SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, LE ETICHETTE CON CUI RINTRACCIARE GLI ARGOMENTI NEL BLOG, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI

venerdì 8 maggio 2026

TALEE SEMPRE TALEE

E' un argomento che interessa moltissimo, quello dalla propagazione delle rose tramite talea.
Io personalmente ho tentato tantissimi metodi, con uno ho avuto buoni risultati, ma a quanto pare anche in questo caso ho avuto fortuna un anno e l'anno successivo no, e penso che ciò sia dovuto al fatto che i fattori e le variabili in gioco siano moltissime.
Se qui nel mio blog fate una ricerca (nella colonna in alto a destra c'è la possibilità di inserire la parola che interessa), vedrete che vi escono numerosi risultati sul tema "talee". (Scorrendo in basso sempre nella colonna a destra trovate anche l' "etichetta" talee e potete cliccare lì).

Oggi aggiungo un nuovo post, tratto dalla pagina Facebook di Giuseppe Ballarò, CEO GreenGo Garden e esperto in Agraria, Agroalimentare e Agroindustria – gestione del territorio.

















L'epoca in cui si preleva la talea determina il potenziale rizogeno del materiale vegetale, cioè la sua capacità intrinseca di formare radici. Quel potenziale non è costante durante l'anno. Varia con il ritmo stagionale della pianta madre, con la sua fase fisiologica, con la concentrazione di carboidrati e auxine nei tessuti.
Le rose si taleano meglio tra fine agosto e i primi di settembre, quando il ramo ha appena finito di fiorire e ha iniziato a lignificare dalla base, quel momento di transizione è breve e vale la pena coglierlo. Ramo di 15-20 cm, taglio netto sotto un nodo, foglie basali via, quelle apicali dimezzate. Non per estetica, per sopravvivenza: senza radici la pianta perde acqua solo attraverso le foglie, e non può permetterselo.
Substrato drenante, perlite pura o perlite e torba, mai terriccio universale che trattiene troppa acqua e fa marcire la base prima che si formi qualsiasi cosa. (A questo proposito devo riferire che Riccardo dell Museo Giardino della Rosa Antica di cui ho parlato qui, mi ha detto che lui fa talee esclusivamente con perlite).
Una cosa che i manuali italiani quasi mai riportano, tenere il substrato tra 18 e 22 gradi mentre la parte aerea resta più fresca accelera enormemente la radicazione. In vivaio ci sono i bancali riscaldati apposta. A casa un tappetino da semenzai sotto il vasetto fa la stessa cosa e costa pochissimo.
Le rose antiche partono quasi da sole. Gli ibridi moderni sono un'altra storia, capricciosi, lenti, a volte ci vogliono 24 mesi prima che siano davvero pronti. Ma quando ce la fanno, la soddisfazione è doppia.

E per quanto riguarda i radicanti in polvere?
Un dettaglio che i vivaisti sanno e quasi nessun manuale amatoriale menziona: prima di comprare il radicante in polvere, prova con l'acqua di salice. Taglia alcuni rametti giovani di salice, Salix alba o qualsiasi specie di salice che trovi vicino a un corso d'acqua, mettili in acqua per 24 ore e usa quell'acqua per bagnare le tue talee. Il salice è naturalmente ricchissimo di acido salicilico e di auxine endogene che passano nell'acqua durante il ammollo. Non è folklore, è chimica vegetale applicata. I risultati su talee semilegnose di aromatiche e arbusti mediterranei sono sorprendenti, e costa esattamente zero.

lunedì 4 maggio 2026

VISITA AL MUSEO GIARDINO DELLA ROSA ANTICA



Sabato 2 maggio 2026 ho fatto visita al Museo Giardino della Rosa Antica che si trova sulle colline vicino a Maranello, in provincia di Modena. Ne avevo sentito parlare da diverso tempo, e negli anni scorsi ho anche acquistato tre rose (non comuni) da loro: la rosa Alba Cannabifolia, la damascena Omar Khayyam, e la piccola centifolia Pompon de Bourgogne.

Complice una bellissima giornata di sole, la visita è stata una vera meraviglia.
Ci hanno accolto Riccardo e Simonetta, che vedete due foto sotto. Riccardo è l'esperto, Simonetta è la sua fedele sostenitrice. E' stato un piacere parlare di rose con Riccardo, la sua conoscenza delle specie selvatiche e antiche è veramente enciclopedica.

Nella foto vedete che Simonetta ha la mano su un libro, che io ho notato subito: si tratta di "Classic Roses" di Peter Beales, libro che ha costituito il manuale sul quale Riccardo ha costruito il suo Museo. Infatti, alla mia domanda "Dove ti sei procurato tutte queste rose, anche così rare?" lui ha risposto che ha scritto a Peter Beales chiedendo che gli inviassero TUTTE le rose descritte nel volume. Ne sono arrivate 4000! 
Penso sarà stato un incubo per i corrieri, recapitarle su quelle stradine strette di collina😂.

Riccardo non si siede mai sugli allori, non è mai soddisfatto di quanto ha creato finora: progetta in continuazione degli esperimenti, dei miglioramenti e delle aggiunte alla collezione. Mi ha detto che desidererebbe avere la Rosa Hulthemia, non uno delle centinaia di ibridi che un po' tutte le aziende di rose stanno creando, ma proprio la rosa selvatica (di cui ho parlato qui). Ecco, questo è Riccardo, mai pago, sempre alla ricerca di novità e di nuove idee. Lo capisco benissimo. Nel campo delle rose non ci si ferma mai.

Il sito internet del Museo Giardino è veramente ricco. Lo trovate a questo link. Vi consiglio di visitare tutto il sito (cosa molto utile da fare prima di recarsi sul posto): c'è la piantina del Giardino con la sua storia, una pagina dedicata al Percorso Sensoriale, un'ampia parte didattica su come prendersi cura delle rose, e una pagina che ho trovato molto interessante dedicata alle Rose Ritrovate.

Pubblico qualche foto, solo alcune delle decine che ho scattato. Nelle foto, le etichette con il nome si riferiscono sempre alla rosa della foto sottostante.






























































































































mercoledì 29 aprile 2026

VIDEO: IL MIO GIARDINO OGGI

La visualizzazione da pc non dà problemi. Su cellulare, dipende dal cellulare.

https://drive.google.com/file/d/1YPFg34UQU5FUTiQg0uURTYsQUv8VSdWp/view?usp=drivesdk






VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "GOLDEN WINGS"

Oggi parliamo di una favolosa rosa creata da un ibridatore amatoriale, l'americano Roy Spepherd, utilizzando due "genitori" d'eccezione. 

La rosa si chiama "Golden Wings": la madre è "Soeur Therese" (link alla pagina di HelpMeFind) e il padre una rosa spinosissima var. altaica x "Ormiston Roy".
 Quest'ultimo incrocio, cioè il padre, era una creazione precedente di Shepherd, lasciato senza nome. Le plantule (cioè le piantine nate da seme) sono spesso utilizzate dagli ibridatori per tentare nuovi incroci: magari la prima generazione non rivela grandi qualità, ma spesso l'incrocio di seconda generazione risulta migliore.














"Golden Wings" (foto) è una rosa sempre popolare. Spesso è la prima in fiore in primavera, e l'ultima prima delle gelate invernali, e non è quasi mai senza fiori, regalando uno spettacolo incomparabile.
Ha una bellezza fragile, ma grazie alle caratteristiche della sua specie vi assicuro che è una rosa dura, energica e resistente alle malattie. Tollera la siccità e il suolo povero, sta bene sia al sole che all'ombra. 
I boccioli sono lunghi e appuntiti, e si aprono in corolle semidoppie giallo limone sfumato ai margini. Col tempo il fiore si scolora in un bianco avorio. Gli stami al centro sono dorati e le antere cremisi. Le corolle sono grandi, almeno 12 cm, con una ricca fragranza di frutta.

Bisogna riconoscere che a volte i dilettanti, come il nostro Shepherd, senza volerlo, raggiungono risultati sorprendenti!
Visita la pagina che le ho dedicato a Golden Wings a quest'indirizzo http://valentinaelesuerose.blogspot.com/p/rosa-n-34.html.

E' disponibile presso i vivai specializzati in rose. E posso aggiungere che quest'anno è stata particolarmente apprezzata dalle cetonielle, infatti, per quanto mi alzassi presto la mattina, non sono mai riuscita a fotografare un fiore integro in quanto le maledette vi avevano già pasteggiato rovinando tutto.

    

martedì 28 aprile 2026

SONO ARRIVATI ANCHE LORO!

Non riusciamo a venire a capo del problema delle cetonielle, che, ecco, arrivano anche loro!

Ma ATTENZIONE! a non confondere questo insetto con le buone coccinelle:



Si chiama Lachnaia Italica e può attaccare rose, susini, ciliegi, rovi e giovani querce erodendo foglie, germogli e fiori, rovinando le giovani piante in crescita e spezzando i mazzetti fiorali. Questo piccolo flagello passa spesso inosservato oppure viene confuso con una coccinella dalla forma allungata e dal colore un po’ sbiadito.

In condizioni normali, questo insetto è presente nelle siepi campestri. Il rovo, in particolare, rappresenta una delle principali piante ospiti.
Sempre più frequentemente però, Lachnaia italica tende a invadere parchi e giardini e quando il numero di esemplari presenti è particolarmente elevato, i danni alle piante possono essere consistenti.
Il ricorso a insetticidi chimici non fornisce mai risultati soddisfacenti in termini di efficacia, mentre può comportare rischi particolarmente gravi per le api e gli altri insetti impollinatori.
Questi coleotteri dannosi volano lentamente e a volte, se disturbati, si lasciano cadere al suolo rimanendo immobili. Tale comportamento è più frequente nelle prime ore del mattino, quando le temperature sono più basse. Può quindi rivelarsi utile provocare la caduta al suolo di questi insetti nelle ore più fresche della giornata mediante lo scuotimento degli arbusti e delle piante infestate. Questa tecnica di lotta meccanica consente di raccogliere ed eliminare la maggior parte degli esemplari presenti sulle piante senza effetti nocivi sull’ambiente.

Quindi, in pratica, se proprio pensate vi faccia schifo, mettete un paio di guanti e schiaffate a terra l'insetto o ancora meglio prelevatelo con due dita e lasciatelo cadere e, velocemente, schiacciatelo. Oppure, come faccio a volte io, utilizzate le forbici o le cesoie... (che riceva adesso una querela dagli animalisti???).
Dovete comunque eliminarli altrimenti vi sbocconcelleranno le pregiate corolle riducendole pressappoco così:

venerdì 24 aprile 2026

LA CETONIELLA O OXYTHYREA FUNESTA








Quest'anno le mie rose stanno subendo un attacco piuttosto violento da parte di questi insetti, le cetonielle. E a quanto posso leggere sui gruppi Facebook che trattano di rose, non sono l'unica.

I primissimi boccioli della rosa Tè M.me Antoine Mari sono stati rovinati ancora prima di aprirsi. Ora ho diverse varietà in fiore, e giornalmente passo a controllare i boccioli aperti. E' un disastro. All'interno delle corolle trovo dei veri e propri festini anche di 3-4 insetti che stanno razzolando tra polline e antere. Uno schifo.












Leggendo pagine da siti vari in internet, quasi tutti dichiarano che le cetonielle preferiscono i fiori chiari e bianchi in particolare. Da quest'anno, o sono diventate tutte daltoniche, oppure non sono più così schizzinose, in quanto vedo che gli vanno bene anche rose le rosse, viola e arancio.

Tra i rimedi consigliati, il più ricorrente è quello della distruzione manuale degli insetti: possibilmente al mattino presto, quando gli insetti sono più inattivi, possono essere catturati e intrappolati in barattoli o bottiglie pieni di acqua e detersivo da piatti. E questo è sicuramente efficace al 100%. Certo che se le rose passano ad essere da una decina a qualche centinaio, allora occorre una vera e propria squadra di volontari per ripulire il tutto ogni mattina.

Altro rimedio consigliato: le trappole cromotropiche. Si tratta di dispositivi ecologici per la lotta biologica, costituiti da superfici colorate (solitamente bianche, gialle o azzurre) rivestite di colla persistente. Nel caso delle cetonielle, il colore indicato per la trappola è il bianco. 

Ho quindi preparato alcune di queste trappole, utilizzando piatti di plastica spruzzati con colla spray apposita per catturare gli insetti (trovata online). Ho poi inchiodato i piatti resi così appiccicosi, utilizzando un chiodo abbastanza lungo. Tre li ho messi a terra, sotto alle rose più colpite, e uno l'ho inchiodato ad un albero del roseto. In pochissimi giorni le trappole si sono riempite di insetti: mosche e mosconi, zanzarine e zanzaroni, e ragni anche se non sono insetti. Ma devo dire che purtroppo le cetonielle manco le guardano le mie trappole. Sono troppo furbe oppure non è che il bianco le attiri poi così tanto...

E anche su questo rimedio una bella croce.

Ultimamente mi sono procurata in un supermercato un normalissimo spray contro formiche e scarafaggi, e la mattina passo a controllare le corolle aperte (mi raccomando, aprite bene i petali perchè tante volte le cetonielle sono nascoste dentro) e spruzzo l'insetticida su quelle infestate. Ho provato ad utilizzarlo come prevenzione, la sera: cerco i boccioli più maturi, che stanno per fiorire, e li spruzzo di insetticida. Per ora sembra funzionare, mi sembra che ai boccioli che ho spruzzato le cetonielle non si siano avvicinate.

E' possibile una prevenzione? Un sito suggerisce quanto segue:

"Se la presenza di Oxythyrea funesta è costante tutti gli anni, prendi in considerazione l'utilizzo di prodotti larvicidi, che colpiscono le larve quando svernano nel terreno. Un prodotto biologico consigliato è Mico Ter, da diluire in acqua e somministrare al terreno, così che i funghi micorrizici riescano a parassitare le larve."











Penso che proverò anche questa strategia, e il prossimo anno vi riferirò i risultati.



lunedì 20 aprile 2026

CORTECCIA DI PINO? ATTENZIONE, E' DANNOSA PER LE ROSE

Ripropongo un post che avevo pubblicato due anni fa, oggi con un approfondimento dettagliato.

Da Wikipedia
Pacciame = L'insieme di foglie secche, di corteccia e di stecchi che si ammucchiano per terra sotto gli alberi o sulle acque stagnanti.















Le rose (e tutte le piante in generale) amano avere una spessa pacciamatura organica. Questa fa sì che il terreno rimanga umido anche con clima caldo e secco, inoltre col tempo questo strato si decompone e diventa humus.

C'è però pacciamatura e pacciamatura. 

Ricerche hanno dimostrato che una pacciamatura di corteccia di pino è dannosa per le rose trapiantate da poco, e spesso anche per quelle adulte.

La corteccia di pino tende ad esaurire il nitrogeno dal terreno, e ciò causa sofferenza alle rose giovani, che in poche parole "muoiono di fame". Anche per le rose adulte la corteccia può rappresentare uno stress.

Se vi piace comunque la pacciamatura di corteccia di pino da un punto di vista estetico, si può lavorare sulla quantità di nitrogeno nel terreno. 

Occorre spargere attorno alle rose uno strato abbastanza alto di letame compostato o compost di foglie, quindi sopra si può mettere lo strato di corteccia di pino. Il compost di letame o di foglie creerà una barriera tra il terreno e la corteccia, cosicchè il nitrogeno verrà preso dal compost e non dal terreno.

Perchè la corteccia di pino esaurisce il nitrogeno dal terreno? A causa di un processo biologico chiamato immobilizzazione dell'azoto, spesso definito "furto di azoto".


Ecco la spiegazione dettagliata:

Alto rapporto Carbonio/Azoto (C/N): La corteccia di pino è materiale organico composto principalmente da carbonio (alto C) e pochissimo azoto (basso N).

Decomposizione microbica: Quando la corteccia viene a contatto con il terreno, i microrganismi (batteri e funghi) iniziano a decomporla.

Fabbisogno dei microrganismi: Per decomporre materiali ricchi di carbonio, questi microorganismi hanno bisogno di azoto. Dato che la corteccia ne contiene poco, i microrganismi "sequestrano" l'azoto disponibile nel terreno circostante per riuscire a svolgere il loro lavoro, sottraendolo alle radici delle piante.

Immobilizzazione temporanea: Questo azoto non sparisce per sempre, ma viene "bloccato" nel corpo dei microrganismi (biomassa microbica) e non è quindi assimilabile dalle piante. Il fenomeno è più marcato se la corteccia è fresca, di piccole dimensioni (fina) o viene interrata. 


Come risolvere il problema:

Concimazione: Spargere del concime azotato (come letame, compost o concimi minerali) prima di applicare la corteccia per nutrire i microrganismi senza togliere azoto al terreno.

Corteccia compostata: Utilizzare corteccia già parzialmente decomposta, che richiede meno azoto per la sua ulteriore scomposizione.

UNA STORIA DI ROSE DALL'INGHILTERRA VITTORIANA

Samuel Reynolds Hole e Henry Vessey Machin, due nomi che probabilmente non ci dicono nulla. Ma forse ci ritroveremo nella loro storia. 
Questa è la storia di un'ossessione, un'ossessione che ha contagiato molti nell'Inghilterra vittoriana, si è diffusa in tutto il mondo e ha plasmato i nostri giardini per decenni. I suoi echi persistono ancora oggi. 
Chi ama le rose, può capire questa ossessione.

Vediamo come tutto iniziò.

In una fredda giornata di aprile del 1860, Samuel Reynolds Hole, un vicario del villaggio di Caunton, nel Nottinghamshire, fu invitato in un pub di Nottingham per giudicare delle rose. Come raccontò in seguito nel suo popolarissimo libro "A Book about Roses" (Un libro sulle rose), Hole all'epoca non coltivava rose, ma ciò che accadde quella sera fu un'esperienza illuminante che lo cambiò per sempre.










«Uno spettacolo più incantevole, una sorpresa di bellezza più completa, non avrebbe potuto presentarsi in quella fredda e nuvolosa mattina», scrisse. In seguito, quando la giuria ebbe finito di giudicare e gli uomini si affrettarono a vedere chi avesse vinto, Hole fu rimandato a casa con un mazzo di fiori in mano. Nel giro di una settimana aveva già effettuato il suo primo ordine di dodici rose.

«Anno dopo anno il mio entusiasmo aumentò. …le mie rose si moltiplicarono da una dozzina a venti, da venti a cento, da cento a mille, da uno a cinquemila alberi… Sradicarono il rabarbaro, trasportarono gli asparagi con forza inarrestabile, tagliarono i lamponi fino a ridurli a un tralcio. Annessero quel regno vegetale e lo conservano ancora.» – (Samuel Reynolds Hole)










Nell'aprile del 1857 Hole propose sulla rivista The Florist, Fruitist and Garden Miscellany l'idea di una GRANDE MOSTRA NAZIONALE DELLE ROSE. Si tenne a Londra il luglio successivo e riscosse un enorme successo. Da allora divenne un evento annuale. Con lo sviluppo dell'hobby della coltivazione e dell'esposizione delle rose, al calendario vennero aggiunte mostre regionali di dimensioni più ridotte.

La National Rose Society, fondata nel 1876, nacque da questa cultura competitiva. Hole ne fu il primo presidente. A un certo punto contava oltre 120.000 membri, più della RHS (Royal Horticultural Society) dell'epoca. La Società esisteva per promuovere la rosa, e lo faceva principalmente organizzando mostre per ibridatori e coltivatori. "Permettono al grande pubblico amante delle rose di vedere a quale livello di perfezione si può arrivare", scrisse Joseph Pemberton nel 1908.

In questo mondo fece il suo ingresso Henry Vessey Machin. Discepolo di Hole, la sua storia presenta delle analogie. Nel 1884, a soli 25 anni, piantò una dozzina di rose nella tenuta di mille acri del padre a Gateford Hill, a Worksop. Due anni dopo partecipò a una mostra locale di rose, classificandosi al secondo posto. E così nacque la sua passione.

Ereditò la tenuta alla morte del padre nel 1889 e ben presto iniziò a riempire i campi con file e file di rose. Man mano che la sua passione cresceva, cresceva anche la sua collezione di trofei.

Nel 1895 Machin vinse 105 premi: 55 primi posti, 37 secondi e 13 terzi. Quell'anno si aggiudicò per la seconda volta la coppa d'argento alla mostra della National Rose Society al Crystal Palace, per un'esposizione di 18 varietà di rose da giardino. Nel 1896-97 vinse 88 primi posti e altri 77 premi. Divenne vicepresidente della National Rose Society.

Il suo piccolo diario rosso con copertina morbida del 1894 riporta, scarabocchiato a matita, il ciclo di lavoro dell'anno: coprire le rose con felci a gennaio; estirpare i polloni; accumulare terriccio di foglie e 30 tonnellate di letame di vacca sulle piante dormienti; concimarle liquide e irrigarle durante la crescita; applicare fuliggine sulle foglie per prevenire la macchia nera. E così via. Naturalmente, non faceva tutto da solo. A giudicare dal numero di giorni che annota dedicati alla caccia, al tiro al piccione o alla cattura di conigli con il furetto, probabilmente svolgeva ben poco lavoro manuale. Ma si presume che supervisionasse attentamente.

Entrando nell'ufficio di John, il nipote di Machin, per frugare negli archivi di famiglia, troviamo una foto di suo nonno con berretto piatto e maniche arrotolate, panciotto ornato da un orologio d'oro e un piccolo papillon al colletto. Accanto a lui ci sono quattro giardinieri elegantemente vestiti. Machin è in posa a mezz'aria, intento a sistemare con cura delle rose recise in una teca di legno contenente 24 fiori. La teca è appoggiata su un carrello, pronta per essere trasportata con attenzione fuori dai campi e caricata su un treno per la competizione.

Anche i grandi vivai dell'epoca erano in competizione tra loro, avendo una propria classificazione. Vincere i premi più prestigiosi li aiutava a vendere le loro rose più recenti. Di conseguenza, una varietà in particolare arrivò a dominare la linea di produzione: la rosa ibrida di tè. La sua forma perfetta, il portamento eretto e la resistenza al taglio la rendevano ideale per le esposizioni.

Nel 1909 la National Rose Society pubblicò un catalogo delle nuove rose introdotte a partire dal 1906. Delle 456 elencate, esattamente la metà – 228 – erano rose ibride di tè.

Henry Machin acquistava molte delle sue rose dai famosi ibridatori irlandesi Dicksons. Nel 1912, questi onorarono la sua fedeltà e amicizia con la rosa 'HV Machin', che fu esposta per la prima volta al National Show di Regent's Park. 










Dicksons la descrisse come una "rosa globulare, abbagliante e imponente, di dimensioni gigantesche. La consideriamo... una delle migliori rose da esposizione che abbiamo mai avuto la fortuna di produrre... l'incarnazione di un fiore perfetto, che combina dimensioni, forma e colore, gli attributi richiesti a un fiore modello da esposizione". Fu premiata con una medaglia d'oro dalla National Rose Society.

La sua pubblicazione coincise con un evento propizio. Nel 1913, Machin, allora cinquantenne e ancora scapolo, decise finalmente di sposarsi. L'annuncio del suo fidanzamento con la trentatreenne Evelyn Hawson apparve sul Tatler insieme a quello di Vita Sackville-West e Harold Nicolson.

Si sono sposati nella chiesa di St John a Worksop il 2 ottobre. Ad agosto, Dicksons aveva scritto per scusarsi del fatto che non sarebbe stata in grado di fornire rose 'HV Machin' per il lieto evento, poiché aveva prelevato tutte le piante per ricavarne rami per la stagione successiva. Tuttavia, i resoconti dei giornali suggeriscono che le rose fossero "un elemento di spicco delle decorazioni", e tra queste spiccava proprio questa nuova varietà.

Il matrimonio non durò a lungo. Il 29 agosto 1919, una cameriera che entrava nel salotto di Gateford Hill trovò Machin morto nella sua poltrona, con una penna in mano e una lettera incompiuta davanti a sé.

Si stabilì che Machin fosse morto per un attacco di cuore. Forse aspirava a una fine più dignitosa. Quando non era impegnato a esporre rose, le regalava, spesso agli ospedali locali. Un reparto di un ospedale fu soprannominato "Reparto Rose" per via del numero di rose che vi inviava. Una volta Machin regalò a una caposala un mazzo di rose 'Niphetos'. Lei vide un vecchio giardiniere che, dal suo letto, lanciava sguardi così languidi ai fiori che gliene diede uno. "Lo strinse forte, se lo premette contro le narici in un'estasi di ammirazione, e cadde morto con il fiore ancora stretto tra le mani." Ecco come si dovrebbe morire!

La rosa 'HV Machin' prosperò ancora per qualche anno, ottenendo buoni risultati nelle mostre, ma con l'avvento di nuove varietà cadde in disuso. Gli esemplari che ammiriamo oggi nel giardino di John furono acquistati 50 anni fa dal famoso roseto di Sangerhausen, in Germania.

Sangerhausen è la patria di rose sull'orlo dell'estinzione, un destino che ha colpito quasi tutte le 456 rose elencate in quel catalogo del 1909.

Gli ibridatori moderni sostengono, come quelli che li hanno preceduti, che questo sia un progresso. Ed è vero: abbiamo bisogno di nuove varietà resistenti alle malattie. Ma è anche triste. Forse dovrò prendere una talea da John e trovarle un po' di spazio nel mio giardino. Chi ha bisogno di un prato, in fondo?

lunedì 13 aprile 2026

CONSIGLI PER COLTIVARE ROSE SANE

Girellando qua e là online su siti di rose italiani e stranieri, mi sono imbattuta in questa lista di consigli di un sito inglese, che mi sembra valido da riproporre.









Le rose donano ai nostri giardini e ai nostri bouquet tanta bellezza e gioia. Questi consigli ti aiuteranno a prenderti cura delle tue rose e, si spera, a creare dei bellissimi ricordi.

1. Scegli con saggezza: fai le tue ricerche. Le rose vengono valutate in base a diverse caratteristiche. A mio parere, la più importante è la resistenza alle malattie. Meno tempo dovrai dedicare alla cura delle malattie, meglio sarà. Le rose resistenti alle malattie fungine come la macchia nera (ticchiolatura, vedi foto sotto) e l'oidio dovrebbero essere in cima alla tua lista.






[ndr sul database mondiale delle rose Helpmefind.com viene sempre segnalata la resistenza o meno della rosa in questione alle malattie].

2. Fornite loro ciò di cui hanno bisogno – In generale, le rose necessitano di almeno 6 ore di pieno sole al giorno (preferibilmente al mattino), un terreno ben drenato e ricco di sostanze nutritive e una quantità moderata di acqua. L'acqua deve essere applicata solo direttamente alla zona radicale, non alla superficie delle foglie. Una quantità adeguata di luce solare e l'acqua applicata solo alle radici contribuiranno a ridurre la diffusione e l'incidenza delle malattie fungine.

3. Potare per dare struttura – Quando si potano le rose all'inizio della primavera, bisogna tenere presente che aprire il centro della pianta o dell'arbusto consentirà una migliore penetrazione della luce e una migliore circolazione dell'aria. Permettere a più luce e aria di entrare al centro della pianta creerà un ambiente meno favorevole allo sviluppo di malattie fungine.

4. Mantieni il giardino in ordine: eliminare le piante e le parti di piante morte, morenti o malate dal giardino contribuirà a mantenerlo sano. Questo include la pulizia delle foglie di rosa potenzialmente malate cadute dalla pianta. Le spore fungine presenti sulle foglie cadute possono svernare e tornare in primavera per infettare la pianta. Quindi occorre raccoglierle e bruciarle.

5. Impara a conoscere i visitatori del tuo giardino: non tutti gli insetti sono dannosi [cfr. questo mio post]. Scopri quali insetti rappresentano una vera minaccia per la salute delle tue piante (parassiti) e monitorane le popolazioni. Scopri se il parassita ha dei predatori naturali (ovvero insetti utili) e monitorane anche le popolazioni. Un giardino sano dovrebbe avere entrambi. Se necessario, introduci altri insetti utili nel tuo giardino; puoi acquistarli per corrispondenza.

Gli insetti considerati benefici sono utili solo in determinate fasi del loro ciclo vitale. Il sirfide, ad esempio (foto sotto), si nutre di prede solo allo stadio larvale. I sirfidi adulti non si nutrono di altri insetti, ma di nettare e polline. Pertanto, oltre alle rose, è consigliabile coltivare altre piante fiorite che offrano una varietà di fonti di nettare e polline durante tutta la stagione di crescita. Questo aiuterà il vostro giardino a sostenere gli insetti predatori in tutte le fasi del loro ciclo vitale.



venerdì 10 aprile 2026

VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "COCORICO"











Cocorico è una bella rosa adatta per creare aiuole e cespugli o siepi. E' stata creata da Meilland nel 1987. Presenta una abbondante e ripetuta fioritura con fiori bianchi bordati di rosa-rosa carico, dal profumo molto leggero o assente. E' molto sana e si presenta molto bene come punto importante del giardino.

Qui la trovate nella mia pagina interna. Io ho ottenuto questa rosa tramite talea, avendola vista nei pressi di una casa abbandonata. Mi avevano colpito i suoi fiori così delicati, come farfalle.

E' stato un po' più difficile identificarla con certezza, infatti sono stata a lungo indecisa se poteva essere "Betty Boop" (Carruth, 1999), ma alla fine, con l'aiuto dell'indispensabile database http://www.helpmefind.com/, ho capito che era il profumo a fare la differenza. Betty Boop ha un forte profumo, Cocorico ha un profumo leggero, come appunto la mia talea.

Potete vedere Betty Boop nel database Helpmefind, e anche Cocorico.