SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, LE ETICHETTE CON CUI RINTRACCIARE GLI ARGOMENTI NEL BLOG, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI
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venerdì 27 marzo 2026

VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "BELLE SULTANE"

Oggi vi propongo una rosa Gallica, sorprendentemente con la corolla quasi semplice. Si chiama "Belle Sultane" e ha dietro di sè una bellissima storia.










La storia inizia in Martinica, verso il 1780, dove due bambine, Joséphine e sua cugina Aimée, si recano presso una veggente per farsi predire il futuro. La veggente predice per entrambe un destino straordinario :la prima sarà più che regina e l'altra deterrà un immenso potere come sovrana nascosta di un palazzo che non potrà mai lasciare.

La predizione si avvera: Joséphine diventerà moglie di Napoleone e imperatrice dei Francesi mentre Aimée vivrà un'avventura incredibile. Al ritorno in Martinica da un viaggio in Francia ,la nave che la riporta in patria è catturata dai pirati e la ragazza viene rapita, venduta come schiava bianca in Algeria e infine offerta al Sultano di Costantinopoli, Abdoul Hamid. Da quel momento la sua vita si svolgerà tutta nell'harem dove Aimée, detta “Nakchidil”, acquisterà un potere silenzioso ma enorme, prima come favorita del vecchio sultano, poi del suo successore e infine, come madre adottiva di un terzo sultano, diventando la cosiddetta "Sultane Valide" (o Regina Madre)









Questa rosa, una gallica risalente al XVIII secolo, introdotta nel 1810 dal giardiniere André Dupont nel giardino dell'imperatrice Joséphine, la Malmaison, venne dedicata dalla stessa Joséphine, a Aimée Dubuc de Riverie, la bambina sua compagna di giochi che, attraverso vicende straordinarie, divenne una delle più potenti sultane dell'Impero Ottomano.

Il colore è cremisi-violaceo, il profumo fortissimo. E' alta da 150 a 220 cm. Come tutte le galliche, fiorisce una sola volta all'anno, a primavera.



venerdì 6 marzo 2026

IBRIDATORI: LA FAMIGLIA POULSEN









I Poulsen sono una dinastia di ibridatori di rose danesi.

Nel 1850 nacque Dorus Theus Poulsen, da cui ha inizio la storia del vivaio Poulsen. Lavorò come apprendista in 4 vivai danesi dall'età di 14 anni, poi studiò presso la Royal Veterinary and Agricultural College di Copenaghen, lavorò a Londra e acquistò una proprietà a Copenhagen. Dalla moglie Johanne ebbe tre figli, tutti vivaisti. Dines lavorò presso uno dei migliori vivai di rose dell'epoca, quello di Peter Lambert a Treviri, in Germania. Peter Lambert non era solo il più grande ibridatore di rose della sua epoca, ma era anche un mentore di talento. Si trasferì poi in Inghilterra dove il datore di lavoro gli permise di dedicarsi all'ibridazione nel tempo libero.

Quando tornò in Danimarca, portò con sé alcuni cinorrodi, frutto dei suoi primi tentativi di ibridazione di rose. I semi furono piantati nel suo vivaio di Roskildevej e nacquero le prime due rose Poulsen vendute fuori dalla Danimarca. La vera svolta arrivò nel 1923, quando 'Else Poulsen' (foto sotto) e 'Kirsten Poulsen' furono lanciate sul mercato. 












Entrambe erano il risultato di un incrocio tra 'Orléans Rose' e 'Red Star'. Queste due nuove varietà segnarono l'inizio di un tipo di rosa completamente diverso, in seguito chiamato rose floribunda. Per molti anni dopo la loro introduzione, queste varietà furono conosciute con il nome di 'ROSE POULSEN'. Queste rose segnarono in realtà una nuova svolta, nota come rose floribunda come le conosciamo oggi, con numerose fioriture simultanee e un'ottima robustezza e resistenza ai rigori del clima scandinavo.

Nel 1954 Niels Dines (foto sotto insieme al fratello), nipote di Dines,  iniziò ad aiutare nel vivaio. 









Il primo risultato di Niels Dines nel campo dell'ibridazione delle rose fu "Chinatown", una rosa floribunda/rampicante gialla e profumata. Da un giorno all'altro, il nome di Niels Dines finì sulla bocca degli addetti ai lavori, poiché "Chinatown" vinse presto un numero considerevole di importanti premi internazionali. el 1994 Niels Dines Poulsen ricevette il massimo riconoscimento a cui un ibridatore di rose possa aspirare: la medaglia Dean Hole, conferita dalla Royal National Rose Society in Inghilterra.

Nel 1971, la figlia maggiore di Niels Dines, Pernille Olesen (nata Poulsen), entrò nell'azienda dopo aver completato la sua formazione come tecnico vivaista. Pernille iniziò subito ad assumersi la responsabilità dell'ibridazione delle rose e del relativo lavoro amministrativo. Questo le diede ampia opportunità di trarre profitto dall'esperienza del padre e da quella del nonno, Svend Poulsen. Nel 1976, Pernille e suo marito, Mogens N. Olesen, (foto sotto) rilevarono l'azienda, dove la produzione e l'ibridazione delle rose erano attività di grande importanza. 













Mogens proveniva da una famiglia di giardinieri: suo padre, Ernst Olesen, era un architetto paesaggista e aveva anche gestito un vivaio per diversi anni. Mogens aveva una certa conoscenza del vivaismo, poiché la sua formazione pratica si era svolta in uno di essi, integrata da un soggiorno presso il vivaio dell'ibridatore di rose Sam McGredy nell'Irlanda del Nord. 

Pernille e Mogens si dedicano in un primo momento alla creazione di rose coprisuolo e paesaggistiche: nel 1980 vengono immesse sul mercato PINK BELLS® POULBELLS, RED BELLS® POULRED and WHITE BELLS® POULWHITE.

Solo anno dopo Pernille e Mogens raggiungono un altro importante traguardo nel campo delle nuove rose: TEENY WEENY fu presentata come la prima rosa miniatura adatta ad essere ricavata da talea e coltivata come rosa da vaso.

La rosa TEENY WEENY ™ fu la prima rosa Parade ® . Oggi le rose PARADE ® sono conosciute in tutto il mondo come le migliori rose da vaso sul mercato. 

 Nel 1983 giunge il maggior riconoscimento: la Hall of Fame della World Federation of Rose Societies per la rosa "Ingrid Bergman".











In seguito Pernille ha continuato a introdurre nuove rose da giardino resistenti alle malattie, rose patio e ancora rose miniatura.

Negli anni 90 seguono le rose di una serie chiamata PALACE®. Sono rose da taglio prodotte con metodi moderni che tengono conto dei progressi tecnici, delle esigenze dei clienti e del potenziale di sviluppo.

E' della fine degli anni Ottanta, e dura finora, la collezione Renaissance. Chloe Renaissance, Ghita Renaissance, Helena Renaissance, Isabelle Renaissance e molte altre, sono rose HT o shrub ibridate dai coniugi Olesen, che fanno parte di questa serie. Queste rose sono state appositamente progettate per combinare l'aspetto classico e nostalgico e il profumo intenso delle rose tradizionali con l'elevata resistenza alle malattie e la capacità di rifiorire ripetutamente delle rose moderne. La mia cara amica Annalisa mi ha inviato due talee di Sandra Renaissance (foto sotto) e sono felice che abbiano attecchito entrambe.










Da non dimenticare la rosa 'Pernille Poulsen', una floribunda rosa salmone dedicata a Pernille da suo padre nel 1965.



mercoledì 3 dicembre 2025

LE ROSE DEI PIONIERI

Nel lontano 2022 ebbi l'onore di collaborare con LoMar Radio, una web radio gestita da due ragazzi eccezionali, Lorenz e Martin, e feci una serie di puntate sulle rose.

Mi è tornata in mente l'ottava e ultima puntata, il cui argomento fu scelto da Lorenz, e che fu la puntata che mi dette più soddisfazione, in quanto dovetti impegnarmi in delle ricerche approfondite scoprendo alcuni aspetti di cui non ero a conoscenza prima.

Il titolo era:

LE ROSE DEI PIONIERI

Questa sarà una puntata particolare, non parleremo di varietà di rose particolari, ma delle rose in America, sia quelle autoctone, cioè originarie del luogo, sia quelle importate dai navigatori prima e dagli immigrati successivamente.

Ora vi chiedo di immaginare una scena: siamo all’11 ottobre 1492, giovedì, a bordo della caravella Santa Maria comandata da Cristoforo Colombo. C’è grande fermento a bordo: l’equipaggio è stanco e scoraggiato, si teme che non si arriverà mai da nessuna parte e si chiede di tornare indietro. Verso sera ci sono però diversi segnali positivi: passAno accanto alle caravelle in mare diversi oggetti fra cui un giunco, un bastone, un ramoscello fresco. Soltanto la vicinanza di una terra emersa poteva giustificare questi ritrovamenti. Il ramoscello si rivela essere un ramo di rosa, carico dei suoi frutti – i cinorrodi – rossi. Quindi sappiamo già da questa precoce testimonianza, che in America c’erano rose autoctone, che più tardi verranno studiate e catalogate.

Facendo un salto di più di un secolo, incontriamo il signor Edward Winslow, uno dei fondatori della colonia di Plymouth nel 1620,che ci parla di "un'abbondanza di rose, bianche, rosse e damascene, singole ma dal profumo dolce".

Il Capitano John Smith, quello di Pocahontas per intenderci, scrisse che gli indiani della Valle del Fiume James piantavano rose selvatiche per abbellire i propri accampamenti e villaggi, facendo così della rosa uno degli arbusti più coltivati a scopo ornamentale del continente.

Ma quali potevano essere queste rose autoctone? Le rose originarie del continente americano non sono moltissime in realtà e le vediamo nelle foto.

La rosa selvatica Americana più importante è la Rosa Virginiana, che fu la prima ad essere inserita nella letteratura europea. Ricordiamo  poi la Rosa Setigera, la rosa Carolina, la rosa Woodsi (foto sotto), la rosa Californica e la Rosa Palustris di cui vediamo i cinorrodi, solo per nominare quelle più diffuse. Tutte queste rose botaniche producono in autunno bellissime cascate di cinorrodi, e probabilmente l’equipaggio di colombo, in ottobre, le vide così, cariche di bacche rosse e arancioni.





Facendo un altro saltino nel tempo, incontriamo William Penn, inglese, il fondatore della Pennsylvania, che giunse per la prima volta in America nel 1682. Vi ritornò nel 1699, e sappiamo che in questo secondo viaggio portò con sè 18 cespugli di rose, e parlò sia della loro bellezza che dei loro poteri curativi nel suo libro Book of Physics.

Il nome delle rose che il signor Penn portò con se non ci è dato sapere, ma possiamo congetturare, incrociando i dati che ci sono rimasti sulle rose presenti nei più antichi giardini del Nuovo Mondo, che più o meno potevano essere in questo gruppo, che chiameremo Rose dei Pionieri: 

ROSE DEI PIONIERI

Rosa Laevigata

Rosa Gallica Versicolor (Rosa Mundi)

Rosa Gallica Officinalis (rosa del farmacista)

Rosa Damascena

Rosa Alba

Rosa Centifolia

Rosa Richardii (foto sotto)








Sono tutte rose botaniche o comunque ibridi di botaniche. Infatti parliamo del 1699, un’epoca in cui in Europa non si conosceva ancora l’arte dell’ibridazione ad opera dell’uomo per ottenere nuove specie. Si conoscevano, invece, da molti secoli, i metodi di propagazione, e cioè tramite talea o tramite divisione delle ceppaie.

Gli statunitensi, ancora oggi, sono grandi amanti delle rose, tanto che nel 1981 l’allora presidente Ronald Reagan la proclamò ufficialmente Fiore Nazionale in una grande e sentita cerimonia. Questa passione per le rose deriva sicuramente dal fatto che per molti, la rosa che ci si portava nella nuova nazione, era un pezzetto della casa che si lasciava al di là dell’oceano.

Oggigiorno si stanno rivalorizzando i giardini più antichi giunti fino a noi. Uno di questi è il giardino di Wyck, di proprietà della famiglia Haines. Wyck è una delle case più antiche di Philadelphia, risale al 1690. Il suo giardino invece risale, per come è stato progettato, al 1820, ed è rimasto al suo stato originario quanto a disposizione. Molte varietà di rose che si credevano perdute sono invece state ritrovate proprio nel giardino di Wyck. Si tratta naturalmente di rose antiche o botaniche. In questo giardino si parte ai primi di maggio con la fioritura della Rosa Spinosissima, che è una specie botanica, e si finisce in ottobre con la fioritura della Rosa Moschata, di cui vi ho parlato nella scorsa puntata (e vedete le foto).









La rosa più antica presente nel giardino di Wyck è la rosa Alba Semiplena. Questa varietà infatti risale a prima del 1629 e si pensa che sia la rosa bianca della casata degli York durante la guerra delle due rose in inghilterra. Si tratta di una rosa estremamente profumata, che in autunno si carica di una gran quantità di cinorrodi. Un'altra rosa molto antica è la Pink Leda, una rosa damascena sicuramente portata dai pionieri (foto sotto).















La rosa invece più utile nel giardino di Wyck è la rosa Gallica Officinalis, conosciuta anche come "Rosa del Farmacista". La famiglia Haines quasi sicuramente ne utilizzava i petali per fare il tè, ma anche per creare rimedi per le malattie dello stomaco, per il mal di gola, eruzioni cutanee e problemi agli occhi. Un'altra rosa coltivata a Wyck è la rosa Celsiana (chiamata anche "Germantown Rose"), i cui petali rosa brillante venivano mischiati al tabacco per pipa. Germantown (letteralmente: "città tedesca") è un'area a nord-ovest di Filadelfia negli Stati Uniti. Fondata da famiglie di quaccheri mennoniti tedeschi nel 1683 come paese indipendente, fu assorbita nel 1854 dalla città di Filadelfia.









La ricerca a caccia delle rose portate dai pionieri ci porta ora nel Far West, alla fine del così detto ‘Oregon Trail‘, la pista dell’Oregon che tra il 1841 e il 1869 fu la via privilegiata per le carovane di pionieri che si trasferivano verso Ovest alla ricerca dell’oro e di una vita migliore.

I pionieri, uomini e donne coraggiosi che intraprendevano lunghi viaggi in territori per lo più sconosciuti, partivano con il sogno di potere presto costruire una nuova casa e, intorno ad essa, un nuovo giardino. Tra i pochi bagagli che il piccolo carro consentiva di portare con sé, c’erano sempre semi: piccole speranze di prosperità che venivano custodite con cura. Molte sono le storie di donne, soprattutto, che portavano anche fiori e rose, spesso custodite all’interno di una patata per garantirne la sopravvivenza grazie al rilascio di sostanze nutritive e umidità. Dopo la costruzione della nuova dimora, le rose venivano piantate vicino alla porta e alle finestre, per poter godere della loro bellezza e del loro profumo il più possibile. Anche se la maggior parte delle abitazioni costruite dagli uomini e dalle donne della frontiera sono ormai scomparse, la presenza di rose antiche su terreni abbandonati indica che quelli, con ogni probabilità, erano i poderi conquistati con sacrificio da una di queste coraggiose famiglie ed è in queste aree dismesse che i rose rustlers, i cacciatori di rose, vanno in missione per ritrovare le varietà portate ad Ovest dai pionieri.

E ci sono giunte anche alcune storie di questi pionieri.

Siamo nel 1852 sull’Oregon Trail.

Il colera ha reclamato un’altra vittima. Immergendo dolcemente i fini capelli nell’acqua di un ruscello, una madre sta battezzando la figlioletta prima di seppellirla. Un ragazzino di 4 anni, il fratello, osserva attentamente la scena e infine chiede: madre, perché stai mettendo dell’acqua sulla sorellina? Serenamente la madre risponde: la sto preparando per darla a Dio per un angelo. Al mattino, i carri della carovana ripartono lasciandosi dietro un’altra piccola tomba. Alcuni mesi dopo, giunti finalmente nella nuova terra, la madre sta piantando una piccolissima pianta di rosa portata da casa, il suo pezzettino di speranza e bellezza custodito gelosamente. La madre annaffia la piantina e al vederla il figlio le chiede: mamma, darai anche quella rosa a Dio per un angelo?

Quella rosa era la Rosa Mundi (foto sotto).











Elizabeth Matheny Hewitt, di Yamhill County, Oregon, portò a ovest una semplice rosa rosa (la Sweetbriar, foto sotto) molto simile alla nostra rosa selvatica nativa. Questa rosa tenne così bene che uno degli uomini di famiglia si lamentò tranquillamente, mentre lo strappava da un campo, "Vorrei che Elizabeth non l'avesse fatto". Ironia della sorte, quando la famiglia ha individuato la tomba di questo gentiluomo molti anni dopo, era stata ricoperta dalla rosa Sweetbriar di Elisabeth.








Rose e cimiteri vanno insieme. I primi coloni ritenevano che "il meglio che abbiamo deve essere per i nostri morti". Molte rose antiche sono sopravvissute grazie all'incuria benigna nei cimiteri dei pionieri.

La famiglia Hunsaker era stata una delle prime famiglie ad emigrare. Si erano trovati così bene che hanno scritto a casa per incoraggiare il resto dei famigliari a venire a ovest. Nel 1852, il resto degli Hunsaker, inclusa la loro figlia Josephine, arrivò a Oregon City. Essendo cattolici, mandarono Josephine in un collegio gestito da suore vicino a Fort Vancouver, appena a nord di Portland.

Quando tornò a casa all'inizio dell'inverno, Josephine e l'intera famiglia contrassero la febbre di montagna o il tifo. Il dottor John McLoughlin, responsabile di tutti gli insediamenti del nord-ovest, venne a fornire la sua assistenza personale. Portò con sé un regalo speciale per Josephine: un ramo di una rosa dal suo giardino di Fort Vancouver.

Sperava che l'avrebbe rallegrata, ma lei e suo fratello Horton morirono in primavera. La loro madre addolorata piantò la rosa dietro le loro tombe dove fiorisce ancora.

Purtroppo la storia di questa rosa è andata perduta per anni. Falciata anno dopo anno, era quasi scomparsa quando Nancy Wilson, la curatrice della McLoughlin House (foto sotto), scoprì la storia e salvò la rosa nel Lone Fir Cemetery di Portland. La rosa di Josephine è un damascena autunnale rosa brillante, autunnale significa che fiorisce due volte l'anno.



lunedì 25 agosto 2025

LA STORIA DELLA ROSA MOCENIGA



(foto dalla mia
pagina dedicata alla rosa Moceniga)

Da qualche anno in qua la rosa cinese Moceniga ha goduto di una aumentata popolarità. La sua storia è briosamente raccontata da Andrea di Robilant nel suo libro "Sulle tracce di una rosa perduta". (In questo post riporto parti del libro).

Quando io sono venuta a conoscenza dell'esistenza della Moceniga, questo libro era fuori catalogo, ma sono riuscita comunque a farmi un'idea abbastanza precisa della storia di questa rosa tramite internet. Una volta venuta in possesso di una talea di Moceniga, ho potuto a mia volta duplicarla e ne ho regalato un esemplare ad una cara amica che per riconoscenza mi ha regalato il libro di Robilant, che nel frattempo era stato ristampato.

E ora, libro alla mano, sono in grado di raccontare con maggior precisione la storia della rosa Moceniga.

Tutto ha inizio ad Alvisopoli (VE), un paese "inventato" alla fine del Settecento dal nobile Alvise Mocenigo.










Alvise aveva bonificato una vasta zona di terre paludose appartenenti alla sua famiglia, costruendovi successivamente una comunità agricola e manifatturiera modello, praticamente autosufficiente: case per i contadini, una struttura sanitaria, una scuola e un istituto tecnico d'avanguardia. E come ciliegina sulla torta, a questo paese volle dare il suo nome: Alvisopoli appunto. Durante il periodo napoleonico il paese vide il momento di maggior fioritura, anche se dopo la morte di Alvise pian piano il progetto sfiorì e Alvisopoli divenne un'azienda agricola come tante. Successivamente la famiglia non potè più farsene carico, la terra fu venduta e il paese fu lasciato a se stesso. Solo verso la metà degli anni Ottanta l'ATER di Venezia decise di convertire la villa e gli annessi in case popolari. In una di queste abita Benito Dalla Via con la moglie Giuditta, dalla quale ho acquistato la talea di Moceniga.

Alvise Mocenigo era il quadrisnonno di Andrea di Robilant, il quale, in un viaggio alla ricerca delle sue radici alvisopoliane, conobbe Benito e la rosa Moceniga.

Benito mostrò ad Andrea la rosa che era stata ritrovata nel bosco abbandonato della villa. Ce n'erano diversi arbusti, tutti in fiore nel momento in cui Andrea li vide. Nel libro la descrive così: "Presi in mano una rosa e la osservai attentamente. Aveva un diametro di cinque o sei centimetri. Era di un rosa argentato con leggere venature. I petali, molto chiari al centro, diventavano sempre più colorati verso le estremità, e si staccavano e cadevano al suolo appena li toccavi. Il profumo era forte e molto fruttato. Faceva pensare all'odore di lapone e pesca".

La domanda era: come era finita ad Alvisopoli quella rosa?

Tramite ricerche negli archivi di famiglia, Andrea di Robilant ricostruisce la storia.

La moglie di Alvise Mocenigo, Lucia chiamata da tutti Lucietta, nel 1813 era andata a vivere a Parigi per stare vicina al figlio, Alvisetto, che frequentava un liceo parigino (Napoleone pretendeva che le personalità di spicco nei suoi domini europei mandasero i loro figli maschi a studiare in Francia).











Lucietta (ritratto sopra) conosceva Joséphine, allora già ex-imperatrice, che dopo il divorzio abitava nel castello della Malmaison. Lucietta e Joséphine si erano conosciute nel 1797 a Venezia poco dopo la caduta della Repubblica e l'arrivo dei francesi.

Lucietta si recava spesso alla Malmaison. Joséphine era un'appassionata di piante di ogni genere, per cui il parco e le serre erano piene di specie esotiche, tra cui eriche, piante grasse e pelargonie. Ma la vera passione di Joséphine erano le rose, per le quali aveva sviluppato una vera e propria ossessione. Joséphine aveva mezzi illimitati a disposizione ed era capace di tutto pur di procurarsi una rosa rara che ancora non possedeva. 

Il suo fornitore principale era André Dupont (ne ho parlato qui), ma ordinava rose anche all'estero. Joséphine era particolarmente ansiosa di mettere le mani sulle favolose rose che dalla Cina arrivavano in Inghilterra passando da Calcutta, dove le piante venivano fatte riposare in grandi vivai della British East India Company prima di affrontare il lungo viaggio verso l'Europa. Gli inglesi avevano il monopolio dell'importazione di piante dalla Cina, mentre i francesi ne erano stati esclusi causa la bancarotta della Compagnie des Indes. Ciò non impediva a Joséphine di ottenere ciò che desiderava, infatti ottenne vari nullaosta per ricevere piante e semi dall'Inghilterra anche durante il blocco continentale voluto da Napoleone.

Lucietta non aveva lo spirito della collezionista, ma in compagnia di Joséphine sviluppò un interesse per la botanica che non aveva mai mostrato. Fu presentata a René Desfontaines, decano della cattedra di botanica al Jardin des Plantes, e frequentò le sue lezioni. Il capogiardiniere André Thouin le impartiva inoltre lezioni private su come mettere le piante a dimora, sulla preparazione di fertilizzanti  naturali e sulle tecniche di potatura. Da Monsieur Dupont invece, Lucietta imparò l'arte dell'innesto. Spesso poi Lucietta si fermava al vivaio di Louis Noisette in rue du Faubourg-Saint-Jacques. Era lo stesso Noisette che qualche anno dopo avrebbe dato vita, con il fratello Philippe, ad un'intera famiglia di rose che portano il loro cognome (vedi il mio post dedicato).

Nella primavera del 1814 l'impero di Napoleone crollò e Alessandro I di Russia occupò Parigi alla testa delle forze alleate. A questo punto non c'era più alcun motivo di tenere Alvisetto in un liceo francese, per cui alla fine di agosto del 1814 Lucietta lasciò Parigi portando con sè una ricchissima collezione che includeva semi, talee e piccole piante di rose, fornite anche da Noisette. La Moceniga era quasi certamente una di quelle che Lucietta riportò da Parigi.

Ma torniamo ai nostri giorni.

La tenuta dei Mocenigo andò in rovina e la villa fu convertita in case popolari. Negli anni Ottanta un giovane studente di scienze forestali dell'Università di Padova, Ivo Simonella (sotto: foto recente), si interessò al bosco di Alvisopoli incuriosito dalla ricchezza e varietà di piante. Scrisse la sua tesi di laurea proprio sugli alberi del parco di Alvisopoli, e convinse il direttore dell'ATER che valeva la pena spendere qualche soldo per sfoltire il bosco e ripulire i canali: il WWF della zona accettò di gestire il parco e di farne uno spazio pubblico. Ciò durò per qualche anno, finchè i fondi si prosciugarono e il WWF fu costretto a rinunciare al progetto. Simonella racconta: "Successe tutto piuttosto in fretta. Un giorno chiusi a chiave il cancello che portava al bosco e me ne andai. Lasciai le chiavi a Benito; avendo lavorato tutta la vita come portiere d'albergo, avrebbe certo saputo cosa farne".











Ma durante il periodo in cui si occupò del bosco, Simonella conobbe un architetto paesaggista della zona di nome Paolo De Rocco. De Rocco aveva il pallino delle rose antiche e fu lui a segnalare a Simonella la presenza della rosa Moceniga.

Osservando la forma del fiore e il portamento dell'arbusto, De Rocco aveva concluso che doveva trattarsi di una rosa cinese di una certa importanza. La associò subito alla "Old Blush", rosa cinese presente in Europa a partire dal 1793, originariamente con il nome di "Parson's Pink China". Oggi la Old Blush è comune in tutto il mondo, ed è molto prolifica in Veneto e Fiuli. 

A prima vista la Moceniga e la Old Blush sembrano uguali: i fiori hanno lo stesso colore, la forma dell'arbusto e il portamento sono anch'essi simili. Le foglie sono di un identico verde, le spine rade e opache. Ma osservandole da vicino, De Rocco notò delle differenze: la Moceniga aveva meno petali, e la forma del fiore era più slabbrata. Le foglie erano più ruvide al tatto, più opache. E poi il profumo: blando quello della Old Blush, intenso e fruttato quello della Moceniga.

De Rocco non giunse mai ad una soluzione sulla questione dell'identità della Moceniga, in quanto purtroppo morì prima. Ma Andrea di Robilant venne a conoscenza delle sue ricerche, e decise di far esaminare le due rose (Old Blush e Moceniga) in laboratorio. Si rivolse a Stefano Mancuso, professore di scienze botaniche all'Università di Firenze, il quale propose un esame con il metodo ANN (Artificial Neural Network), in questo caso più efficace e risolutivo dell'esame del dna. Per l'esame servivano le foglie di entrambe le piante, per sottoporle ad un esame comparativo che teneva conto di diciotto parametri morfologici (area, perimetro, rotondità, compattezza, lunghezza assiale, pigmentazione ecc.). Le foglie sarebbero state scannerizzate e i dati analizzati attraverso complicati logaritmi.

Dopo una settimana, arrivò la risposta di Mancuso: "Ti confermo che le due rose sono diverse. Se una delle rose è una Old Blush, allora l'altra certamente non lo è. Di più non posso dirti". Mancuso aveva visto giusto.

A questo punto si era scoperto "cosa non era" la Moceniga. Ma ulteriori ricerche non hanno portato alla scoperta del nome originale della rosa che Lucietta portò a casa da Parigi, probabilmente dal vivaio di Noisette. Purtroppo Noisette aveva la cattiva abitudine di annotare il nome delle sue rose senza aggiungerne le caratteristiche. I suoi cataloghi esistono ancora, ma non è possibile rintracciare una rosa particolare fra le migliaia di nomi dei suoi elenchi.

Alla fine di Robilant decise di registrare il nome della Moceniga. Scrisse a Marily Williams, copresidente dell'American Rose Society, l'organizzazione che gestisce il registro ufficiale delle rose per conto dell'International Cultivar Registration Authority (ICRA). La sua prima risposta fu però negativa:

"La rosa rientra nella categoria che noi chiamiamo rose «ritrovate». Queste rose non possono essere registrate ufficialmente perchè, anche se lei non è finora riuscito a identificarla, non possiamo escludere che non ci siano da qualche parte documenti che permettano di farlo".

In seguito, aggiornata sulle ulteriori ricerche di Robilant, la signora Williams scrisse finalmente così:

"Caro Andrea, mi sembra di capire che lei abbia fatto delle serie ricerche, senza tuttavia arrivare a un buon esito per quanto riguarda l'identificazione della sua rosa. In tali circostanze non dovremmo procedere alla registrazione di tale rosa, ma ritengo che il suo caso sia insolito. Per cui ho deciso di appoggiare la registrazione del suo cultivar."

Il nome registrato è "Moceniga" (non Rosa Moceniga, in quanto il nome di un cultivar non può includere il nome del genere, in questo caso Rosa).

Sono fortunata ad avere questa rosa nel mio roseto: la considero la regina del mio giardino, in quanto è la prima a fiorire (già a marzo) e questa prima fioritura è molto prolungata, spettacolare. Ed è pure l'ultima a fiorire, fino a novembre.














Posso testimoniare che si riproduce facilmente tramite talea, infatti ne ho diverse piante pronte se qualcuno decide di volerla.

mercoledì 9 luglio 2025

L'IMPERATRICE E IL POSTINO

Sebbene oggi non se ne parli molto, André Dupont (1742-1817) è un personaggio importante nella storia delle rose. È noto soprattutto per aver venduto rose all'imperatrice Giuseppina.

Gli inizi della carriera di Dupont furono al servizio dell'aristocrazia. Era il maggiordomo capo del Palazzo del Lussemburgo (foto sotto), e si prendeva cura del fratello di Re Luigi XVI. 










Nel XVIII secolo, questa professione presentava un evidente svantaggio: i datori di lavoro venivano decapitati. Ma anche prima della Rivoluzione francese del 1789, servire l'aristocrazia comportava notevoli svantaggi. Erano forse le persone più ricche di Francia, ma potevano impiegare un anno per pagare il personale.

Palazzo del Lussemburgo, Parigi

Dupont era un uomo intelligente. Nel 1780 intraprese un'attività parallela, lavorando alle Poste. Ben presto ottenne una promozione a una posizione di alto livello che gli garantiva un utile vantaggio: la spedizione gratuita. Si potrebbe pensare che non avesse tempo per un orto, ma nel 1785 affittò un appezzamento di terreno vicino al Palazzo per coltivare una nascente passione per il giardinaggio. Durante la Rivoluzione, si dedicò alla cura del giardino, sviluppando un particolare interesse per le rose.

Nel 1796 Dupont decise di fondare un'école de rose, una collezione di tutti gli esemplari conosciuti. Iniziò a sfruttare al meglio le spese di spedizione gratuite, scambiando rose con altri collezionisti e vivaisti nei Paesi Bassi, in Inghilterra e in Italia. La "Belle Sultane" potrebbe essere originaria dei Paesi Bassi e potrebbe essere stata introdotta e resa popolare da lui in questo periodo. (Trovate la storia della rosa "Belle Sultane" in questo post).

Ma iniziò anche a coltivare rose dai semi, creando i suoi semenzali. Questi semi venivano impollinati incrociandosi tramite il vento e gli insetti.

Ibridazione precoce delle rose

La riproduzione sessuata nelle piante era stata riconosciuta fin dalla fine del XVII secolo. Il medico inglese Nehemiah Grew propose per primo una teoria sessuata della riproduzione delle piante nel 1684. Si sa che gli esperimenti di Thomas Fairchild sull'incrocio tra il garofano selvatico e il garofano furono condotti già nel 1717, e Philip Miller descrisse l'impollinazione degli insetti tramite osservazioni sui tulipani prima del 1721. 

Numerosi autori del XX secolo hanno affermato che Dupont fu uno dei primi esponenti dell'arte dell'impollinazione selettiva delle rose a mano. Il suo recente biografo, Vincent Derkenne, esita ad andare così oltre.

Afferma: "A quel tempo i botanici erano interessati solo alle varietà naturali, le rose specifiche. Per loro i fiori erano oggetto di studio e classificazione scientifica. Per Dupont erano anche oggetto di piacere estetico. Fu un pioniere che applicò un approccio scientifico all'ibridazione delle rose, intenzionalmente per il piacere dei proprietari di giardini.

Non sappiamo se praticasse l'impollinazione manuale, ma possiamo affermare con certezza che Dupont seminò semi di rosa e mostrò un particolare interesse per mutazioni e anomalie, correggendone alcune tramite innesto su radici di rosa canina e poi disseminandole. Si guadagnò il rispetto dei colleghi naturalisti del periodo illuminista.

L'imperatrice Giuseppina

Alla fine del XVIII secolo, André Dupont e la sua collezione di rose erano diventati famosi. Così, nel 1799, quando Napoleone e l'imperatrice Giuseppina si trasferirono al Palazzo del Lussemburgo per tre mesi, lei andò senza dubbio a trovarlo. E così ebbe inizio un rapporto molto speciale.

Più tardi, quello stesso anno, mentre suo marito stava tentando di conquistare l'Egitto, andò alla ricerca di una casa e acquistò un castello alla periferia di Parigi, chiamato Malmaison. Giuseppina spese una fortuna per la proprietà (con grande disappunto di Napoleone) e un'altra per ristrutturarla e costruire la sua collezione di piante.









Al ministro degli Esteri di Napoleone, Talleyrand, fu chiesto una volta se Giuseppina avesse intelligenza. Si dice che abbia risposto: "Nessuno ha mai fatto altrettanto brillantemente senza". Crudele e ingiusto. La sua passione per la botanica e la collezione di piante che aveva allestito alla Malmaison testimoniano meglio il suo intelletto.

Aveva delle serre impressionanti alla Malmaison e si divertiva a portare con sé le sue povere dame di compagnia e i cortigiani, introducendoli – o reintroducendoli all’infinito – alle rarità che contenevano.

“Quando il tempo era bello, le serre venivano ispezionate; si faceva la stessa passeggiata ogni giorno; durante il tragitto si parlava degli stessi argomenti; la conversazione generalmente verteva sulla botanica... la sua meravigliosa memoria, che le permetteva di nominare ogni pianta; in breve, le stesse frasi venivano generalmente ripetute più e più volte, e altre circostanze erano, allo stesso tempo, ben calcolate per rendere quelle passeggiate estremamente noiose e faticose.” (Georgette Ducrest, Memorie dell'imperatrice Giuseppina, 1829)

Le rose di Giuseppina

L'interesse di Giuseppina per le piante era molto vasto, ma è soprattutto nota per le sue rose. Nata Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, fino al suo matrimonio con Napoleone era generalmente conosciuta come "Rosa". Dupont divenne un importante fornitore per lei. Vincent stima che ne acquistò da lui fino a 1500 per la tenuta della Malmaison (anche se i conti mostrano che - indovinate un po'? - ci avrebbe messo almeno un anno per pagare). Forse non possedeva la collezione di rose più completa di Francia, ma era comunque significativa. Nota particolare: il rispettato studioso francese François Joyaux afferma che tutte le sue rose erano coltivate in vaso. Alcune venivano esposte nel parco quando erano in fiore, ma non c'è mai stato un roseto...

Dupont non era il suo unico fornitore. È noto che durante le guerre napoleoniche la Royal Navy bloccò i porti francesi, ma alle navi fu permesso di passare per consegnare rose e altre piante del vivaio Lee & Kennedy di Londra all'Empress for Malmaison. Basti pensare che non riuscì a pagare tutti i suoi conti.

Nel 1803 Giuseppina assunse un talentuoso artista belga per dipingere le sue piante. Il suo nome era Pierre Joseph Redouté. Iniziò a dipingere le rose di Malmaison nel 1813. L'anno successivo Giuseppina morì di polmonite. Redouté continuò a dipingere e produsse tre volumi di incisioni colorate a mano tra il 1817 e il 1824: più di 250 rose.

Tempi duri

L'anno della morte di Giuseppina fu difficile per Dupont anche sotto altri aspetti. A 72 anni, fu costretto a ritirarsi dall'ufficio postale. Scambiò un gruppo della sua école di 537 rose diverse con una piccola pensione statale. Ogni rosa era su radici proprie e raddoppiata con un esemplare innestato su radici di rosa canina. Piantata al Palais du Luxembourg, sotto la cura del suo direttore Julien-Alexandre Hardy (marito di Madame Hardy, da cui la famosa rosa prende il nome), divenne il fondamento di quella che all'epoca era la più grande collezione di rose d'Europa. Si ritiene che una seconda école sia stata in seguito venduta a Louis Claude Noisette per la sua vasta collezione di rose.

Tre anni dopo, Dupont morì. Derkenne riassume così la sua vita: "André Dupont fu il grande precursore dell'importante periodo di ibridazione delle rose che seguì in Francia. Fu un giardiniere sperimentale e un pioniere; collezionò e distribuì rose, le propagò per seme e contribuì a diffondere le rose come piante ornamentali da giardino, ispirando e aiutando altri ibridatori e appassionati in tutta Europa".

venerdì 13 giugno 2025

IL SALVATORE DI ROSE SALVATO DALLE ROSE

Ultimamente mi sto interessando a storie vere di rosaisti da ogni parte del globo, che nella loro vita hanno contribuito a rendere il mondo delle rose così ricco come lo conosciamo.

Nuova Zelanda: controlli di biosicurezza rendono l'importazione di piante nel paese costosa e difficile, quindi sostituire le rose storiche quando muoiono e quando i vivai smettono di coltivarle è diventato quasi impossibile.

Fu in questo contesto che l'insegnante di storia Murray Radka decise di agire quando si accorse che il ricco patrimonio di rose antiche del suo Paese rischiava di scomparire. 









Nel corso della sua vita, Radka ha creato un santuario per 2.000 rose antiche nel suo giardino di 4 ettari a Brandy Hill, ad Alexandra, nell'Otago. Ha attraversato il paese in lungo e in largo, visitando vecchi cimiteri e scavando nei siti delle antiche case dei minatori d'oro. Una volta è stato persino trasportato in elicottero in un insediamento di boscaioli abbandonato per rubare delle talee.

Murray Radka, insegnante di storia di formazione, e la moglie Noeleen acquistarono Brandy Hill nel 1974. Un giorno, tornando a casa dopo un'estenuante seduta di terapia con un'alunna scampata al suicidio, Murray aveva bisogno di un po' di tempo per sé. Entrò in una libreria e prese una copia di "My World of Old Roses" del neozelandese Trevor Griffiths, un esperto di rose.  "Non sapevo chi fosse e non sapevo nulla di rose antiche", racconta. "Aprii il libro a una pagina che raffigurava la rosa damascena 'Botzaris' e rimasi semplicemente sbalordito dalla sua bellezza".










Venne a conoscenza del giardino di Trevor  Griffiths a Timaru, sulla costa orientale, e decise con la moglie Noeleen di trascorrere in quel luogo una vacanza in campeggio.  Murray rimase folgorato da ciò che vide a Timaru. Lui e Trevor diventarono amici. Murray iniziò a comprare rose antiche: "Solo rose antiche", insiste. "Quelle nuove non mi sembrano adatte". Decise di acquistare prima tutte le Galliche che riuscì a trovare. In breve tempo seguirono le Alba e le Muscose. E poi  tutte  le rose antiche ancora disponibili. Altri stavano riducendo le loro collezioni di rose antiche, mentre lui stava costruendo la sua. Il personale di giardini botanici e parchi stava sostituendo le affascinanti rose antiche con rose moderne (forse) più sane e rifiorenti, così i vivai smisero di coltivare le rose antiche.

Il recupero delle rose iniziò nei primi anni '80. Tramite amici, venne a conoscenza delle antiche rose dei coloni che si trovavano in tutta la provincia e che stavano scomparendo a causa dello sviluppo edilizio. Per Murray non si trattava solo di collezionare rose, ma anche di conoscere le storie che le accompagnavano. Una storia che gli piace in particolare è quella di Jane McKnight. Nel 1870 affrontò il viaggio di 80 giorni dalla Scozia alla Nuova Zelanda. Portava con sé, insieme ai suoi tre figli, di sei, quattro e due anni, alcuni vestiti e due talee di Rosa hemisphaerica gialla 'Flore Pleno' e di Rosa rampicante bianca 'Félicité et Perpétue'.

Stava raggiungendo suo marito, James, che era arrivato prima di loro e aveva costruito una piccola casa in pietra per loro. Jane e James crebbero altri nove figli in quella capanna di due stanze. Dalla sua porta poteva osservare non solo la loro crescita, ma anche le sue rose. Ogni fiore portava nel suo profumo preziosi ricordi di una casa lontana e dei propri cari rimasti indietro. 

Con il passare degli anni, Murray vide la sua famiglia crescere: quattro figli, Brian, Craig, Glenn e Grant. Anche la sua famiglia di rose adottive si espanse. Smise di contare, sperando che Noeleen non se ne accorgesse, mentre anno dopo anno sempre più rose sopravvissute trovavano rifugio sui pendii erbosi, tra gli alberi di Brandy Hill. Per monitorarle e registrarle meglio, iniziò a coltivare le sue rose in gruppi, in base alla loro classificazione. Si accorse ben presto che non era proponibile tagliare continuamente l'erba che cresceva attorno ad esse, e trattarle sempre con i fungicidi; provò con il diserbante e anticrittogamici, ma le rose non prosperavano. Allora decise di lasciarle crescere a prato, senza trattamenti, e le rose prosperarono.











La Tragedia bussò alla porta della famiglia di Murray l'11 novembre  2000. Il figlio Craig era morto in un incidente d'auto.  "Da quel momento, la nostra vita cambiò per sempre. Craig amava Brandy Hill tanto quanto me. Lo riportammo a casa e celebrammo un funerale come nessun altro ad Alexandra. Ero arrabbiato. Il mondo mi sembrava nero e brutto. Sarei stato felice di morire lì, in quel preciso istante. Ma non potevo fare questo alla mia famiglia.

Dovevo ritrovare la bellezza nella mia vita. L'ho trovata in giardino. Salvare e propagare le rose, vedere le radici di una talea spuntare e poi la fioritura: è lì che ho ritrovato la gioia. La gente dice: <<Murray, hai salvato le rose>>. Ma no, sono state loro a salvare me".









Oggi purtroppo Murray non sta bene, è stato stato operato per un tumore all'intestino, ha una malattia polmonare e un aneurisma alla base del cervello. Ma lui è ancora lì, nel suo giardino dove ha salvato tante rose antiche, a ricevere i visitatori.

C'è la robusta Gallica rosa che aveva scoperto tra le erbacce ai margini del cimitero di Gimmerburn; la delicata rosa bianca trovata in un giardino abbandonato di un antico sito sacro Māori; e i petali color ciliegia intenso e arruffati della rosa misteriosa avvistata da un pilota locale e recuperata da un cottage abbandonato vicino al fiume Manuherekia. Molte di queste rose non sono identificabili. Potrebbero essere uniche al mondo.

La bellezza che ha ispirato Murray a combattere il dolore è lì. Ma poche rose hanno ancora le loro etichette, e molte sembrano fragili come Murray stesso. 

"Sento che le mie rose sono state trascurate. Sono stato distratto dal tentativo di salvare le sventurate altrove e, più di recente, dalla mia salute. Ora devo dedicare il mio tempo ad assicurarmi di farle ricrescere e di propagare tutto ciò che sembra vulnerabile."

Ha iniziato un programma di lavoro di 18 mesi su sentieri e strutture di sostegno. Gli amici lo stanno aiutando a fotografare, rietichettare e catalogare ogni pianta. E un giovane e appassionato propagatore che ha rilevato un vivaio di rose si è offerto di far germogliare le rose per lui.










È un lavoro importante. Questa è ormai una collezione significativa a livello nazionale, forse internazionale. Il suo valore è sottolineato dal fatto che Murray è stato contattato dal Consiglio di Timaru per contribuire al restauro di 200 rose perdute nel giardino del defunto Trevor Griffiths, il coltivatore di rose che per primo ha acceso la sua passione.

I figli di Murray hanno promesso di fare il possibile per salvare Brandy Hill a lungo termine, ma hanno vite frenetiche e necessità finanziarie diverse. È la stessa sfida che affrontano molte collezioni storiche: come sopravvivere dopo la scomparsa del loro primo curatore? Queste rose hanno dimostrato una straordinaria resilienza nel corso degli anni, proprio come l'uomo che le ha salvate. Gli amanti delle rose antiche di tutto il mondo sperano che Murray possa trovare il tempo e i mezzi necessari per garantire la loro sopravvivenza anche senza di lui.

lunedì 9 giugno 2025

L'AGENTE DELLA ROSA: UNA STORIA VERA

La vera storia di un uomo carismatico, senza il quale le grandi aziende di rose Meilland e Kordes non sarebbero sopravvissute alla seconda guerra mondiale.








Durante la Seconda Guerra Mondiale, i vivai di rose in tutta Europa furono sradicati per far posto a ortaggi e altre colture. Nel doloroso periodo successivo alla guerra, diverse delle famiglie di coltivatori di rose di maggior successo in Europa dovettero la loro sopravvivenza e ripresa al rapporto con i due più grandi vivai di rose americani e, forse, al lavoro di un uomo straordinario: l'agente di rose Jean Henri Nicolas.

Nicolas era un francese che divenne noto come ibridatore a pieno titolo. A lui si attribuisce l'introduzione del termine "Floribunda". Ma la sua maggiore influenza fu probabilmente quella di agente internazionale. Durante gli anni '20 e '30 viaggiò regolarmente in Europa, individuando ibridatori di talento le cui rose i suoi datori di lavoro potevano commercializzare negli Stati Uniti.

Nato nel 1875 a Roubaix, vicino a Lille, il centro tessile della Francia settentrionale, Nicolas era figlio di un produttore di cotone amante delle rose. Il solo roseto del padre copriva un acro e mezzo. Nicolas conseguì lauree in lettere e scienze a Roubaix e alla famosa università parigina, la Sorbona. (In seguito gli fu conferita la laurea honoris causa in Scienze Naturali.)

AMORE E ROSE

Il suo primo incontro con gli Stati Uniti avvenne come agente che acquistava cotone grezzo per le filande del padre, ma lì si innamorò e si sposò. Ottenne la benedizione del suocero con la promessa di diventare cittadino americano e di trasferirsi negli Stati Uniti.

A poco a poco, la sua passione per la coltivazione delle rose e la sperimentazione con quelle importate dalla Francia divenne fortissima. Dopo la Prima Guerra Mondiale e la morte del padre, decise di abbandonare l'industria tessile e diventare un rosaista professionista.











Sua figlia, Lucy Tappan Nicolas, ha raccontato che la carriera del padre decollò nel 1924, quando Robert Pyle, direttore del vivaio Conard Pyle a West Grove, Pennsylvania (e all'epoca presidente dell'American Rose Society), andò a Indianapolis per incontrarlo.

AGENTE DI ROSE

Pyle non rimase deluso dalla sua visita. Lucy scrisse in seguito: "Con suo grande stupore, [Pyle] trovò la cantina del Dr. Nicolas divisa in quattro angoli. In un angolo produceva vino con l'uva che coltivava; in un secondo angolo coltivava funghi; nel terzo produceva birra; e nel quarto angolo c'erano le rose. Il signor Pyle ne fu incuriosito e gli offrì un posto nella sua azienda".

Per i successivi sei anni Nicolas lavorò per l'azienda Conard Pyle, attraversando l'Europa in lungo e in largo alla ricerca di rose meravigliose.

BREVETTI VEGETALI

Era l'uomo giusto al momento giusto. Nel maggio del 1930, Herbert Hoover firmò il Plant Patent Act statunitense , che conferiva al titolare del brevetto diritti esclusivi per 17 anni.

Sebbene ci volessero circa 30 anni prima che una legislazione simile venisse elaborata in Europa, ciò significava che i coltivatori che vendevano le loro rose negli Stati Uniti potevano aspettarsi una commissione. E l'agente di rose Nicolas era l'uomo giusto per aiutarli a trarne il massimo vantaggio.

Nel 1930 entrò a far parte del vivaio rivale Jackson & Perkins a Newark, New York, dove diresse il Dipartimento di Ricerca. Lì creò numerose rose, tra cui la pluripremiata 'Eclipse' e la 'Dr. JH Nicolas', una varietà rampicante che oggi si trova occasionalmente nei giardini. Continuò tuttavia i suoi viaggi in Europa.

Nicolas scrisse molti articoli e guide sulla coltivazione delle rose, ma probabilmente la sua opera migliore fu il diario di viaggio A Rose Odyssey, pubblicato nel 1937. 

VIAGGI

In un aneddoto, racconta come incontrò il grande ibridatore spagnolo Pedro Dot. Era il 1925. Nicolas lavorava ancora per Conard Pyle e un giorno fece visita a JCN Forestier, l'uomo che aveva avviato le prime sperimentazioni di rose al mondo a Bagatelle. Forestier gli raccontò del suo giovane protetto, Pedro Dot, che aveva svolto un apprendistato a Bagatelle e ora stava ibridando vicino a Barcellona. (foto sotto: Dot e Nicolas nel giardino di Dot vicino a Barcellona)










Una delle sue piantine aveva vinto un attestato di merito nelle recenti prove (probabilmente l'ibrido di Tea rosa, 'Margarita Riera') e Forestier consigliò vivamente a Nicolas di incontrare Dot. Non perse tempo e partì. "Quella sera stessa ero sul treno per Barcellona", scrive Nicolas.

Arrivò alla stazione di frontiera spagnola di Port Boué alle quattro del mattino per scoprire che, contrariamente a quanto comunicato alla partenza, aveva bisogno di un visto sul passaporto. Il console spagnolo più vicino si trovava a Perpignan, a 80 chilometri da lui. Avendo perso l'ultimo treno per il ritorno, gli fu consigliato di raggiungere Perpignan in tempo utile il giorno dopo attraversando a piedi un tunnel ferroviario di cinque chilometri al buio per prendere una coincidenza dall'altra parte.

MISSIONE PERICOLOSA

Chiese aiuto a un "fannullone della stazione locale, una perfetta imitazione dei banditi dei romanzi da quattro soldi, che si offrì volontario per guidarmi attraverso il tunnel. Teneva una lanterna in una mano e una grossa mazza nell'altra, 'per colpire la rotaia', diceva, 'così non ci schianteremo contro il muro'... Un buco più nero non ho mai visto... Avevo due tasche piene di monete che tintinnavano a ogni passo e riecheggiavano in quel tunnel. Iniziai a rendermi conto di quale tentazione fossi, e ogni volta che la mazza della guida tardava a colpire la rotaia, ero sicuro che mi stesse colpendo la testa".

A un certo punto, mentre si appiattiscono contro il muro, ansiosi, un treno merci fumoso li attraversa. "Quando siamo usciti, la luce del sole non è mai apparsa più bella", scrisse. Ottenuto il visto, riprese il viaggio, con Dot che lo aspettava alla stazione. La Conard Pyle divenne rapidamente l'agente dello spagnolo, pagando una commissione per ogni rosa Dot venduta negli Stati Uniti – un accordo che preannunciava ciò che sarebbe successo con l'introduzione della legge sui brevetti.

KORDES E MEILLAND

Nicolas ingaggiò anche la famiglia Kordes in Germania, questa volta per il suo futuro datore di lavoro americano, Jackson & Perkins. Nicolas visitava ogni anno il vivaio Kordes a Sparrieshoop alla ricerca di rose che potessero prosperare negli Stati Uniti. (foto sotto: Nicolas e Willhelm Kordes II)









In "A Rose Odyssey" dimostra la forza dei suoi legami e la sua conoscenza in un passaggio profetico su Francis Meilland. Scrive prima di Antoine Meilland, elogiando i suoi campi di rose. Poi aggiunge: "Il figlio di Meilland, Francis, sta rapidamente emergendo. È un giovane energico e rigorosamente moderno di circa 25 anni, ha viaggiato molto e ha fatto un tour in America nella primavera del 1935, che fu una meraviglia di coraggio. Conoscendo pochissimo l'inglese, comprò un'auto a New York e si mise in viaggio, viaggiando da solo da una costa all'altra, dal Canada al Messico!

Un giovane con un tale spirito intrepido è destinato al successo! Francis ha iniziato a ibridare, cosa che suo padre non ha mai avuto il tempo di fare. Studioso dei recenti sviluppi della genetica e sotto la guida di Mallerin, oggi l'ibridatore più scientifico di Francia, Francis segue metodi moderni. In primo luogo, visualizza ciò che desidera; in secondo luogo, seleziona i genitori più adatti a produrre quell'idea; in terzo luogo, effettua i suoi incroci in grandi serie ('alla Ford'). Con questo sistema, che ora è seguito dalla maggior parte degli ibridatori di successo, l'obiettivo è più probabile e più rapidamente raggiunto che armeggiando con piccole dosi ogni anno. Ascolteremo Francis e gli prevedo un futuro brillante.

Il rispetto era reciproco. Francis Meilland scrisse di Nicolas: "Ognuno di noi cerca di imitare, consapevolmente o meno, gli uomini che più ammiriamo. Nel mio caso, l'"ideale" era il Dottor Nicolas".

Nonostante ciò, fu l'ex datore di lavoro di Nicolas, Robert Pyle, ad aggiudicarsi i diritti per la commercializzazione delle rose Meilland negli Stati Uniti. Pyle aveva visitato Mallerin in Francia nel 1932 ed era stato presentato all'entusiasta, seppur ancora inesperto, Meilland. Al termine dell'incontro, offrì al francese un contratto come suo distributore negli Stati Uniti. Subito dopo questa offerta ne arrivò un'altra da Nicolas di Jackson & Perkins, ma troppo tardi.

Di conseguenza, fu Pyle a dare il nome e a vendere la famosa rosa "Peace" di Meilland. Se Nicolas avesse ingaggiato Meilland per primo, Jackson & Perkins avrebbe forse commercializzato "Peace"? E avrebbero avuto la lungimiranza di darle un nome così astuto? Non lo sapremo mai.

SUCCESSI

Ciò che sappiamo è che Pyle lo brevettò rapidamente e, dopo la guerra, i proventi statunitensi derivanti da "Peace" si riversarono nelle casse della famiglia Meilland, fornendo loro le risorse necessarie per prosperare.

Una storia simile si verificò in Germania. Quando molti altri tedeschi erano passati al cavallo e alla carrozza, i fratelli Kordes, Guglielmo II e Hermann, riuscirono entrambi ad acquistare dei Maggiolini Volkswagen con gli assegni postbellici ricevuti da Jackson & Perkins. Gli americani avevano onorato l'accordo con i loro amici tedeschi e ripreso la collaborazione al termine delle ostilità.

Nicolas non vide nulla di tutto questo. Il 25 settembre 1937 morì d'infarto in un hotel di Albany, New York, durante una visita ai giardini di rose. Aveva solo 62 anni.

(dall'originale in lingua inglese sul sito storytellergarden.co.uk)