SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI

lunedì 28 settembre 2026

TUTTE LE ROSE PRODUCONO CINORRODI...

Tutte le rose producono cinorrodi, ma non li vediamo con la stessa frequenza dei fiori perché i giardinieri tendono a tagliare i fiori appassiti per favorire la fioritura di nuovi boccioli. Tuttavia, se si lasciano alcuni – o tutti – i fiori morenti, questi si trasformeranno in cinorrodi di grande effetto all'inizio dell'autunno, spesso rimanendo visibili fino all'inverno inoltrato.

I cinorrodi migliori si producono nelle rose selvatiche, che possono essere piantate sia come esemplari singoli sia come siepi nelle zone più selvagge del giardino, dove si possono lasciare crescere naturalmente senza potature frequenti. Anche le rose rampicanti e sarmentose sono ottime scelte, poiché i loro grappoli di fiori si trasformano in centinaia di cinorrodi.

Le rose appartengono alla stessa famiglia delle mele, quindi non sorprende che anche i loro cinorrodi siano commestibili, dal sapore leggermente acidulo, simile a quello delle mele selvatiche . Sono una ricca fonte di vitamina C, con livelli fino a 10 volte superiori a quelli delle arance. Il momento giusto per raccogliere i cinorrodi è subito dopo le prime gelate, quando sono ancora sodi e colorati. Assicuratevi solo di lasciarne qualcuno per gli uccelli.

Ecco i nomi di alcune rose che producono bei cinorrodi:

Rosa canina


















Rosa filipes "Kiftsgate"
















Rosa "Madame Grégoire Staechelin"

















Rosa moyesii















Rosa setipoda














Rosa rugosa













Rosa cinese "Moceniga"

















Rosa Monica (creata da me)



CURA DELLE ROSE IN AUTUNNO

Se vi prendete cura delle vostre rose in autunno, esse supereranno l'inverno senza problemi, tornando sane, vigorose e ricche di fiori l'anno successivo. Le operazioni principali per la cura delle rose in autunno sono la pulizia, la rimozione dei fiori appassiti o del fogliame malato e la potatura in preparazione dell'inverno (non la potatura vera e propria, che in Italia va fatta in gennaio-febbraio a seconda della zona climatica).

L'autunno è anche un buon periodo per piantare una rosa.

Primo step: eliminate i fiori di rosa appassiti e mollicci per evitare che marciscano. Se la vostra rosa produce molti cinorrodi e avete piacere che si formino, eliminate solo i petali, in modo che i cinorrodi possano continuare a svilupparsi.

Secondo step: rimuovete e gettate via tutte le foglie rimanenti che mostrano segni di malattie, come macchia nera, oidio o ruggine. Raccogliete anche le foglie infette cadute a terra, poiché possono trasmettere malattie da un anno all'altro.










L'autunno è un buon momento per trapiantare le rose che si trovano in una posizione inadatta. Puoi anche piantarne di nuove, dato che avranno il tempo di attecchire prima dell'inverno. Sono disponibili come piante in vaso o a radice nuda da novembre a marzo.











Terzo step: accorciate gli steli delle rose a cespuglio alte per ridurre l'effetto sferzante del vento durante le raffiche invernali, che può allentare e danneggiare le radici. Se possibile, tagliate gli steli appena sopra una gemma rivolta verso l'esterno.

Ed ora potete attendere serenamente l'arrivo della stagione fredda, che le vostre rose saranno a posto.

venerdì 25 settembre 2026

L'INCOSTANZA DELLE ROSE VARIEGATE

Chi coltiva una rosa striata lo scopre nel giro di una settimana: nessun fiore è uguale all’altro. Su Rosa ‘Ferdinand Pichard’, ibrido perpetuo profumatissima a fondo bianco-crema cremisi, può aprirsi un fiore quasi tutto magenta con una sottile riga chiara, e accanto un altro bianco con tre spruzzi cremisi. Non è un difetto del vivaio, non è un errore di concimazione: è il modo in cui funziona il colore in questo gruppo di rose. Le righe non sono un disegno stampato, sono il risultato di un equilibrio instabile che si rigioca in ogni singolo bocciolo.












Da qui nascono le tre domande che tutti prima o poi si fanno: perché a luglio le righe quasi sparivano? Perché a ottobre il contrasto è tornato spettacolare? 

Il cremisi, rosso, il rosa, lampone dei petali dipendono da una famiglia di pigmenti chiamati antociani. Per produrli, la cellula del petalo deve accendere una catena di geni: alcuni fanno il lavoro sporco (gli enzimi che costruiscono il pigmento), altri fanno da direttori d’orchestra e decidono se e quanto la catena si accende. Nelle varietà a colore uniforme quei direttori d’orchestra lavorano allo stesso modo in tutto il petalo: risultato, tinta piena. Nelle varietà striate l’interruttore è instabile: in alcuni gruppi di cellule resta accesso, in altri si spegne. Le cellule accese diventano rosse, quelle spente restano crema. Poiché il petalo si accresce a partire da poche cellule iniziali, ogni gruppo di cellule “accese” viene trascinato e allungato dalla crescita: ecco perché il risultato non è una macchia tonda ma una striscia, spesso a pennellata, che si irradia dal centro verso il bordo.

Che cosa rende instabile quell’interruttore? Nelle piante ornamentali a fiore variegato si conoscono due meccanismi principali, e non si escludono a vicenda. Il primo è genetico in senso stretto: pezzi di DNA mobili, i cosiddetti geni salterini, possono infilarsi dentro un gene del colore e spegnerlo, e poi uscirne ripristinando la funzione; il momento in cui questo avviene, durante lo sviluppo del bocciolo, determina se il settore colorato sarà ampio o ridotto a un filo. Il secondo è epigenetico: il gene è intatto, ma viene messo a tacere da marcatori chimici sul DNA (la metilazione) che si comportano come un silenziatore a intermittenza. Ricerche recenti su un’altra ornamentale a petali striati, la Saintpaulia (vedi foto sotto), hanno mostrato in modo convincente che i settori bianchi nascono proprio dalla regolazione epigenetica di un singolo gene regolatore della famiglia MYB, e non da una semplice sovrapposizione di tessuti diversi. In pratica: lo stesso patrimonio genetico, letto in due modi diversi in due zone adiacenti dello stesso petalo.










Un terzo caso, più “meccanico”, è la chimera: la pianta contiene fisicamente due tessuti geneticamente diversi affiancati, come due impasti mescolati male. Rose, crisantemi e dalie sono notoriamente inclini a questo tipo di mosaico, ed è anche la base della maggior parte delle piante variegate.

Questa è la parte che in Italia si vede a occhio nudo. Gli antociani hanno due nemici dichiarati: il calore e il tempo. Da un lato, temperature elevate frenano la produzione: in rosa è stato documentato che ondate di caldo abbassano il contenuto di antociani nei fiori riducendo l’attività dei geni chiave della sintesi, e che l’effetto è massimo quando il caldo colpisce il bocciolo negli stadi intermedi di sviluppo, cioè giorni prima che il fiore si apra. Interessante e controintuitivo: conta il caldo che riceve il bocciolo, non tanto quello che riceve il resto della pianta. Dall’altro lato, il caldo accelera la demolizione del pigmento già formato, attraverso enzimi ossidativi che lo smontano. Studi sulla perdita di colore da stress termico in altre ornamentali mostrano lo stesso copione: geni della via dei flavonoidi in calo, risposta da shock termico in salita, fiore monocromatico.

Tradotto nel calendario italiano: nelle zone 8-10 la prima ondata di fioritura arriva da metà aprile al Sud e metà maggio al Nord, con tre-sei settimane di anticipo rispetto ai riferimenti statunitensi. È una fioritura bella ma non sempre la migliore per le righe, perché i boccioli si formano in primavera piena. Poi, da fine giugno, con massime stabilmente sopra i 30 °C e minime notturne alte, le striature si riducono a spruzzi pallidi, i fiori durano due o tre giorni invece di cinque o sei e il profumo si smorza. La fioritura d’oro è quella di settembre-ottobre: le notti fresche riducono la demolizione del pigmento e il contrasto rosso-crema torna al massimo. Chi ha una rosa striata e la giudica a fine luglio la sta valutando nel suo momento peggiore.

Calendario italiano per l’ultima fioritura striata dell’anno

Se l’obiettivo è la fioritura di settembre-ottobre, quella con il contrasto migliore, il lavoro si fa in estate.

Fine luglio (non giugno): potatura leggera di rimonda. Si tolgono fiori secchi, rametti sottili e cieche, accorciando i rami fioriti di un terzo su una gemma rivolta verso l’esterno. Nei climi freddi si consiglia giugno; in Italia centro-meridionale, con il caldo che blocca comunque il germogliamento utile, fine luglio centra meglio la ripartenza. Al Nord si può anticipare alla metà del mese.

Agosto: acqua regolare e abbondante alla base, mai sulle foglie, meglio all’alba. Pacciamatura di 5-7 cm con cippato o paglia: lo stress idrico è uno dei principali responsabili della monocromaticità. In Sicilia, Puglia e nelle zone interne del Centro-Sud una rete ombreggiante al 30-40% nelle ore centrali fa una differenza visibile sul colore.

Fine agosto: ultima concimazione dell’anno, con prodotti poveri di azoto e ricchi di potassio. L’azoto tardivo dà germogli acquosi che non arrivano a fiorire e si bruciano al primo freddo.

Settembre-ottobre: la fioritura buona. Al Nord attenzione all’umidità notturna e alla ticchiolatura (le macchie nere sulle foglie con ingiallimento e caduta): arieggiare il centro della pianta, raccogliere e smaltire le foglie infette, evitare bagnature serali.

Potatura strutturale: fine febbraio in pianura padana, gennaio nelle zone costiere del Sud e in Sicilia. Si accorcia di circa la metà, si tolgono i rami più vecchi di tre anni e, in quell’occasione, si eliminano definitivamente eventuali rami revertiti individuati durante l’anno.

mercoledì 23 settembre 2026

PERCHE' CI SONO ROSE CHE NON VENGONO VENDUTE IN TUTTI I CONTINENTI?

Perchè alcune rose sono disponibili solo in Europa, o negli USA, o in Australia ecc.?

Non è per mancanza della volontà di rendere certe varietà disponibili ovunque: la risposta ha a che fare piuttosto con l'adattabilità della rosa ad altri tipi di clima rispetto a quello in cui è stata selezionata. 

Le grandi aziende produttrici di rose dispongono di campi di prova distribuiti in diversi continenti per osservare come si comportano le loro nuove varietà in un clima specifico. Una rosa può prosperare nei climi americani e diventare debole e piena di malattie in Europa o Australia. Non è sempre per forza così, ma può succedere. 

Quindi le aziende non rilasceranno una rosa negli Stati Uniti se non cresce bene negli Stati Uniti. Oppure una rosa che non cresce bene in Francia o in Belgio non verrà rilasciata in Europa. La dolce Mademoiselle di Meilland (1987) ne è un esempio. Non la troverete facilmente in Europa ma in America è stata ufficialmente rilasciata e si trova sul sito web degli USA ma non in Europa. Le grandi aziende non vogliono rilasciare rose in aree in cui non crescerà bene e questo è perfettamente normale.

Veniamo allora al caso degli ibridatori amatoriali, che sono di solito dei semplici privati: in genere questi non hanno i soldi e altri mezzi per testare le loro creazioni in diversi continenti, quindi è sempre una scommessa rilasciare nell'UE o negli Stati Uniti una rosa creata in India o a Sydney. Perchè non è testata. Quindi i vivai di rose non sono così entusiasti di iniziare immediatamente a vendere tali rose, che hanno bisogno di un periodo di prova in modo da poter essere osservati su come si comportano.











Prendiamo come esempio l'ibridatore indiano Viru Viraraghavan (foto sopra con la moglie). Le sue rose devono essere prima testate quando vengono innestate in Europa. Quando si comportano bene sappiamo che possono essere ulteriormente diffuse ma se si comportano male sappiamo che ci sarà un problema. Le rose Viru vengono coltivate in un clima tropicale senza stagioni, quindi come si comportano in climi con quattro stagioni? La cosa positiva è che la maggior parte delle rose di Viru sono incroci tra R. Gigantea e rose europee come Tè e HT, quindi hanno già i geni europei presenti e funzioneranno bene anche al di fuori dell'India.

Sotto: la rosa Adriana Zarri di Viraraghavan




lunedì 21 settembre 2026

COME POSSO AIUTARE LE API?













Come posso aiutare le api, queste nostre amiche utilissime impollinatrici?
Semplice: decidendo di piantare le piante che le api amano di più.

Ecco una lista:

Achillea - ha fiori a forma di ombrello che facilita la raccolta del nettare
Aneto - molto visitato da tutti gli insetti durante la fioritura
Basilico - i fiori a forma di calice sembrano invitare ad un banchetto
Borraggine - i suoi fiori possiedono un'elevata dose di nettare
Calendula - i fiori giallo-arancio sono un vero invito per gli insetti
Coriandolo - ha le infiorescenze a ombrello amate dalle api
Erba cipollina - dai fiori viola molto ghiotti per gli insetti
Finocchio selvatico - attira api e farfalle
Issopo - ottima pianta mellifera
Lavanda - fonte di nettare ma anche efficace antifungineo per le api
Malva - ricca riserva di nettare per le api
Melissa - molto gradita a tutti gli insetti impollinatori
Menta - il suo aroma forte attira api, farfalle e sirfidi
Nepeta Cataria - molto amata dalle api, allontana le zanzare
Origano - i fiori attirano le api e sono graditi anche agli uccelli
Rosmarino - ha due fioriture, meravigliose per le api
Salvia - fiori blu-violetti molto graditi alle api
Tarassaco - una delle prime fonti di nutrimento per le api dopo l'inverno
Timo - attira molte api con la lunga fioritura da giugno ad agosto
Topinambur - attira molti tipi di insetti (foto sotto)



ATTENZIONE! LE API NON SONO COME LE VESPE

Sempre rimanendo nell'importante tema della salvaguardia delle api, ecco una sottolineatura importante: non confondere le api con le vespe.

API:
- hanno un corpo tozzo e ricoperto da peluria, ed una colorazione scura, quasi dorata
- producono il miele, la cera, la propoli e la pappa reale
- vivono in colonie composte da 3 caste (regina, api operaie e maschi). Le colonie fanno capo a una sola regina che cambia ogni anno
- hanno delle "spazzole" nel 3° paio di zampe: servono a raccogliere il polline dei fiori, favorendo così l'impollinazione
- pungono una sola volta, poi il pungiglione si stacca e l'ape muore. Le api pungono solo ed esclusivamente se si sentono attaccate.
- si nutrono principalmente di sostanze liquide o semiliquide (nettare o polline) perchè riescono solo a succhiare.













VESPE
- hanno un corpo affusolato, liscio e senza peluria, con delle strisce nere e gialle ben definite
- non producono nulla
- vivono in colonie composte da 3 caste (regina, vespe operaie e maschi). Le colonie possono avere più di una regina e sono sempre annuali.
- non hanno nessun tipo di "spazzole" sul terzo paio di zampe, quindi non sono in grado di impollinare
- possono attaccare anche se non sono minacciate. Pungono solamente le femmine. Dopo aver punto non muoiono
- sono onnivore, si nutrono di nettare, frutta, sostanze proteiche come carne, pesce, insetti ecc.


venerdì 18 settembre 2026

API

In quanto coltivatrice di rose, sono sempre molto attenta al mondo degli insetti impollinatori. In particolare, mi fa molto piacere quando vedo che le api apprezzano i miei fiori. Quindi ogni tanto pubblico qui dei post su questi insetti meravigliosi, che sono una componente essenziale per la vita, per imparare a conoscerli meglio.

"Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita".
(Albert Einstein)

Questa frase attribuita ad Einstein non si allontana molto dalla verità. Niente più api significa:
-niente più impollinazione => niente più piante => niente più animali => niente più esseri umani
VOLETE DAVVERO QUESTO?













Le api sono insetti importantissimi all'interno del nostro ecosistema.
Esse permettono l'impollinazione dei fiori, garantendone la loro esistenza in natura ed evitando la loro estinzione. L'impollinazione infatti permette la fecondazione delle piante e la conseguente formazione dei frutti.
Nella loro fase adulta le api operaie hanno una vita breve, che si limita ad una determinata epoca dell'anno, normalmente la primavera o l'estate in cui vivono circa 50 giorni. Le api operaie svolgono diversi compiti secondo la loro età. Fino ai 21 giorni non escono dall'alveare e hanno diversi compiti da svolgere: mantengono pulito tutto l'alveare, producono la pappa reale e la cera.
Dopo i 21 giorni si atrofizzano le ghiandole e per questo escono dall'alveare in cerca di piante con fiori, per svolgere le funzioni di raccolta di nettare, polline, propoli e acqua.

















L'ape regina vive fino a 5 anni. In ogni famiglia d'api, ogni stagione, vivono 50mila/80mila api, che nella loro totalità sono api operaie. In un giorno l'ape regina depone fino a 2mila uova: per deporre consuma pappa reale fino a 80 volte il suo peso.
Per fare il miele, per ogni volo, l'ape si ferma su quasi 100 fiori prima di tornare all'alveare.
Un'ape operaia percorre 40 km durante i suoi 50 giorni di vita: durante questo periodo si posa su circa 7.200 fiori producendo 5 grammi di miele.
Ogni alveare raccoglie il nettare per un raggio di 3 km, quasi 3mila ettari, il corrispondente di oltre 4mila campi da calcio.

Negli ultimi 5 anni la popolazione delle api è diminuita di un terzo a causa di pesticidi letali, inquinamento, malattie e parassiti.
Esistono infatti numerosi parassiti e patogeni che danneggiano gravemente le api:
1. Acari (i parassiti più distruttivi: sono 3 i tipi che danneggiano le api)
2. Insetti e Coleotteri (2 tipi)
3. Funghi (colpiscono l'apparato digerente delle api adulte)
4. Malattie batteriche e virali (spesso collegate ai parassiti).

Rispettate le api, e tutti ne trarremo beneficio.

venerdì 11 settembre 2026

QUANDO LE ROSE GIUNSERO IN SUDAFRICA

Come già sappiamo, le rose  botaniche sono native e spontanee esclusivamente nell'emisfero settentrionale (emisfero boreale), coprendo le zone temperate e subtropicali di Europa, Asia, Nord America e parte dell'Africa settentrionale. Nessuna specie selvatica cresce naturalmente a sud dell'equatore.

Perciò furono i coloni a portarle nell'emisfero australe in Sudafrica, Nuova Zelanda, Australia.
Le rose furono tra i primi "coloni" del Sudafrica, attraversando i mari insieme agli esploratori olandesi per mettere radici nei fertili terreni del Capo. La vita sotto il sole del sud si rivelò favorevole e prospera per loro.

















Jan van Riebeeck (1619–1677), amministratore coloniale ed esploratore olandese della Vereenigde Oostindische Compagnie (VOC), nel 1652 sbarcò al Capo di Buona Speranza, dove fondò il primo insediamento europeo che diede origine a Città del Capo, in Sudafrica.
Il 1° novembre 1659, Jan van Riebeeck annotò nel suo diario che la prima rosa era stata colta al Capo. "I venti di sud-sud-est continuano a soffiare forti", scrisse. "E in questo giorno è stata colta la prima rosa olandese al Capo, proveniente da cespugli di rose portati qui l'anno scorso".















La prima rosa descritta da Van Riebeeck è un complesso ibrido di Rosa centifolia e Rosa gallica, sviluppato da ibridatori olandesi tra il XVII e il XIX secolo. È una vigorosa rampicante con boccioli profumati riuniti in grappoli di fiori rosa di medie dimensioni e dall'aspetto allegro, composti da petali delicati con bordi increspati. 
Piantata in abbondanza durante il periodo coloniale, è ancora diffusa nella regione del Capo. "L'abbiamo individuata in vecchi cimiteri e siti abbandonati dove è riuscita a sopravvivere. È certamente la rosa più diffusa, il che rafforza l'idea che sia stata una delle prime ad arrivare con i coloni olandesi", ritiene Peter Knox-Shaw, professore storico delle rose in Sudafrica.

Un altro aspetto affascinante della speciale rosa Jan van Riebeek è che oggi cresce quasi esclusivamente in Sudafrica. "Ad eccezione di un sito in Europa, presso le rovine del Foro Romano, non abbiamo trovato questa rosa unica in nessun altro luogo al mondo, e abbiamo visitato moltissimi giardini! Non possiamo dare per scontato che si tratti esattamente della stessa rosa", afferma Peter. "La composizione delle rose antiche è troppo complessa per poterlo affermare con certezza". Tuttavia, data la sua diffusione e abbondanza nella regione del Capo, è molto probabile che si tratti proprio della rosa che Van Riebeeck piantò per la prima volta in Sudafrica.


















Una rosa tutta sudafricana forse? Adattata alla ventosa costa del Capo, con le sue estati torride e gli inverni incredibilmente umidi. Una rosa che si è adattata e rafforzata grazie alla sua posizione estremamente meridionale e che continua a crescere, imperterrita, ovunque le venga data la possibilità. Ci piace pensarlo.

mercoledì 9 settembre 2026

ROSE BLU DALLA CINA











Anche in Cina c'è chi lavora per arrivare alla rosa blu: l'ibridatore Jiang Zhengzhi.

La Cina ha il vantaggio delle economie di scala. Jiang Zhengzhi è in attività da soli 18 anni e ha già creato oltre 200 varietà di rose. Ne vende 3 milioni all'anno dal suo vivaio a Changshu, a nord-ovest di Shanghai. Le sue serre per la coltivazione si estendono su ben 40 acri.

Jiang fu affascinato per la prima volta dall'idea di ibridare rose blu 20 anni fa, quando vide le rose 'Blue Moon' e 'Blue Ribbon'. "Era difficile non entusiasmarsi", scrisse in seguito. Una volta avviata l'attività, iniziò a esplorare altre rose blu e scoprì che tutte presentavano lo stesso problema: crescita debole e scarsa resistenza alle malattie. Iniziò incrociando diverse rose blu, ma si rese subito conto che non avrebbe funzionato. Così iniziò a indagare sulle origini del gene blu-violaceo. Una rosa all'estremità grigia dello spettro si dimostrò promettente: 'Grey Pearl' (foto sotto; di McGredy 1934). 











L'analisi genetica dimostrò che proveniva dall'ibridazione di rose arancioni e rosa. Jiang afferma: "Questa scoperta è stata come una chiave, che ha aperto una nuova prospettiva: perché concentrarsi esclusivamente sul blu-violaceo?". Iniziò quindi a incrociare varietà blu-violacee giapponesi esistenti con rose europee più vigorose di diversi colori, tra cui 'Abraham Darby' di David Austin.

Nel suo vivaio, che mette in mostra le sue rose, ce ne sono diverse di colore grigio-blu e nel suo catalogo se ne contano almeno 20. "Ji Si" ad bluastra, ma non proprio blu (foto sotto).











"C'è ancora molta strada da fare", ammette Jiang. "Ma ci impegniamo costantemente. Forse in futuro una tecnologia migliore ci aiuterà."

Il futuro

La dottoressa Inna Koval, scienziata ucraina che ha studiato i meccanismi di tolleranza allo stress nelle rose, afferma: "Nella ricerca di una rosa veramente blu si possono osservare i limiti della variabilità naturale, ma anche i limiti dell'ingegneria genetica moderna. L'interazione tra genetica e fisiologia vegetale è incredibilmente complessa. Anche se si riuscisse a modificare alcuni meccanismi del processo, quanto stabile sarebbe il colore? Il meccanismo verrebbe trasmesso alla generazione successiva? E la pianta sarebbe sana? Ci sono troppi problemi da superare."

E così la ricerca continua. La rosa blu potrebbe essere – come disse una volta uno scienziato – "un pigmento della nostra immaginazione". Il massimo che potremmo mai vedere è una versione più sana e leggermente più blu delle rose lilla, lavanda e malva che abbiamo oggi.

lunedì 7 settembre 2026

LA RICERCA DELLE ROSE BLU IN GIAPPONE

Un messaggio su Facebook del 2025, pubblicato dal coltivatore giapponese Takunori Kimura, affermava: "Possiamo tranquillamente dire che le rose azzurre sono nate". Sotto il messaggio, una foto scattata nella sua serra che ritraeva quattro boccioli di rosa tea. Erano innegabilmente blu. (vedi le prime foto qui, che non pubblico per motivi di diritti d'autore)

Messaggi entusiasti iniziarono a diffondersi nei gruppi online di appassionati di rose di tutto il mondo. Kimura era davvero riuscito a decifrare il codice che aveva eluso generazioni precedenti?

Come ho scritto in altri post tempo fa, c'è un buon motivo per cui nei nostri giardini non ci sono rose blu.
Il colore delle rose è determinato principalmente dai pigmenti antocianici e carotenoidi. Le antocianine – nello specifico, pelargonidina e cianidina – ci danno le tonalità rosa, rosse e viola; i carotenoidi quelle gialle e arancioni. Le rose non possiedono il gene per sintetizzare un'altra importante antocianina, la delfinidina, che è il pigmento che dà il colore blu a piante come i fiordalisi e i delphinium. Anche se lo avessero, il fiore della rosa avrebbe bisogno di un pH più alcalino, mentre i petali di rosa sono naturalmente acidi.

















Potendo visitare i roseti giapponesi, ci si renderebbe subito conto che i loro giardinieri adorano queste tonalità violacee. Si trovano in gran quantità rose come 'Blue Moon' (1964) (foto in alto), 'Blue Nile' (1975), 'Blue Perfume' (1978), 'Blue River' (1984), 'Le Ciel Bleu' (2012) e 'Rainy Blue' (2012) – nessuna di queste è blu, ma tutte presentano accattivanti sfumature in quella direzione.

















Takunori Kimura ha 52 anni ed ha una sua propria azienda, Rosa Orientalis (foto sopra tratta dalla sua pagina Facebook). In un'intervista, Kimura dice: "In natura non esistono rose blu, quindi voglio coltivarle. Non mi aspetto di diventare milionario, mi piace semplicemente la sfida.
Le foto delle mie rose blu su Facebook le ho scattate all'ombra. All'ombra il colore appare più blu; alla luce del sole meno. Ma nemmeno la modificazione genetica è riuscita a ottenere un blu così intenso.”
Ha spiegato: “Non modifico geneticamente le rose. Il mio processo è riservato, ma lavoro con rose selvatiche e cerco di ottenere il miglior equilibrio di pigmenti”. Utilizza uno spettrofotometro per analizzare i colori dei petali e selezionare così le piante madri più adatte all'ibridazione.
Ha aggiunto: “Ogni tre anni noto che le rose diventano più blu. Nel frattempo, cerco sempre 
di ridurre il rossore o altre sfumature di colore."

Nella sua serra, seleziona le migliori rose appena nate per poi trapiantarle all'esterno, dove vengono sottoposte a tre anni di prove. Solo quando dimostrano di poter sopravvivere senza fungicidi e di avere una buona resa, vengono considerate idonee alla vendita. È un processo che può richiedere anche 10 anni. La nuova rosa "blu" di Kimura arriverà nei nostri giardini solo se sopravvivrà a questo rigoroso trattamento: solo una su 10.000 ce la fa.

LE FASI LUNARI PER I LAVORI SULLE ROSE











Mi è stato chiesto un consiglio circa la fase lunare più appropriata per alcuni lavori sulle rose. Seguendo il modello tradizionale che poi vale per tutte le piante coltivate, ecco lo schema adattato ai lavori sulle rose:

Potatura: Si esegue in luna calante. I tagli soffrono meno e la pianta perde meno linfa.

Talea: Si consiglia il taglio e la messa a dimora in luna calante per stimolare l'apparato radicale, sebbene alcuni preferiscano la crescente estiva per i rami verdi.

Innesto: Si preferisce la luna crescente per favorire l'attecchimento e la spinta della linfa sulla marza.

Semina e trapianto: luna crescente.











(Foto: Reine Victoria)


venerdì 4 settembre 2026

LE ROSE NEI TONI MALVA-LAVANDA

Oggi vorrei focalizzarmi sulle rose Ibridi di Tè di colore malva-lavanda disponibili in Italia. E' un colore molto particolare, e ho notato che le rose di questo colore a volte possono assumere tonalità molto più scure, "sforando" nel rosa cupo o addirittura nel magenta.

Vorrei mantenermi quindi sulle tonalità più chiare, grosso modo quelle comprese in questa tabella Pantone:


















Alcune varietà le conosco direttamente, altre le ho cercate tramite Helpmefind, con la ricerca mirata "colore + specie" (nel mio caso malva-lavanda + ibrido di tè).
Ho scartato tutte quelle varietà che mi sembra non siano disponibili in Italia, ed ecco cosa è risultato:

-Barbra Streisand (Carruth, 1999)
-Blue Girl (Kordes, 1964)
-Blue Monday (o Sissi o Blue Moon) (Tantau, 1964)
-Charles de Gaulle (Marie-Louise Meilland, 1966)
-Dioressence (Delbard, 1984)
-Kinda Blue (o Blue Pompom) (Kordes, 2004 ) 
-Love Song (Carruth, 2011)
-Mamy Blue (Delbard, 1984)
-Novalis (Kordes, 2004)
-Pacific Blue (o Blue Pacific) (Evers/Tantau, 1997)
-Pauly Brunelli (Pantoli, 1994)














-Stainless Steel (Carruth, 1991)
-Sterling Silver (Gladys Fisher, 1955)

















Ho notato che un ibridatore in particolare, Jack Christensen (1949-2021), ha prodotto molti ibridi di colore malva-lavanda, ma essendo americano penso che le sue varietà siano di difficile reperimento in Italia.

Possedete rose di questo colore che non appaiono nella lista qui sopra?
Oppure avete osservazioni da fare su rose di questa lista che possedete? Aspetto i vostri commenti, o su Facebook o qui sotto. Grazie!