SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI

venerdì 16 ottobre 2026

CON LE ROSE PER TUTTO L'ANNO











Credo che ogni persona alberghi nel suo cuore una passione, un hobby, un segreto amore per qualcosa (non parlo di qualcuno!) che magari si porta dietro fin dall'infanzia...

Tra i miei conoscenti, annovero appassionati di aeromodelli, di scacchi, di pesca, di tiro a segno, di trekking; io sono quella della passione (la mia vivaista la chiama  in senso buono "malattia") per le rose.

Come ho già avuto modo di scrivere, la mia passione per le rose ha covato parecchio sotto la cenere, ed è esplosa nel momento in cui ho avuto a disposizione uno spazio più ampio per ospitarle. Da allora è stato un crescendo coinvolgente e sconvolgente, più mi addentravo nel mondo delle rose più scoprivo che era sempre più vasto. Pian piano mi sono documentata tramite libri, cataloghi cartacei e online, ho fatto esperimenti, e sono giunta ora ad un momento in cui le rose sono in grado di tenermi la mente occupata per tutto l'anno.











Ecco la mia routine annuale.

A metà febbraio circa nella nostra zona (bassa Romagna) si pota (e per questo ho fatto due corsi), (al Sud d'Italia dove è più caldo si può iniziare già a fine gennaio); poi da marzo c'è da lavorare il terreno, fare i trattamenti anticrittogamici e la concimazione. Già da aprile, se la stagione è bella, le nostre amiche iniziano a fiorire, allora c'è la corsa a fare le foto che pubblico su Facebook nei gruppi delle rose, e su Instagram. Con la prima fioritura c'è anche l'impollinazione, che pratico da molti anni, ed è una delle esperienze più entusiasmanti. Nel frattempo c'è sempre da tenere pulito il roseto dalle erbacce infestanti, e occorre stare sempre all'erta per pidocchi e altri parassiti o eventuali infezioni fungine; i trattamenti per queste ultime sono da ripetere sistematicamente durante tutta la stagione vegetativa.

Dopo la fioritura di maggio-giugno, si può fare una prima potatura leggera o comunque una ripulitura, e continuano i reportage fotografici fino a ottobre...

Ottobre e novembre sono i mesi migliori per riprodurre le rose tramite talea.











Da ottobre poi è già possibile raccogliere i primi cinorrodi (i falsi frutti delle rose, cioè quelle palline rosse o arancioni), prodotte dalle impollinazioni. I semi si mettono in frigor e dopo 6-8 settimane si possono già controllare perchè alcuni hanno iniziato sicuramente a germinare. Man mano che germinano, sono da mettere in un contenitore con il terriccio e l'indicazione dell'incrocio. Questo lavoro tiene occupato fino a gennaio-febbraio, dopodichè il ciclo ricomincia... 

Chi si occupa di rose a tutto tondo, non ha tempo di annoiarsi e di cadere in depressione! 

(Nelle foto: la rosa "Valentina Bordini" che potete vedere in questa pagina e acquistare presso i Vittori Vivai di Forlimpopoli FC)

mercoledì 14 ottobre 2026

E' ORA DI RACCOGLIERE I CINORRODI

Avevo in programma di raccogliere i cinorrodi solo ai primi di novembre, ma in realtà, avendo ibridato in maggio, ora in ottobre sono già 5 mesi. Ho poi controllato e ho visto che i cinorrodi sono maturi, anzi alcuni si stavano staccando da soli. Allora ho fatto la grande raccolta.
Quando in primavera impollino il fiore, poi lo ricopro con un sacchettino di carta su cui scrivo in pennarello indelebile solo il nome del polline. Al momento della raccolta ho però dovuto aggiungere il nome della rosa madre per non fare confusione. Ho poi messo tutto in un sacchetto che ho lasciato per qualche ora fuori in giardino, per fare in modo che eventuali animaletti uscissero dai sacchetti (dentro ci trovo spesso forbicette, ragni e altri piacevoli compagni).


Man mano che raccoglievo i cinorrodi, li spuntavo dalla lista che faccio ogni anno quando impollino (la tengo in ordine alfabetico per comodità). Devo dire che quest'anno la maggior parte degli incroci ha tenuto, solo pochissimi si sono staccati quest'estate, e nella raccolta ne ho trovati solo 3 che si erano seccati senza creare il cinorrodo maturo.


Ho preparato delle etichette con scritto il n. di riferimento dell'incrocio e l'incrocio stesso (prima il nome della madre poi il nome del padre).


Ho attaccato l'etichetta sulle bustine, lasciandole in ordine.


In seguito ho iniziato ad aprire i cinorrodi e ad inserire i semi nel sacchetto del relativo incrocio.


Al termine ho aggiunto il terriccio, l'ho inumidito, ho chiuso i sacchetti e li ho riposti nel contenitore di plastica (tipo Tupperware) e messi nel frigorifero, dove resteranno fino alla primavera, nella speranza che alcuni semi inizino a germinare già dopo un mese e mezzo o anche meno (a volte succede).

lunedì 12 ottobre 2026

LA REGINA DELLE "ROSE DEL FREDDO"













Felicitas Svejda nacque a Vienna nel 1920. Conseguì il dottorato di ricerca in ingegneria agraria presso la Hoschshule für Bodenkultur nel 1948. La sua tesi verteva sul declino dell'industria vitivinicola a Vienna e nella Bassa Austria negli ultimi 50 anni.

Nel 1952 si trasferì in Svezia per lavorare presso la stazione di miglioramento genetico delle piante dell'Associazione svedese per le sementi, prima di emigrare in Canada nel 1953 per lavorare come statistica presso l'azienda agricola sperimentale centrale del governo a Ottawa.

Fu in Canada che si affermò come ibridatrice di rose. Ma non era mai stata questa la sua intenzione iniziale. Essendo il Canada un importante paese produttore di cereali, desiderava dedicarsi a questa coltura.

Ma "Non si poteva certo affidare a una donna un incarico così importante!". I suoi superiori rifiutarono la sua candidatura, dicendole di lavorare invece nella divisione delle piante ornamentali, poiché si trattava di un settore di ricerca molto più adatto a una donna. Così, nel 1961, iniziò a fare proprio quello.

Rimase lì per il resto della sua vita lavorativa. Quando andò in pensione nel 1986, aveva dimostrato che la perdita di grano si era tradotta in un guadagno di rose.

Il suo interesse era rivolto alla resistenza al freddo. Negli anni '60 in Canada, poche rose riuscivano a sopravvivere oltre l'Ontario meridionale e la costa della Columbia Britannica. Gli inverni a Ottawa, dove era di stanza, possono essere gelidi, con ondate artiche che portano le temperature notturne tra i -12°C e i -18°C. E questo è normale. Un "vortice polare" può far scendere la temperatura al di sotto dei -30°C.

Ottawa è considerata zona climatica 4 o 5. Il Ministero dell'Agricoltura richiese a Felicitas di sviluppare rose adatte alla zona 2, dove le temperature possono scendere ulteriormente, fino a -50 °C.

Partiva da zero, con poca esperienza nel campo delle piante ornamentali. Non si dedicava solo alle rose: sviluppò nuove varietà di forsizia (date un'occhiata alla sua 'Northern Gold' sotto), di filadelfo ('Snow Dwarf') e di weigela. Ma sono state le rose a farle ottenere il riconoscimento internazionale.


















«Non sapevo nulla di rose», disse. Ma affrontò la sfida con energia e da un punto di vista puramente scientifico, esaminando metodicamente le vecchie piantagioni di rose presso la Fattoria Sperimentale di Ottawa. Era particolarmente interessata a quelle che erano sopravvissute con poche cure.

Iniziò fin da subito a introdurre la Rosa rugosa nel suo programma di ibridazione.

















Alcuni la chiamano "rosa da spiaggia", altri le attribuiscono nomi ben più volgari! È considerata una delle piante infestanti più invasive d'Europa. La rosa fu importata dal Giappone da Carl Peter Thunberg nel 1776. Prospera anche sulle coste siberiane. È tollerante al sale, resistente al gelo e molto invasiva. Nell'emisfero settentrionale si è diffusa lungo le coste, soppiantando la vegetazione circostante.

Ma Felicitas si chiedeva se sarebbe riuscita a domare la prepotenza della varietà, sfruttandone i punti di forza nel suo programma di ibridazione e incrociandola con rose cinesi più belle e a fioritura ripetuta, seppur delicate. Allo stesso tempo, stava studiando altri ibridi di rose rugose creati da ibridatori precedenti (come 'Schneezwerg', prodotta dal tedesco Peter Lambert nel 1912). Felicitas era una madre severa. Annaffiava le sue rose, ma non usava fertilizzanti, pesticidi e certamente non le proteggeva dal freddo invernale. Le sottoponeva a prove in climi estremi presso stazioni in Canada, negli Stati Uniti, nella Svezia settentrionale, in Finlandia e a metà del Monte Cook in Nuova Zelanda. Ed è per questo che le rose sopravvissute sono ancora oggi così apprezzate dai giardinieri che vivono in zone fredde.

Rose esploratrici
I frutti dei suoi sforzi sono noti come la serie di rose "Explorer". Questa ebbe inizio con la varietà "Martin Frobisher" nel 1968. 
















Seguì la "Jens Munk" nel 1974, la "Henry Hudson" nel 1977 e così via.






























Oltre a creare rose arbustive resistenti e a fioritura ripetuta, si è concentrata anche su rampicanti con le stesse caratteristiche, adatte alla Zona 3. La sua prima varietà, 'John Cabot' – un viola cremisi pallido, ibridato nel 1969 e introdotto in Canada nel 1978 – ha vinto un premio  della Royal National Rose Society del Regno Unito.

















Dopo il suo ritiro, altri continuarono il lavoro di introduzione sul mercato delle rose da lei ibridate, che erano ancora in fase di sperimentazione. Il sito Helpmefind elenca 29 rose da lei create e 60 in totale, per le quali è stata richiesta la registrazione del brevetto. È scomparsa nel 2016 all'età di 95 anni.
Felicitas non si sposò mai e ad alcuni poteva sembrare distaccata. La sua educazione viennese le aveva conferito un atteggiamento formale e chi faceva parte della sua cerchia ristretta diceva che non sopportava gli sciocchi. Il che fa sorgere spontanea la domanda su cosa pensasse di quegli uomini che le dicevano che, in quanto donna, poteva studiare solo piante ornamentali.

Sarà stata pure una persona modesta, ma aveva molti ammiratori in tutto il mondo. E li ha ancora oggi. Gli amanti delle rose che si dedicano al giardinaggio in climi estremi le devono un sentito ringraziamento, sia per le piante che ha donato loro, sia per quelle che il suo lavoro e il suo successo hanno ispirato. Era una pioniera, proprio come gli esploratori da cui prendono il nome le sue rose.

PS Per quanto siano resistenti al freddo, le Rose Rugose sono molto sensibili al caldo, come ho visto durante l'estate appena trascorsa. Molto delle mie Rose Rugose hanno sofferto seccando diversi rami, alcune sono addirittura morte.

venerdì 9 ottobre 2026

IDENTIFICAZIONE CON UNA FOTO

Poco tempo fa ho pubblicato un post (vedi qui) in cui mi lamentavo per le numerose richieste pubblicate su gruppi Facebook dedicati alle rose, di persone che chiedevano l'identificazione di una rosa tramite una o due foto al massimo. 

Non è possibile una identificazione con la foto della corolla e basta. Occorrono tantissime altre indicazioni, e il più delle volte non bastano nemmeno quelle. Serve sapere se la rosa in questione è rifiorente, se è a cespuglio o rampicante, la forma delle foglie, la resistenza alle malattie, se profuma, come sono le spine, il numero di petali e tante altre variabili. Bisogna inoltre tenere presente che la fioritura è diversa a seconda della stagione: spesso i fiori sono più grandi e hanno più petali nella fioritura primaverile; in estate tendono a diminuire il numero dei petali perchè la pianta è sotto stress per il caldo, in autunno di solito si torna ad una buona fioritura quasi come quella primaverile.

Vi faccio un esempio con la foto della corolla di una mia rosa.

Prima foto: primavera. Seconda e terza foto: estate (notare il colore: si è persa la variegatura). Quarta foto: ottobre.






venerdì 2 ottobre 2026

LA CRISOPA

Aiuto! ho trovato queste perline attaccate a dei fili lungo i bordi di una foglia di rosa. Che cosa sono?








Tranquilli! Sono uova di Crisopa. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

La crisopa viene comunemente definita una "macchina da guerra" ecologica. Le notizie e i manuali di entomologia evidenziano tre caratteristiche fondamentali:

1. Le larve sono predatori voraci: Chiamate anche "leoni degli afidi", le larve si nutrono dei fluidi corporei di insetti dannosi. Durante il loro sviluppo (circa 2-3 settimane), una singola larva può divorare fino a 500-600 afidi, oltre ad acari, tripidi, cocciniglie e uova di lepidotteri.







2. Gli adulti sono pacifici impollinatori: Una volta compiuta la metamorfosi, l'insetto sviluppa splendide ali verdi trasparenti e perde l'istinto predatore. Gli adulti si nutrono esclusivamente di nettare, polline e melata, agendo come impollinatori e frequentando i giardini nelle ore notturne.











3. Uova sospese su un filo: Per proteggere la prole dal cannibalismo (le larve appena nate sono talmente affamate che si mangerebbero tra loro), la femmina depone le uova all'estremità di un sottilissimo filamento di seta lungo circa 1 cm. Questo accorgimento impedisce anche a predatori come le formiche di raggiungere facilmente l'uovo.

Boom nell'agricoltura biologica e urbana: I comuni e i consorzi agrari stanno intensificando i lanci di larve di crisopa per eliminare i parassiti senza l'uso di pesticidi chimici. Tra le iniziative di successo si contano i lanci massivi nei parchi cittadini per proteggere alberi come i tigli e i platani dalle infestazioni di cimici e tingidi.

LA CRISOPA E' UTILE PER LE ROSE?

Sì, la crisopa (Chrysoperla carnea) è un insetto ausiliario estremamente utile per le rose, poiché le sue larve sono predatrici voraci e rappresentano uno dei rimedi naturali più efficaci contro gli afidi (i pidocchi delle piante), che infestano di frequente i boccioli e le foglie tenere delle rose.

COME INTRODURRE E RILASCIARE LE CRISOPE NEL GIARDINO

L'introduzione delle crisope in giardino è un'ottima strategia di lotta biologica. Per ottenere i migliori risultati, è fondamentale seguire passaggi precisi basati sullo stadio in cui le acquisti.

1. Scegliere lo stadio di acquisto

Le crisope vengono vendute principalmente in due forme:

• Uova (consigliate per prevenzione o infestazioni leggere): Vengono fornite su cartoncini da appendere o miscelate in materiale inerte (come lo loula di riso) da distribuire sul fogliame.

• Larve (consigliate per infestazioni in corso): Sono lo stadio attivo e vorace. Vengono spedite all'interno di alveari di cartone o in flaconi con materiale disperdente.

2. Tempistiche e condizioni ideali

• Orario: Effettua il rilascio alla sera o al mattino presto, evitando le ore di sole diretto e caldo intenso.

• Meteo: Scegli una giornata senza vento forte e in assenza di pioggia imminente.

• Insetticidi: Assicurati di non aver utilizzato trattamenti chimici (anche biologici come il piretro) nelle due settimane precedenti, altrimenti ucciderai anche le crisope.

3. Come effettuare il rilascio

• Se acquisti le uova su cartoncino: Appendi i cartoncini direttamente sui rami delle rose, all'ombra e vicino alle colonie di afidi. I cartoncini non devono bagnarsi con l'irrigazione.

• Se acquisti le larve in flacone: Scuoti delicatamente il flacone per miscelare il contenuto. Distribuisci il materiale (larve e supporto) direttamente sulle foglie delle rose, concentrandoti sulle zone più colpite dai parassiti.

• Se acquisti le larve in alveare: Rimuovi la pellicola protettiva e picchietta delicatamente il cartone sopra le piante per far cadere le larve sulle foglie.

4. Consigli per farle restare nel tuo giardino

Gli adulti di crisopa non sono predatori (si nutrono di nettare e polline). Per spingerli a restare e deporre nuove uova nel tuo giardino, pianta fiori ricchi di polline come finocchio selvatico, carote, achillea, tarassaco e margherite.

mercoledì 30 settembre 2026

SE E' UNO SPORT... E' DA DIMENTICARE!

Il mio semenzale BOR032-20, produce una bella corolla piena, a coppa, come vedete sotto










e in questa pagina. E' un fiore variegato come il padre Souvenir de Gilles Villeneuve, ed ha corolla a coppa come la madre Wollerton Old Hall. E' profumato.

Pochi giorni fa, all'apice di un nuovo ramo, il semenzale ha prodotto questo fiore:










Ha solo 5 petali ma non è variegato come il padre. E' profumato, ed è l'unica caratteristica positiva che vi ho trovato. Se è uno sport, cioè se questo ramo ha prodotto una mutazione, direi proprio che è da dimenticare!

Approfondimenti sugli "sport" si trovano qui, qui, qui e qui.

lunedì 28 settembre 2026

TUTTE LE ROSE PRODUCONO CINORRODI...

Tutte le rose producono cinorrodi, ma non li vediamo con la stessa frequenza dei fiori perché i giardinieri tendono a tagliare i fiori appassiti per favorire la fioritura di nuovi boccioli. Tuttavia, se si lasciano alcuni – o tutti – i fiori morenti, questi si trasformeranno in cinorrodi di grande effetto all'inizio dell'autunno, spesso rimanendo visibili fino all'inverno inoltrato.

I cinorrodi migliori si producono nelle rose selvatiche, che possono essere piantate sia come esemplari singoli sia come siepi nelle zone più selvagge del giardino, dove si possono lasciare crescere naturalmente senza potature frequenti. Anche le rose rampicanti e sarmentose sono ottime scelte, poiché i loro grappoli di fiori si trasformano in centinaia di cinorrodi.

Le rose appartengono alla stessa famiglia delle mele, quindi non sorprende che anche i loro cinorrodi siano commestibili, dal sapore leggermente acidulo, simile a quello delle mele selvatiche . Sono una ricca fonte di vitamina C, con livelli fino a 10 volte superiori a quelli delle arance. Il momento giusto per raccogliere i cinorrodi è subito dopo le prime gelate, quando sono ancora sodi e colorati. Assicuratevi solo di lasciarne qualcuno per gli uccelli.

Ecco i nomi di alcune rose che producono bei cinorrodi:

Rosa canina


















Rosa filipes "Kiftsgate"
















Rosa "Madame Grégoire Staechelin"

















Rosa moyesii















Rosa setipoda














Rosa rugosa













Rosa cinese "Moceniga"

















Rosa Monica (creata da me)



CURA DELLE ROSE IN AUTUNNO

Se vi prendete cura delle vostre rose in autunno, esse supereranno l'inverno senza problemi, tornando sane, vigorose e ricche di fiori l'anno successivo. Le operazioni principali per la cura delle rose in autunno sono la pulizia, la rimozione dei fiori appassiti o del fogliame malato e la potatura in preparazione dell'inverno (non la potatura vera e propria, che in Italia va fatta in gennaio-febbraio a seconda della zona climatica).

L'autunno è anche un buon periodo per piantare una rosa.

Primo step: eliminate i fiori di rosa appassiti e mollicci per evitare che marciscano. Se la vostra rosa produce molti cinorrodi e avete piacere che si formino, eliminate solo i petali, in modo che i cinorrodi possano continuare a svilupparsi.

Secondo step: rimuovete e gettate via tutte le foglie rimanenti che mostrano segni di malattie, come macchia nera, oidio o ruggine. Raccogliete anche le foglie infette cadute a terra, poiché possono trasmettere malattie da un anno all'altro.










L'autunno è un buon momento per trapiantare le rose che si trovano in una posizione inadatta. Puoi anche piantarne di nuove, dato che avranno il tempo di attecchire prima dell'inverno. Sono disponibili come piante in vaso o a radice nuda da novembre a marzo.











Terzo step: accorciate gli steli delle rose a cespuglio alte per ridurre l'effetto sferzante del vento durante le raffiche invernali, che può allentare e danneggiare le radici. Se possibile, tagliate gli steli appena sopra una gemma rivolta verso l'esterno.

Ed ora potete attendere serenamente l'arrivo della stagione fredda, che le vostre rose saranno a posto.

venerdì 25 settembre 2026

L'INCOSTANZA DELLE ROSE VARIEGATE

Chi coltiva una rosa striata lo scopre nel giro di una settimana: nessun fiore è uguale all’altro. Su Rosa ‘Ferdinand Pichard’, ibrido perpetuo profumatissima a fondo bianco-crema cremisi, può aprirsi un fiore quasi tutto magenta con una sottile riga chiara, e accanto un altro bianco con tre spruzzi cremisi. Non è un difetto del vivaio, non è un errore di concimazione: è il modo in cui funziona il colore in questo gruppo di rose. Le righe non sono un disegno stampato, sono il risultato di un equilibrio instabile che si rigioca in ogni singolo bocciolo.












Da qui nascono le tre domande che tutti prima o poi si fanno: perché a luglio le righe quasi sparivano? Perché a ottobre il contrasto è tornato spettacolare? 

Il cremisi, rosso, il rosa, lampone dei petali dipendono da una famiglia di pigmenti chiamati antociani. Per produrli, la cellula del petalo deve accendere una catena di geni: alcuni fanno il lavoro sporco (gli enzimi che costruiscono il pigmento), altri fanno da direttori d’orchestra e decidono se e quanto la catena si accende. Nelle varietà a colore uniforme quei direttori d’orchestra lavorano allo stesso modo in tutto il petalo: risultato, tinta piena. Nelle varietà striate l’interruttore è instabile: in alcuni gruppi di cellule resta accesso, in altri si spegne. Le cellule accese diventano rosse, quelle spente restano crema. Poiché il petalo si accresce a partire da poche cellule iniziali, ogni gruppo di cellule “accese” viene trascinato e allungato dalla crescita: ecco perché il risultato non è una macchia tonda ma una striscia, spesso a pennellata, che si irradia dal centro verso il bordo.

Che cosa rende instabile quell’interruttore? Nelle piante ornamentali a fiore variegato si conoscono due meccanismi principali, e non si escludono a vicenda. Il primo è genetico in senso stretto: pezzi di DNA mobili, i cosiddetti geni salterini, possono infilarsi dentro un gene del colore e spegnerlo, e poi uscirne ripristinando la funzione; il momento in cui questo avviene, durante lo sviluppo del bocciolo, determina se il settore colorato sarà ampio o ridotto a un filo. Il secondo è epigenetico: il gene è intatto, ma viene messo a tacere da marcatori chimici sul DNA (la metilazione) che si comportano come un silenziatore a intermittenza. Ricerche recenti su un’altra ornamentale a petali striati, la Saintpaulia (vedi foto sotto), hanno mostrato in modo convincente che i settori bianchi nascono proprio dalla regolazione epigenetica di un singolo gene regolatore della famiglia MYB, e non da una semplice sovrapposizione di tessuti diversi. In pratica: lo stesso patrimonio genetico, letto in due modi diversi in due zone adiacenti dello stesso petalo.










Un terzo caso, più “meccanico”, è la chimera: la pianta contiene fisicamente due tessuti geneticamente diversi affiancati, come due impasti mescolati male. Rose, crisantemi e dalie sono notoriamente inclini a questo tipo di mosaico, ed è anche la base della maggior parte delle piante variegate.

Questa è la parte che in Italia si vede a occhio nudo. Gli antociani hanno due nemici dichiarati: il calore e il tempo. Da un lato, temperature elevate frenano la produzione: in rosa è stato documentato che ondate di caldo abbassano il contenuto di antociani nei fiori riducendo l’attività dei geni chiave della sintesi, e che l’effetto è massimo quando il caldo colpisce il bocciolo negli stadi intermedi di sviluppo, cioè giorni prima che il fiore si apra. Interessante e controintuitivo: conta il caldo che riceve il bocciolo, non tanto quello che riceve il resto della pianta. Dall’altro lato, il caldo accelera la demolizione del pigmento già formato, attraverso enzimi ossidativi che lo smontano. Studi sulla perdita di colore da stress termico in altre ornamentali mostrano lo stesso copione: geni della via dei flavonoidi in calo, risposta da shock termico in salita, fiore monocromatico.

Tradotto nel calendario italiano: nelle zone 8-10 la prima ondata di fioritura arriva da metà aprile al Sud e metà maggio al Nord, con tre-sei settimane di anticipo rispetto ai riferimenti statunitensi. È una fioritura bella ma non sempre la migliore per le righe, perché i boccioli si formano in primavera piena. Poi, da fine giugno, con massime stabilmente sopra i 30 °C e minime notturne alte, le striature si riducono a spruzzi pallidi, i fiori durano due o tre giorni invece di cinque o sei e il profumo si smorza. La fioritura d’oro è quella di settembre-ottobre: le notti fresche riducono la demolizione del pigmento e il contrasto rosso-crema torna al massimo. Chi ha una rosa striata e la giudica a fine luglio la sta valutando nel suo momento peggiore.

Calendario italiano per l’ultima fioritura striata dell’anno

Se l’obiettivo è la fioritura di settembre-ottobre, quella con il contrasto migliore, il lavoro si fa in estate.

Fine luglio (non giugno): potatura leggera di rimonda. Si tolgono fiori secchi, rametti sottili e cieche, accorciando i rami fioriti di un terzo su una gemma rivolta verso l’esterno. Nei climi freddi si consiglia giugno; in Italia centro-meridionale, con il caldo che blocca comunque il germogliamento utile, fine luglio centra meglio la ripartenza. Al Nord si può anticipare alla metà del mese.

Agosto: acqua regolare e abbondante alla base, mai sulle foglie, meglio all’alba. Pacciamatura di 5-7 cm con cippato o paglia: lo stress idrico è uno dei principali responsabili della monocromaticità. In Sicilia, Puglia e nelle zone interne del Centro-Sud una rete ombreggiante al 30-40% nelle ore centrali fa una differenza visibile sul colore.

Fine agosto: ultima concimazione dell’anno, con prodotti poveri di azoto e ricchi di potassio. L’azoto tardivo dà germogli acquosi che non arrivano a fiorire e si bruciano al primo freddo.

Settembre-ottobre: la fioritura buona. Al Nord attenzione all’umidità notturna e alla ticchiolatura (le macchie nere sulle foglie con ingiallimento e caduta): arieggiare il centro della pianta, raccogliere e smaltire le foglie infette, evitare bagnature serali.

Potatura strutturale: fine febbraio in pianura padana, gennaio nelle zone costiere del Sud e in Sicilia. Si accorcia di circa la metà, si tolgono i rami più vecchi di tre anni e, in quell’occasione, si eliminano definitivamente eventuali rami revertiti individuati durante l’anno.

mercoledì 23 settembre 2026

PERCHE' CI SONO ROSE CHE NON VENGONO VENDUTE IN TUTTI I CONTINENTI?

Perchè alcune rose sono disponibili solo in Europa, o negli USA, o in Australia ecc.?

Non è per mancanza della volontà di rendere certe varietà disponibili ovunque: la risposta ha a che fare piuttosto con l'adattabilità della rosa ad altri tipi di clima rispetto a quello in cui è stata selezionata. 

Le grandi aziende produttrici di rose dispongono di campi di prova distribuiti in diversi continenti per osservare come si comportano le loro nuove varietà in un clima specifico. Una rosa può prosperare nei climi americani e diventare debole e piena di malattie in Europa o Australia. Non è sempre per forza così, ma può succedere. 

Quindi le aziende non rilasceranno una rosa negli Stati Uniti se non cresce bene negli Stati Uniti. Oppure una rosa che non cresce bene in Francia o in Belgio non verrà rilasciata in Europa. La dolce Mademoiselle di Meilland (1987) ne è un esempio. Non la troverete facilmente in Europa ma in America è stata ufficialmente rilasciata e si trova sul sito web degli USA ma non in Europa. Le grandi aziende non vogliono rilasciare rose in aree in cui non crescerà bene e questo è perfettamente normale.

Veniamo allora al caso degli ibridatori amatoriali, che sono di solito dei semplici privati: in genere questi non hanno i soldi e altri mezzi per testare le loro creazioni in diversi continenti, quindi è sempre una scommessa rilasciare nell'UE o negli Stati Uniti una rosa creata in India o a Sydney. Perchè non è testata. Quindi i vivai di rose non sono così entusiasti di iniziare immediatamente a vendere tali rose, che hanno bisogno di un periodo di prova in modo da poter essere osservati su come si comportano.











Prendiamo come esempio l'ibridatore indiano Viru Viraraghavan (foto sopra con la moglie). Le sue rose devono essere prima testate quando vengono innestate in Europa. Quando si comportano bene sappiamo che possono essere ulteriormente diffuse ma se si comportano male sappiamo che ci sarà un problema. Le rose Viru vengono coltivate in un clima tropicale senza stagioni, quindi come si comportano in climi con quattro stagioni? La cosa positiva è che la maggior parte delle rose di Viru sono incroci tra R. Gigantea e rose europee come Tè e HT, quindi hanno già i geni europei presenti e funzioneranno bene anche al di fuori dell'India.

Sotto: la rosa Adriana Zarri di Viraraghavan