino al bianco, mettendo in evidenza i corti stami giallo-paglia.

Al temine della lunghissima fioritura, dal persistente profumo di miele, iniziano a formarsi i cinorrodi, i cui grappoli decorano la pianta sino alla successiva primavera.

Sanissima e vigorosa, è adatta alla crescita su alberi e grandi reticolati.

Tipologia: plantula trovata in vivaio."


Qui la mia pagina dove parlo del "battesimo" della pianta.