SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, LE ETICHETTE CON CUI RINTRACCIARE GLI ARGOMENTI NEL BLOG, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI
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lunedì 16 febbraio 2026

GUSTI PERSONALI E CATALOGHI

In questo post ho parlato dell' "arte di scegliere una rosa", spiegando che l'ispirazione per la scelta della nuova rosa da aggiungere al nostro roseto deve venire dall'interiorità. 

Ma in pratica?

Io ho molta esperienza nella scelta delle rose! Ho trascorso ore a sceglierle.

Da quando mi sono appassionata a questo fiore, ho passato diverse "fasi": i miei gusti sono cambiati, si sono evoluti di pari passo con l'approfondimento della conoscenza della storia delle rose, delle varietà e delle novità. Al mio primo approccio ero totalmente ignorante e conoscevo solo le rose HT (= Ibridi di Tè), tutte quelle che non presentassero la famosa corolla turbinata non le consideravo nemmeno rose. E' seguendo questa idea che ho acquistato le mie prime rose per il mio giardino, tutte HT. (Foto sotto: una delle primissime rose acquistate: "Alliance" di Meilland, 1985).












Poi sono passata alla fase della corolla semplice: tutto ad un tratto mi sono innamorata delle corolle a 5 petali. Di conseguenza mi sono messa alla ricerca di quelle rose a 5 petali o poco più, partendo dalle rose botaniche e cercandole anche fra le moderne. E' con questo ideale che ho acquistato, ad esempio, Souvenir de Gilles Villeneuve (foto sotto), Mrs. Oakley Fisher, Basye's Purple Rose. Quest'ultima anzi riunisce tre mie passioni: la rosa a corolla semplice, la rosa rugosa e la rosa viola.












Infatti dopo le rose a 5 petali, mi sono innamorata degli ibridi di rugosa, poi delle rose viola. Con quest'ultimo "pallino" ho acquistato Midnight Blue, Night Owl, Twilight Zone (foto sotto) e Purple Breeze.











Contemporaneamente ho scoperto le rose inglesi, e quindi ecco nuovi acquisti studiando bene i cataloghi di David Austin.

Devo aggiungere che io sono molto meteopatica, e spesso superare l'inverno per me è stata un'impresa. Per fortuna da diversi anni in qua ho la germinazione degli acheni a tenermi occupata, tuttavia esistono sempre tempi morti. E allora, che fare per non farsi opprimere dalle giornate corte, dalla mancanza di luce e di sole, dal freddo e dall'impossibilità spesso di uscire?

Prendo in mano un catalogo di rose e lo sfoglio, con l'intento di trovare quella che più mi si addice in quel momento. Non basta guardare un attimo la foto: i cataloghi ben fatti riportano il nome dell'ibridatore e l'anno di immissione sul mercato, la rifiorenza, l'altezza e la larghezza del cespuglio, il colore e il profumo, il fatto che sia o meno rampicante, e a volte anche se produce cinorrodi.

E se non ho cataloghi cartacei a portata di mano? Vado in internet, faccio una ricerca dei vivai che vendono online (ormai quasi tutti lo fanno), apro i loro cataloghi elettronici e mi metto a studiare le foto e le caratteristiche delle rose. Anche i prezzi hanno il loro peso. Molti vivai vendono rose il cui brevetto è scaduto, quindi di libero commercio, ma non per questo meno valide: spesso il prezzo non è troppo alto, soprattutto se si acquista a radice nuda.

Un vivaio che ho iniziato ad apprezzare è Avramis, vivaio greco, che vende anche alcune proprie creazioni.






Per non farsi confondere dalla enorme quantità di rose presenti nei cataloghi, bisognerebbe mettersi a sfogliarli con in mente già l'idea della rosa che si cerca, o almeno una caratteristica: il colore, il fatto che sia o meno rifiorente, la tipologia (ibrido di tè, arbusto moderno, inglese, floribunda...), oppure la possibilità di crescerla in vaso, ecc.

Se invece non siamo alla ricerca di una rosa in particolare, ma ci piace vedere la produzione disponibile di ogni vivaio, ci possiamo dedicare semplicemente al godimento delle foto, dei colori e di tante belle rose.


mercoledì 3 dicembre 2025

LE ROSE DEI PIONIERI

Nel lontano 2022 ebbi l'onore di collaborare con LoMar Radio, una web radio gestita da due ragazzi eccezionali, Lorenz e Martin, e feci una serie di puntate sulle rose.

Mi è tornata in mente l'ottava e ultima puntata, il cui argomento fu scelto da Lorenz, e che fu la puntata che mi dette più soddisfazione, in quanto dovetti impegnarmi in delle ricerche approfondite scoprendo alcuni aspetti di cui non ero a conoscenza prima.

Il titolo era:

LE ROSE DEI PIONIERI

Questa sarà una puntata particolare, non parleremo di varietà di rose particolari, ma delle rose in America, sia quelle autoctone, cioè originarie del luogo, sia quelle importate dai navigatori prima e dagli immigrati successivamente.

Ora vi chiedo di immaginare una scena: siamo all’11 ottobre 1492, giovedì, a bordo della caravella Santa Maria comandata da Cristoforo Colombo. C’è grande fermento a bordo: l’equipaggio è stanco e scoraggiato, si teme che non si arriverà mai da nessuna parte e si chiede di tornare indietro. Verso sera ci sono però diversi segnali positivi: passAno accanto alle caravelle in mare diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone, un ramoscello fresco. Soltanto la vicinanza di una terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Il ramoscello si rivela essere un ramo di rosa, carico dei suoi frutti – i cinorrodi – rossi. Quindi sappiamo già da questa precoce testimonianza, che in America c’erano rose autoctone, che più tardi verranno studiate e catalogate.

Facendo un salto di più di un secolo, incontriamo il signor Edward Winslow, uno dei fondatori della colonia di Plymouth nel 1620,che ci parla di "un'abbondanza di rose, bianche, rosse e damascene, singole ma dal profumo dolce".

Il Capitano John Smith, quello di Pocahontas per intenderci, scrisse che gli indiani della Valle del Fiume James piantavano rose selvatiche per abbellire i propri accampamenti e villaggi, facendo così della rosa uno degli arbusti più coltivati a scopo ornamentale del continente.

Ma quali potevano essere queste rose autoctone? Le rose originarie del continente americano non sono moltissime in realtà e le vediamo nelle foto.

La rosa selvatica Americana più importante è la Rosa Virginiana, che fu la prima ad essere inserita nella letteratura europea. Ricordiamo  poi la Rosa Setigera, la rosa Carolina, la rosa Woodsi (foto sotto), la rosa Californica e la Rosa Palustris di cui vediamo i cinorrodi, solo per nominare quelle più diffuse. Tutte queste rose botaniche producono in autunno bellissime cascate di cinorrodi, e probabilmente l’equipaggio di colombo, in ottobre, le vide così, cariche di bacche rosse e arancioni.





Facendo un altro saltino nel tempo, incontriamo William Penn, inglese, il fondatore della Pennsylvania, che giunse per la prima volta in America nel 1682. Vi ritornò nel 1699, e sappiamo che in questo secondo viaggio portò con sè 18 cespugli di rose, e parlò sia della loro bellezza che dei loro poteri curativi nel suo libro Book of Physics.

Il nome delle rose che il signor Penn portò con se non ci è dato sapere, ma possiamo congetturare, incrociando i dati che ci sono rimasti sulle rose presenti nei più antichi giardini del Nuovo Mondo, che più o meno potevano essere in questo gruppo, che chiameremo Rose dei Pionieri: 

ROSE DEI PIONIERI

Rosa Laevigata

Rosa Gallica Versicolor (Rosa Mundi)

Rosa Gallica Officinalis (rosa del farmacista)

Rosa Damascena

Rosa Alba

Rosa Centifolia

Rosa Richardii (foto sotto)








Sono tutte rose botaniche o comunque ibridi di botaniche. Infatti parliamo del 1699, un’epoca in cui in Europa non si conosceva ancora l’arte dell’ibridazione ad opera dell’uomo per ottenere nuove specie. Si conoscevano, invece, da molti secoli, i metodi di propagazione, e cioè tramite talea o tramite divisione delle ceppaie.

Gli statunitensi, ancora oggi, sono grandi amanti delle rose, tanto che nel 1981 l’allora presidente Ronald Reagan la proclamò ufficialmente Fiore Nazionale in una grande e sentita cerimonia. Questa passione per le rose deriva sicuramente dal fatto che per molti, la rosa che ci si portava nella nuova nazione, era un pezzetto della casa che si lasciava al di là dell’oceano.

Oggigiorno si stanno rivalorizzando i giardini più antichi giunti fino a noi. Uno di questi è il giardino di Wyck, di proprietà della famiglia Haines. Wyck è una delle case più antiche di Philadelphia, risale al 1690. Il suo giardino invece risale, per come è stato progettato, al 1820, ed è rimasto al suo stato originario quanto a disposizione. Molte varietà di rose che si credevano perdute sono invece state ritrovate proprio nel giardino di Wyck. Si tratta naturalmente di rose antiche o botaniche. In questo giardino si parte ai primi di maggio con la fioritura della Rosa Spinosissima, che è una specie botanica, e si finisce in ottobre con la fioritura della Rosa Moschata, di cui vi ho parlato nella scorsa puntata (e vedete le foto).









La rosa più antica presente nel giardino di Wyck è la rosa Alba Semiplena. Questa varietà infatti risale a prima del 1629 e si pensa che sia la rosa bianca della casata degli York durante la guerra delle due rose in inghilterra. Si tratta di una rosa estremamente profumata, che in autunno si carica di una gran quantità di cinorrodi. Un'altra rosa molto antica è la Pink Leda, una rosa damascena sicuramente portata dai pionieri (foto sotto).















La rosa invece più utile nel giardino di Wyck è la rosa Gallica Officinalis, conosciuta anche come "Rosa del Farmacista". La famiglia Haines quasi sicuramente ne utilizzava i petali per fare il tè, ma anche per creare rimedi per le malattie dello stomaco, per il mal di gola, eruzioni cutanee e problemi agli occhi. Un'altra rosa coltivata a Wyck è la rosa Celsiana (chiamata anche "Germantown Rose"), i cui petali rosa brillante venivano mischiati al tabacco per pipa. Germantown (letteralmente: "città tedesca") è un'area a nord-ovest di Filadelfia negli Stati Uniti. Fondata da famiglie di quaccheri mennoniti tedeschi nel 1683 come paese indipendente, fu assorbita nel 1854 dalla città di Filadelfia.









La ricerca a caccia delle rose portate dai pionieri ci porta ora nel Far West, alla fine del così detto ‘Oregon Trail‘, la pista dell’Oregon che tra il 1841 e il 1869 fu la via privilegiata per le carovane di pionieri che si trasferivano verso Ovest alla ricerca dell’oro e di una vita migliore.

I pionieri, uomini e donne coraggiosi che intraprendevano lunghi viaggi in territori per lo più sconosciuti, partivano con il sogno di potere presto costruire una nuova casa e, intorno ad essa, un nuovo giardino. Tra i pochi bagagli che il piccolo carro consentiva di portare con sé, c’erano sempre semi: piccole speranze di prosperità che venivano custodite con cura. Molte sono le storie di donne, soprattutto, che portavano anche fiori e rose, spesso custodite all’interno di una patata per garantirne la sopravvivenza grazie al rilascio di sostanze nutritive e umidità. Dopo la costruzione della nuova dimora, le rose venivano piantate vicino alla porta e alle finestre, per poter godere della loro bellezza e del loro profumo il più possibile. Anche se la maggior parte delle abitazioni costruite dagli uomini e dalle donne della frontiera sono ormai scomparse, la presenza di rose antiche su terreni abbandonati indica che quelli, con ogni probabilità, erano i poderi conquistati con sacrificio da una di queste coraggiose famiglie ed è in queste aree dismesse che i rose rustlers, i cacciatori di rose, vanno in missione per ritrovare le varietà portate ad Ovest dai pionieri.

E ci sono giunte anche alcune storie di questi pionieri.

Siamo nel 1852 sull’Oregon Trail.

Il colera ha reclamato un’altra vittima. Immergendo dolcemente i fini capelli nell’acqua di un ruscello, una madre sta battezzando la figlioletta prima di seppellirla. Un ragazzino di 4 anni, il fratello, osserva attentamente la scena e infine chiede: madre, perché stai mettendo dell’acqua sulla sorellina? Serenamente la madre risponde: la sto preparando per darla a Dio per un angelo. Al mattino, i carri della carovana ripartono lasciandosi dietro un’altra piccola tomba. Alcuni mesi dopo, giunti finalmente nella nuova terra, la madre sta piantando una piccolissima pianta di rosa portata da casa, il suo pezzettino di speranza e bellezza custodito gelosamente. La madre annaffia la piantina e al vederla il figlio le chiede: mamma, darai anche quella rosa a Dio per un angelo?

Quella rosa era la Rosa Mundi (foto sotto).











Elizabeth Matheny Hewitt, di Yamhill County, Oregon, portò a ovest una semplice rosa rosa (la Sweetbriar, foto sotto) molto simile alla nostra rosa selvatica nativa. Questa rosa tenne così bene che uno degli uomini di famiglia si lamentò tranquillamente, mentre lo strappava da un campo, "Vorrei che Elizabeth non l'avesse fatto". Ironia della sorte, quando la famiglia ha individuato la tomba di questo gentiluomo molti anni dopo, era stata ricoperta dalla rosa Sweetbriar di Elisabeth.








Rose e cimiteri vanno insieme. I primi coloni ritenevano che "il meglio che abbiamo deve essere per i nostri morti". Molte rose antiche sono sopravvissute grazie all'incuria benigna nei cimiteri dei pionieri.

La famiglia Hunsaker era stata una delle prime famiglie ad emigrare. Si erano trovati così bene che hanno scritto a casa per incoraggiare il resto dei famigliari a venire a ovest. Nel 1852, il resto degli Hunsaker, inclusa la loro figlia Josephine, arrivò a Oregon City. Essendo cattolici, mandarono Josephine in un collegio gestito da suore vicino a Fort Vancouver, appena a nord di Portland.

Quando tornò a casa all'inizio dell'inverno, Josephine e l'intera famiglia contrassero la febbre di montagna o il tifo. Il dottor John McLoughlin, responsabile di tutti gli insediamenti del nord-ovest, venne a fornire la sua assistenza personale. Portò con sé un regalo speciale per Josephine: un ramo di una rosa dal suo giardino di Fort Vancouver.

Sperava che l'avrebbe rallegrata, ma lei e suo fratello Horton morirono in primavera. La loro madre addolorata piantò la rosa dietro le loro tombe dove fiorisce ancora.

Purtroppo la storia di questa rosa è andata perduta per anni. Falciata anno dopo anno, era quasi scomparsa quando Nancy Wilson, la curatrice della McLoughlin House (foto sotto), scoprì la storia e salvò la rosa nel Lone Fir Cemetery di Portland. La rosa di Josephine è un damascena autunnale rosa brillante, autunnale significa che fiorisce due volte l'anno.



lunedì 24 novembre 2025

LA ROSA SARMENTOSA "VALENTINA BORDINI"

Avete voglia di una nuova rosa? C'è quell'angolino nel giardino, in cui una rosa starebbe proprio bene?

Il periodo migliore per interrare nuove rose è proprio l'autunno, da fine ottobre a dicembre, poiché il terreno è ancora caldo e le piante possono sviluppare un apparato radicale profondo prima del freddo invernale.
Novembre, dicembre, gennaio e inizio febbraio rappresentano il periodo migliore, soprattutto su terreni leggeri e su terra leggera, bene drenante.
Attenzione: qualsiasi periodo si scelga, mai piantare su terreni gelati o intrisi di pioggia!

Quindi: ci siamo, date il via alla vostra scelta. Che abbiate cataloghi cartacei o vi mettiate alla ricerca dei numerosissimi cataloghi online dei vari vivai o dei grandi ibridatori, questo è il momento giusto.
Avete bisogno di un consiglio?
Siccome l'autoreferenzialità impera sui social, mi sono detta: e perchè no, autocelebrati un po' anche tu.
Ecco allora che, se non vi dispiace una rosa NON RIFIORENTE, la cui fioritura è però lunghissima (circa un mese), vi consiglio la rosa Sarmentosa VALENTINA BORDINI.

















E' in vendita dai Vittori Vivai di Forlimpopoli e si può ordinare a questo link.

La presentazione nella pagina del Vivaio è impressiva:























"Battezzata nel maggio 2019, questa rosa è dedicata ad una appassionatissima e vulcanica blogger romagnola, la nostra solare cliente Valentina Bordini.

Ormai da anni in coltivazione nel nostro roseto dimostrativo, dove i nostri ibridi spontanei più meritevoli vengono testati, è ora ufficialmente inserita nel nostro catalogo di vendita.

Ibrido sarmentoso a grande crescita, ha nuovi rami verde brillante, con radi aculei uncinati e foglie allungate e chiare.

Fiorisce spettacolarmente intorno a metà maggio, in grandi corimbi che da boccioli rotondi ed appuntiti, rosa intenso, si aprono in coppe semidoppie dal bordo rosa che schiarisce man mano sino al bianco, mettendo in evidenza i corti stami giallo-paglia.

Al temine della lunghissima fioritura, dal persistente profumo di miele, iniziano a formarsi i cinorrodi, i cui grappoli decorano la pianta sino alla successiva primavera.

Sanissima e vigorosa, è adatta alla crescita su alberi e grandi reticolati.

Tipologia: plantula trovata in vivaio."


Qui la mia pagina dove parlo del "battesimo" della pianta.










lunedì 3 novembre 2025

COME FAR NASCERE UNA ROSA DAL SEME

È iniziato l’autunno, le giornate si stanno inesorabilmente accorciando, ma il tempo può permetterci ancora qualche giro in bicicletta o una passeggiata a piedi.

Ai miei aspiranti “rose-lovers” svelo come gettarsi nella piú inimmaginabile delle esperienze: far nascere una rosa dal seme.

A questo punto il vostro stupore sarà salito alle stelle. Normale se vi chiedete: perchè, le rose fanno i semi? Non li ho mai visti…

Ebbene sí, le rose fanno i semi, e si chiamano achéni. Infatti, come per tutte le piante, pure le rose nascono dai semi, anche se i normali metodi di riproduzione commerciali sono la talea e l’innesto.

Se, quando una rosa è sfiorita, la si lascia sulla pianta, un po’ alla volta il fiore si secca, perde tutti i petali, e l’ovario del fiore inizia ad ingrossare. Lí dentro si vanno formando i semi. L’ovario diventa una bacca (chiamata cinòrrodo) che, una volta matura, sará rossa, arancione o bruna, a seconda della specie.

Quello che vi suggerisco è di raccogliere, nelle vostre uscite in bici o a piedi, i cinorrodi che trovate sulle rose (nei giardini di amici, nei giardini pubblici, lungo strade di campagna…). I cinorrodi possono avere diverse forme: sferica, a fiaschetto, allungata, oppure possono sembrare piccolissime palline rosse o arancioni.

In questa stagione sono sicuramente maturi, perció vedremo insieme come far nascere le rose dai semi contenuti nei cinorrodi che porterete a casa.

In botanica, il cinorrodo viene considerato un “falso frutto”, in quanto i veri frutti sono gli acheni.



Io procedo così: trovatevi uno spazio su cui poter lavorare, un tavolo ad esempio, e copritelo con un foglio di carta da giornale per poter poi pulire tutto più in fretta. Munitevi di un paio di cesoie.

Prendete i cinorrodi che avete raccolto e apriteli pian piano con le cesoie. Tenete presente che la quantità di acheni può variare da cinorrodo a cinorrodo: alcuni ne hanno 1 solo, altri diverse decine.

Io procedo tagliando il cinorrodo proprio a metà: probabilmente un achenio o due ne risulteranno rovinati, questi li potete buttare. Ora dovete staccare tutti gli acheni dalla polpa del cinorrodo, aiutatevi pure con la punta delle cesoie. Gli acheni dovrebbero essere molto chiari e scurire all’aria. A volte ci possono essere acheni che sporgevano dal cinorrodo, in alto, e questi saranno già scuri.

Gli acheni “buoni” sono molto duri perché legnosi. Se vi risultano degli acheni morbidi (provate a stringerli tra due unghie) potete già eliminarli, perché non maturi.

All’interno dello stesso cinorrodo possono esserci acheni ben formati (li vedete nelle foto) e altri più piccoli, perché non sviluppati. Questi ultimi sono inutili.

Una volta aperti tutti i cinorrodi e staccati gli acheni (attenzione a non lasciare nemmeno un pezzettino di polpa di cinorrodo attaccata ai semi) possiamo passare a lavarli. Mentre li laviamo possiamo fare anche una prima prova sull’eventuale “bontà” dei semi, anche se non è una prova definitiva.

In una bacinella o comunque un contenitore aggiungete all’acqua un po’ di bicarbonato o di varechina, e immergete gli acheni. Questo lavaggio serve a evitare che si formino muffe e batteri sulla superficie dei semi. Possiamo poi fare una prima cernita, in quanto, secondo una regola generale, i semi che galleggiano non sono fecondi e si possono buttare (anche se non è una regola valida al 100%; quindi chi vuole può tenerli anche tutti).

Lasciate asciugare gli acheni all’aria, magari sopra un asciugamano.

Preparate intanto un contenitore da frigor, alto al massimo 5-6 cm.; per la grandezza dovrete giudicare voi, dal numero degli acheni che avete ricavato. Se avete dei contenitori piccoli ne potrete usare anche diversi. Gli acheni dovranno stare leggermente separati gli uni dagli altri, sopra uno strato di scottex umido (umido e non bagnato, 2-3 fogli circa – vedi la foto).

E li dovrete mettere in frigorifero. Questa operazione si chiama “vernalizzazione”. Perchè dobbiamo sottoporre gli acheni alla vernalizzazione?

Perchè sulla loro superficie, così dura e legnosa, è presente una proteina che non permette agli acheni di schiudersi quando si trovano a temperatura ambiente; questa proteina si “scioglie” solo facendo trascorrere ai semi un periodo in frigorifero superiore alle tre settimane. Se si è fortunati, dopo tre settimane potrete anche vedere spuntare una “codina” bianchiccia dai vostri semi, ma solo i più precoci si muoveranno così presto. In media occorrono 4-8 settimane perchè gli acheni germoglino, e a volte anche di più.

Può capitare che durante la permanenza in frigorifero, sopra alla carta umida, attorno ai semi un po’ di muffa si formi ugualmente, nel qual caso potete tranquillamente lavare di nuovo i semi e poi risistemarli in frigorifero.

Passate almeno tre settimane dal posizionamento in frigorifero, potete iniziare a controllare, ogni due-tre giorni, i vostri acheni, in cerca di una "codina" che poi sarà la prima radichetta della vostra nuova rosa. Nella foto i miei acheni germogliati mostrano tracce di terriccio perchè invece della carta scottex io ora uso bustine di plastica ripiene di terriccio umido. Il metodo del contenitore con la carta scottex ha però il vantaggio di permettere un immediato riconoscimento degli acheni germinati.

Procuratevi nel frattempo dei bicchierini - in plastica o cartone biodegradabile - per caffè. Fate due-tre buchi sul fondo (per quelli in plastica potete usare un chiodino arroventato).

Riempiteli di terriccio umido (umido, non bagnato). Se possibile, non usate il terriccio che si trova nella grande distribuzione (supermercati) a costi irrisori: di solito è robaccia,  e le piante ne risentono. Il terriccio migliore è quello di marca VIGOR PLANT, per travasi. Si puó acquistare online ma ci sono anche rivenditori in tutta Italia, su internet trovate tutte le info del caso.

Con una matita, usando la parte senza punta, fate un buco profondo circa 2 cm. nel terriccio, lasciate cadere l'achenio germinato, possibilmente con la radichetta verso il basso, e ricoprite con un po' di terriccio. 

Ora la cosa migliore sarebbe di mettere i vostri vasetti in una serra fuori, ma riscaldata. Occorre usare una stufetta elettrica collegata ad un termostato impostato sui 13°C circa. Anche questo tipo di termostato si può acquistare online. Io tengo le serre sul mio balcone, dove sono un po' riparate ma comunque all'esterno.

Un anno ho provato a tenere i vasetti in casa, in una stanza non troppo riscaldata, però ho avuto una percentuale molto alta di decessi tra le piantine. Dal chè ho dedotto che la cosa migliore è che prendano la luce diretta del sole dentro ad una serra esterna.

Ogni tanto controllate l'umidità del terriccio nei vasetti, se occorre bagnate con uno spruzzino.

Le piantine cresceranno in fretta e in aprile faranno già il primo fiore. E' la vostra rosa, unica e irripetibile: siatene orgogliosi!

venerdì 27 giugno 2025

ROSE PER AMBIENTI DIFFICILI: GIARDINI DI MARE

Le rose adatte ai giardini di mare devono presentare resistenza alla salsedine nonchè al vento che solitamente sferza le coste delle isole e delle regioni bagnate dal mare.

Le più indicate sono senza ombra di dubbio le numerosa varietà derivate da Rosa Rugosa che, ai fiori semplici e spesso profumati che sbocciano in continuazione da maggio all'autunno, fanno seguire cinorrodi di un bel colore rosso arancio. Tra queste citiamo due esempi: "F.J. Grootendorst" (foto sotto),



 








dai fiori sfrangiati rosso carminio e doppi (esistono anche le versioni bianca "White Grootendorst" e quella rosa "Pink Grootendorst") e "Frau Dagmar Hastrup" (foto sotto), dai fiori rosa.










Non scordiamoci comunque "Mermaid", ibrido di bracteata, vigoroso rampicante a fiori semplici di colore giallo pallido presenti per tutta la buona stagione.




mercoledì 11 giugno 2025

ROSE PER AMBIENTI DIFFICILI: LUOGHI POCO SOLEGGIATI

(materiale dal libro "Rose Sempre in Fiore" di Anna Furlani Pedoja e dal sito https://www.compo-hobby.it/)

Una rosa selvatica ideale per l'ombra parziale è Rosa Majalis, originaria delle foreste dell'Europa e della Siberia. Cresce fino a 2 m e produce frutti commestibili ricchi di vitamina C, che sono usati in medicina. Fiorisce relativamente presto nell'anno, a fine aprile è già piena di corolle. La varietà "Plena" (foto sotto) è particolarmente apprezzata per la forma dei fiori ed emana anche la sua sottile fragranza che ricorda la cannella. Si tratta di un rosaio molto resistente: le cure richieste sono minime e può resistere a forti gelate.











Le rose Moschata sono ideali per il giardino parzialmente ombreggiato. Durante il periodo di fioritura, da giugno ad agosto-settembre, si può godere del loro tipico profumo muschiato. Indichiamo qui due varietà per le zone di semiombra: "Buff Beauty" e “Cornelia”.





















Tra le Rose Galliche, una varietà particolarmente adatta per un posto ombreggiato è "Charles de Mills" con meravigliosi fiori di forma piatta, simmetrica e i suoi fantastici petali sulle sfumature del porpora; fiorisce una sola volta in tarda primavera, ed emana un intenso profumo. I fiori densamente pieni si sviluppano dai loro boccioli sferici. Cresce molto cespugliosa e raggiunge tra i 100 ei 150 centimetri di altezza.











Amanti di ombra parziale sono anche le Rose Rambler. Una rosa Rambler particolarmente vigorosa è la varietà “Venusta Pendula”, ottenuta dalla specie selvatica Rosa Arvensis. Viene utilizzata su pergolati, archi o alberi. La 'Venusta Pendula' fiorisce a fine primavera e inizio estate con fiori leggermente profumati, rosa tenue e semidoppi, che deliziano anche api e bombi. Grazie al suo notevole vigore, può crescere fino a sei metri di altezza. Dopo la fioritura, sviluppa grandi cinorrodi rossi che servono come cibo invernale per gli uccelli selvatici. È anche una delle rose più resistenti al gelo.











La rara varietà "Ayrshire Splendens" è un’altra rosa meravigliosa per l'ombra parziale. Incanta con i suoi fiori dal bianco al rosa tenue e i rami possono raggiungere anche una lunghezza di oltre dieci metri. I rami vanno fissati al supporto per favorire lo sviluppo in altezza.











Una rosa rampicante che si sente particolarmente a suo agio in ombra parziale è la varietà “Senegal”, sarmentosa e rifiorente; è un ibrido di Tea. I suoi fiori doppi, viola scuro e vellutati. sono sensibili al sole e bruciano facilmente quando i raggi sono intensi. Fiorisce tra giugno e luglio ed è profumata. Una seconda, debole seconda fioritura avviene in autunno. I rami della rosa “Senegal” sono quasi privi di spine. Può crescere fino a tre metri di altezza. Oltre ad amare i luoghi parzialmente ombreggiati, ha un  altro pregio: è particolarmente resistente al gelo.










Altre sarmentose che stanno bene all'ombra sono "Alberic Barbier", dai fiori bianchi semidoppi con centro giallo pallido a cui seguono decorativi cinorrodi; la deliziosa rifiorente "Ghislaine de Feligonde" con fiori gialli sfumati di bianco e semidoppi, e la splendida "Paul'2 Scarlet Climber", dai fiori rosso corallo portati a mazzetto.

La rosa Portland "Jacques Cartier" è un ibrido le cui lontane origini contengono la genetica delle rose galliche e di quelli damascene, Ha fiori rosa, densamente pieni, con una fragranza meravigliosa. Questa varietà cresce compatta e raggiunge un'altezza da uno a tre metri; fiorisce tra maggio e luglio e una seconda volta in autunno. Ha un portamento eretto e ordinato, con foglie verde scuro. Vive bene anche in vaso a mezz’ombra ed è adatta a formare siepi ordinate o aiuole.
















Per la mezz'ombra citiamo inoltre la bourbon "Variegata di Bologna", con petali screziati bianco-fucsia e intenso profumo; "Stanwell Perpetual", ibrido di rosa spinosissima, molto rifiorente e profumata, con fogliame minuto e moltissime piccole spine; infine "White Meidiland", rosa floribunda a fiori bianco puro presenti da maggio ai geli.

venerdì 4 aprile 2025

ROSE PER AMBIENTI DIFFICILI: TERRENI SICCITOSI

(materiale anche dal libro "Rose Sempre in Fiore" di Anna Furlani Pedoja)

Le rose, generalmente, si adattano ad ogni tipo di terreno, ma alcune risultano particolarmente idonee ai terreni asciutti e siccitosi.

Tra queste ricordiamo "Complicata", ibrido di Rosa Gallica (quindi non rifiorente), dai fiori semplici color rosa intenso portati a mazzetti, a cui seguono grossi cinorrodi arancioni.



Vi sono poi le rifiorenti "Grootendorst Alba" e "Pink Grootendorst", ibridi di Rosa Rugosa dalle corolle simili a garofanini (con petali bianchi nella prima e rosa intenso nella seconda).


Ancora, le diverse varietà di "Rosa Banksiae", come per esempio "Rosa Banksiae Lutea", sarmentose che però temono le zone molto fredde, prediligendo posizioni esposte a sud.










E terminiamo con "Rosa Villosa", una specie botanica, che crea una bella pianta, con portamento eretto che produce fiori semplici, rosa brillante, seguiti da frutti grandi, colore arancio, a forma di mela. Ideale da coltivare come punto focale.