SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, LE ETICHETTE CON CUI RINTRACCIARE GLI ARGOMENTI NEL BLOG, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI

lunedì 13 aprile 2026

CONSIGLI PER COLTIVARE ROSE SANE

Girellando qua e là online su siti di rose italiani e stranieri, mi sono imbattuta in questa lista di consigli di un sito inglese, che mi sembra valido da riproporre.









Le rose donano ai nostri giardini e ai nostri bouquet tanta bellezza e gioia. Questi consigli ti aiuteranno a prenderti cura delle tue rose e, si spera, a creare dei bellissimi ricordi.

1. Scegli con saggezza: fai le tue ricerche. Le rose vengono valutate in base a diverse caratteristiche. A mio parere, la più importante è la resistenza alle malattie. Meno tempo dovrai dedicare alla cura delle malattie, meglio sarà. Le rose resistenti alle malattie fungine come la macchia nera (ticchiolatura, vedi foto sotto) e l'oidio dovrebbero essere in cima alla tua lista.






[ndr sul database mondiale delle rose Helpmefind.com viene sempre segnalata la resistenza o meno della rosa in questione alle malattie].

2. Fornite loro ciò di cui hanno bisogno – In generale, le rose necessitano di almeno 6 ore di pieno sole al giorno (preferibilmente al mattino), un terreno ben drenato e ricco di sostanze nutritive e una quantità moderata di acqua. L'acqua deve essere applicata solo direttamente alla zona radicale, non alla superficie delle foglie. Una quantità adeguata di luce solare e l'acqua applicata solo alle radici contribuiranno a ridurre la diffusione e l'incidenza delle malattie fungine.

3. Potare per dare struttura – Quando si potano le rose all'inizio della primavera, bisogna tenere presente che aprire il centro della pianta o dell'arbusto consentirà una migliore penetrazione della luce e una migliore circolazione dell'aria. Permettere a più luce e aria di entrare al centro della pianta creerà un ambiente meno favorevole allo sviluppo di malattie fungine.

4. Mantieni il giardino in ordine: eliminare le piante e le parti di piante morte, morenti o malate dal giardino contribuirà a mantenerlo sano. Questo include la pulizia delle foglie di rosa potenzialmente malate cadute dalla pianta. Le spore fungine presenti sulle foglie cadute possono svernare e tornare in primavera per infettare la pianta. Quindi occorre raccoglierle e bruciarle.

5. Impara a conoscere i visitatori del tuo giardino: non tutti gli insetti sono dannosi [cfr. questo mio post]. Scopri quali insetti rappresentano una vera minaccia per la salute delle tue piante (parassiti) e monitorane le popolazioni. Scopri se il parassita ha dei predatori naturali (ovvero insetti utili) e monitorane anche le popolazioni. Un giardino sano dovrebbe avere entrambi. Se necessario, introduci altri insetti utili nel tuo giardino; puoi acquistarli per corrispondenza.

Gli insetti considerati benefici sono utili solo in determinate fasi del loro ciclo vitale. Il sirfide, ad esempio (foto sotto), si nutre di prede solo allo stadio larvale. I sirfidi adulti non si nutrono di altri insetti, ma di nettare e polline. Pertanto, oltre alle rose, è consigliabile coltivare altre piante fiorite che offrano una varietà di fonti di nettare e polline durante tutta la stagione di crescita. Questo aiuterà il vostro giardino a sostenere gli insetti predatori in tutte le fasi del loro ciclo vitale.



venerdì 10 aprile 2026

VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "COCORICO"











Cocorico è una bella rosa adatta per creare aiuole e cespugli o siepi. E' stata creata da Meilland nel 1987. Presenta una abbondante e ripetuta fioritura con fiori bianchi bordati di rosa-rosa carico, dal profumo molto leggero o assente. E' molto sana e si presenta molto bene come punto importante del giardino.

Qui la trovate nella mia pagina interna. Io ho ottenuto questa rosa tramite talea, avendola vista nei pressi di una casa abbandonata. Mi avevano colpito i suoi fiori così delicati, come farfalle.

E' stato un po' più difficile identificarla con certezza, infatti sono stata a lungo indecisa se poteva essere "Betty Boop" (Carruth, 1999), ma alla fine, con l'aiuto dell'indispensabile database http://www.helpmefind.com/, ho capito che era il profumo a fare la differenza. Betty Boop ha un forte profumo, Cocorico ha un profumo leggero, come appunto la mia talea.

Potete vedere Betty Boop nel database Helpmefind, e anche Cocorico.



IL GIARDINO DELLE ROSE DI FIRENZE

Anche voi state facendo il conto alla rovescia, per vedere quanto manca all'esplosione della prima fioritura delle rose?

Sto pensando a quali giardini visitare quest'anno, e una cara amica mi ha parlato di una chicca che non conoscevo: il Giardino delle Rose di Firenze.

Posizionato al di sotto di piazzale Michelangelo, è un vero e proprio balcone sul centro storico, la cui vista ha poco da invidiare a quella mozzafiato che si vede da Forte Belvedere.

Aperto tutto l'anno, dà veramente spettacolo quando le oltre mille varietà di rose, di cui circa 350 molto antiche, fioriscono. Inoltre le opere dell’artista belga Folon lo valorizzano: si può guardare, attraverso lagrande valigia Partir, il panorama unico di Santa Maria del Fiore e Palazzo Vecchio.









Ci si può riposare accanto all'uomo di Folon sulla panchina, fuori dal tempo di Je me souviens; 








si accarezza Chat, il gattone addormentato sull’erba tra i cespugli di rose. 









Infine, insieme a l’Envol, si può ancora una volta spiccare il volo su Firenze e rimirarla dall’alto.

Nel giardino si trova anche un... angolo di Giappone! Il giardino giapponese è stato donato al Comune di Firenze dalla città gemellata di Kyoto. 


































mercoledì 8 aprile 2026

E SONO 10!










Sono 10 anni proprio oggi, quando decisi di inaugurare un blog più che altro per tenere traccia dei miei lavori con le rose, dei miei progressi, delle piante coltivate. E con la segreta speranza di poter condividere con tutti la salutare esperienza di coltivare le rose.

Negli anni il blog è cresciuto, si è ampliato, si sono aggiunti lettori. Ma lo scopo dichiarato è sempre quello: fare aumentare la community di coloro che si avvicinano alle rose con il desiderio di sperimentarne non solo la coltivazione, ma anche la riproduzione per talea e margotta e per innesto, e tramite seme fino a giungere all'ibridazione vera e propria.

BUONE ROSE A TUTTI!!!

venerdì 3 aprile 2026

VIRUS DELLA ROSETTA DELLA ROSA (ROSE ROSETTE EMARAVIRUS)


Rose rosette emaravirus (RRV - in inglese RRD: Rose Rosette Desease) è un virus (Emaravirus) responsabile della cosiddetta rosetta della rosa. In Europa non è mai stato segnalato, ma la sua potenziale introduzione rappresenta una seria minaccia non solo per i produttori di rose, ma anche dal punto di vista paesaggistico, ambientale, nonché storico e sociale.

Con il Regolamento di Esecuzione (UE) 2024/2004 della Commissione del 23 luglio 2024 è stato inserito tra gli organismi nocivi da quarantena rilevanti per l’Unione europea di cui non è nota la presenza nel territorio dell’Unione.

ORIGINE E DIFFUSIONE
Rose rosette emaravirus non è mai stato segnalato in Europa.

I sintomi di questa malattia sono stati osservati per la prima volta in Canada negli anni ‘40 su rose selvatiche e coltivate, ma solo nel 2011 è stato possibile identificare con certezza questo virus. Negli ultimi decenni la malattia si è ampiamente diffusa negli Stati Uniti ad eccezione di alcuni Stati dell’ovest; dal 2013 è stata segnalata anche in Florida e nel 2017 in India (Bengala occidentale).

COME RICONOSCERLO
Alla ripresa vegetativa le piante colpite possono sviluppare nuovi getti con accrescimento molto rapido, ed essere caratterizzate dall’assenza di spine, dalla presenza di gambi inspessiti e turgidi che successivamente virano ad una colorazione rosso accesa. Talvolta è possibile osservare la proliferazione di germogli e la mancata apertura dei boccioli fiorali con deformazione degli stessi.


Nelle piante adulte, in piena fase vegetativa e di fioritura, si possono osservare mancata lignificazione dei rami, anomala proliferazione delle spine, fiori deformati, malformazione delle foglie che possono anche presentare decolorazioni e mosaicature, fino allo sviluppo di scopazzi (ammasso di rametti ravvicinati più sottili e più deboli del normale).

Le piante colpite vanno incontro a deperimento generalizzato; la morte sopraggiunge mediamente in 3-5 anni. Talvolta gli stessi sintomi possono essere confusi con quelli da deriva di prodotti fitosanitari.

OSPITI E DANNI
La malattia colpisce esclusivamente il genere Rosa; la specie R. multiflora risulta essere particolarmente sensibile, ma sono state osservate piante malate anche tra altre rose coltivate, tra le quali rampicanti, ibride, varietà antiche e tappezzanti. Sono in corso studi per valutare l’esistenza di eventuali varietà resistenti.

Negli Stati Uniti, il virus ha avuto un forte impatto economico sull’industria delle rose commerciali e ha determinato la distruzione di piantagioni di rose su larga scala in parchi pubblici, giardini botanici e piantagioni domestiche.


Al momento non esistono sistemi di contenimento efficaci. L’unica strategia perseguibile per impedire la diffusione della malattia è quella dell’eradicazione mediante la pronta rimozione delle piante infette. Tale rimozione è fondamentale in quanto trattandosi di un virus sistemico, la sua presenza può essere riscontrata anche a livello dell’apparato radicale.

VIE DI DIFFUSIONE
Il virus viene trasmesso da un acaro eriofide, Phyllocoptes fructiphilus, che si nutre su diverse specie del genere Rosa, ma la cui presenza non è mai stata segnalata in Europa. Questo acaro, invisibile ad occhio nudo, può essere trasportato passivamente dal vento e dai vestiti degli operatori, ma può anche spostarsi attivamente da una pianta infestata ad una sana adiacente. Phyllocoptes fructiphilus è presente in particolare sugli apici dei nuovi germogli dove si nutre e si riproduce; le femmine svernano sotto la corteccia o nelle asperità delle gemme delle piante di rosa e si muovono successivamente verso i germogli dove depongono mediamente un uovo al giorno per circa 30 giorni. L’acaro ha diverse generazioni l’anno.

ATTENZIONE a non cadere nel panico: i rami nuovi rossi sono normali nelle rose. Il sintomo che si tratti di malattia è dato dal numero sproporzionato di spine rispetto agli altri rami, come si vede chiaramente dalle foto.












LA REGOLA DEI 10 LITRI

Aprile è senza dubbio il mese più dinamico in giardino. Le giornate si allungano, il terreno si riscalda e le rose finalmente dispiegano il loro nuovo fogliame.

È giunto il momento di sostenerle in questa spettacolare fase di crescita, per garantire una fioritura rigogliosa tra poche settimane.

💧La regola d'oro dell'innaffiatura (per le piante giovani)

Se avete piantato nuovi cespugli di rose (a radice nuda o in vaso) dall'autunno 2025, tenete presente che il loro apparato radicale è ancora giovane e superficiale.

Hanno quindi bisogno del vostro aiuto per affrontare il loro primo anno e diventare indipendenti.

Il metodo dei 10 litri: la regola d'oro è semplice: annaffiate ogni cespuglio di rose con l'equivalente di un grande annaffiatoio (10 litri d'acqua) una volta alla settimana. Mantenete questa regolarità per tutta la primavera e l'estate.



mercoledì 1 aprile 2026

IL CANCRO RAMEALE DELLA ROSA










Il cancro rameale della rosa (spesso causato da Coniothyrium fuckelii) è una malattia fungina che provoca lesioni scure, depresse e necrosi sui rami, portando al disseccamento. Si combatte tagliando i rami infetti fino al legno sano, disinfettando gli attrezzi, e applicando prodotti a base di rame, specialmente dopo la potatura. I cancri rameici colpiscono prevalentemente le piante vecchie e le rose rampicanti antiche che hanno prodotto molti rami legnosi nel corso degli anni. La necrosi difficilmente si sviluppa sulle piante giovani, perché la modifica tessutale riguarda solo il legno che comincia a seccare e indebolirsi.

Sintomi e Danni
Macchie: Comparsa di macchie brune o bruno-violacee in corrispondenza di gemme o ferite.
Lesioni: I rami presentano aree depresse (cancri), con corteccia che fessura e diventa grinzosa.
Disseccamento: La parte di ramo sopra la lesione necrotica dissecca rapidamente.
Rigonfiamenti: A volte si formano calli rigonfi ai margini della ferita. 














Cause
Patogeno: Principalmente Coniothyrium fuckelii, un fungo che penetra attraverso lesioni, tagli di potatura o danni da grandine.
Fattori favorevoli: Umidità elevata, stagioni piovose, e presenza di legno vecchio o ferite non cicatrizzate.

Prevenzione:
Potatura: Eseguire tagli netti e inclinati per evitare ristagni d'acqua.
Disinfezione: Disinfettare gli attrezzi di taglio tra una pianta e l'altra.
Trattamenti: Applicare prodotti rameici (rame) in autunno (al bruno) e dopo la potatura primaverile. 

Rimedi e Interventi
Asportazione: Tagliare i rami colpiti almeno 2-3 cm sotto la lesione, fino a trovare tessuto sano.
Cicatrizzazione: Trattare le ferite di potatura con mastici cicatrizzanti.
Eliminazione residui: Rimuovere e bruciare le parti infette, poiché il fungo può sopravvivere sui rami morti.
Trattamenti chimici: Usare fungicidi a base di rame (es. poltiglia bordolese) per proteggere le piante. 




lunedì 30 marzo 2026

VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "SOPHIE'S PERPETUAL"









Il nome "Sophie's Perpetual" probabilmente è il nome che fu dato a una rosa più antica, la cui identità era andata perduta. Si pensa che questa rosa risalga a prima del 1928. 

Il nome fu dato dal grande (ma semisconosciuto) coltivatore di rose Humphrey Brooke negli anni '60 in onore della nonna di sua moglie Sophie Petronova Šuvalov Benckendorff. Chi era Sophie? 


Era la moglie del Conte Alexander von Benckendorff, l'ultimo ambasciatore imperiale russo in Gran Bretagna, che rimase in Gran Bretagna dal 1903 fino alla sua morte nel 1917. È stato uno dei primi morti per la grande epidemia di influenza Spagnola. Sophie creò, in particolare, un fondo per i prigionieri di guerra russi (I Guerra Mondiale), avendo sentito parlare delle condizioni spaventose in cui erano tenuti.

Dopo la morte di suo marito, Sophie si trasferì nel piccolo villaggio di Claydon nel Suffolk, vivendo in un casale tradizionale, "Lime Kiln". Prende il nome dai forni vicini dove il gesso locale veniva bruciato ad alte temperature, diventando calce per la produzione di malta e concime. 
Questo casale, pur essendo molto bello, dovette rappresentare un grande cambiamento dal palazzo russo dove era nata e vissuta da bambina. Sophie era un'appassionata giardiniera che creò un giardino formale intorno alla casa, dove ha piantò la rosa ora conosciuta come "Sophie's Perpetual". Sophie morì nel 1928, quindi la sua rosa era chiaramente in coltivazione prima di quella data.

















"Sophie's Perpetual" è una rosa molto attraente che merita di essere conosciuta e apprezzata di più presso il grande pubblico. 
Produce mazzi di boccioli rosa scuro che si aprono in deliziose fioriture semi doppie. I petali esterni rosa più scuri circondano i petali più chiari che a loro volta vezzeggiano la corona dorata centrale. Questa rosa fiorisce continuamente, da qui il suo nome "perpetual". Il profumo è forte e delizioso.
Il suo fogliame è sano lucido, manca di spine, un tratto distintivo della sua origine cinese. Crea un grande arbusto con un'altezza fino a 2,5 m. 

















Si crede ora che "Sophie's Perpetual" sia la rosa "Dresda China". 
Humphry Brooke nel 1974 scrisse così nel "The Rose Bulletin" della Royal National Rose Society:

"Nel 1924 Sophie, la Contessa Benckendorff, la nonna di mia moglie e la creatrice del nostro giardino a Lime Kiln, Claydon, nel Suffolk, piantò sei esemplari di una rosa prodotte dal vivaio "Paul" con il nome Dresden China. Quattro esemplari ancora sopravvivono in pieno vigore, tre sono saliti a 20 piedi contro la casa. Queste rose sono di solito in fiore prima o poco prima del 1 maggio e continuano fino alle gelate".

Questo il link alla mia pagina dedicata a "Sophie's Perpetual": http://valentinaelesuerose.blogspot.com/p/rosa-n-10.html.



IL REGALO PIU' BELLO CHE POSSIAMO FARE ALLE NOSTRE ROSE

Dopo tutti questi anni passati a coltivare rose, ho imparato che le vere lezioni non vengono dai libri, ma dallo stare in giardino alle prime luci dell'alba con una tazza di caffè, osservando cosa fanno le rose quando non ce ne prendiamo cura. E la verità è semplice: una rosa non prospera mai da sola.

Noi potiamo, nutriamo, pacciamiamo e sussurriamo parole di incoraggiamento, ma la vera magia avviene nella compagnia che esse frequentano. I compagni svolgono il lavoro silenzioso – la protezione, l'ammorbidimento, l'equilibrio – molto tempo dopo che noi siamo rientrati in casa per farci una tazzina di caffè per la terza volta.

La salvia è stata la prima pianta a insegnarmi questo. L'ho piantata per il colore, ma l'ho tenuta perché si comporta come un piccolo buttafuori da discoteca per le rose. Il suo zolfo naturale fa desistere la macchia nera, e i sirfidi e le crisope (foto sotto) che attrae sono praticamente la squadra di disinfestazione non pagata del giardino.






Anche la lavanda è diventata un'amica fidata. Il suo fogliame calmo e argenteo sta accanto alle rose come un compagno assennato che tiene tutti con i piedi per terra. Aiuta a tenere lontani gli afidi e attira le api come se stesse organizzando una festa estiva. E quando la brezza mescola lavanda e rose, ti ricordi esattamente perché ti sei innamorato del giardinaggio.

La nepeta, o erba gatta (foto sotto), è la discreta diplomatica dell'aiuola. Ammorbidisce la base delle rose, nasconde gli angoli più irregolari e attira le api come se gestisse un piccolo Airbnb per insetti. Un'aiuola può sembrare anonima finché la nepeta non arriva e dice: "Bene, diamo un po' di vita a questo posto".











L'Achillea — "Achillea la guerriera gialla", come l'ho soprannominata (ne ho di tutti i colori, ma il giallo è una calamita per le coccinelle) — è una pianta che ho sottovalutato per anni. Le coccinelle non si limitano a far visita; si stabiliscono, si sistemano e mettono su famiglia. Le sue infiorescenze piatte sono ricche di nettare per sirfidi e vespe parassite, e le sue radici profonde migliorano silenziosamente il terreno senza mai chiedere applausi.











E poi ci sono di nuovo le salvie: perché una volta che vedi cosa può fare una, inevitabilmente ne aggiungi altre. Creano un alone protettivo e vibrante intorno alle rose, come un gruppo di amici allegri che hanno deciso che le tue rose meritano un seguito adeguato.

In definitiva, il regalo più grande che possiamo fare alle nostre rose non è un fertilizzante o uno spray, ma la comunità. Un arazzo vivente di piante che proteggono, riparano, attraggono alleate e rendono l'intero giardino più vivo. Le rose coltivate con buone compagne non solo sono più belle, ma stanno anche meglio.

È giunto il momento di piantare le vostre rose... e i loro migliori amici. Offrite loro una buona compagnia e non si sveglieranno mai sole.

AMA LE TUE 🌹🌹🌹

(By Paul Sykes in David Austin Roses Facebook Group)

venerdì 27 marzo 2026

API, VESPE & FRIENDS










Api, vespe, calabroni, bombi, sirfidi: ecco un identikit per riconoscerli e non confonderli.

La vespa e l'ape sono senza dubbio le più confuse, ma la loro conformazione può essere d'aiuto nel distinguerle. Prima di tutto le api hanno un corpo più peloso e il loro colore va dal marrone al nero. Le vespe non hanno un corpo peloso e sono contraddistinte dal restringimento tra torace e addome (da qui il cosiddetto "vitino di vespa"). Le api, inoltre, possono pungere solo una volta, mentre le vespe sono più aggressive e possono pungere anche più volte davanti ad una minaccia. Infine, ultima curiosità che distingue le due è che le vespe sono infestanti, mentre le api sono impollinatori protetti da preservare per la tutela dell'ecosistema. 






La sirfide è una mosca travestita da ape. (foto sotto). I suoi colori, infatti, possono ingannare, ma in realtà si tratta di un insetto innocuo, senza alcun pungiglione. Si distingue dalla vespa per avere solo due ali (invece di quattro), occhi grandi che spesso si toccano, assenza del "vitino stretto" e la capacità di volare a punto fisso come un elicottero. Sono utilissimi impollinatori e divoratori di afidi. 








Tra gli insetti simili ad api e vespe, che può capitare di vedere in strada, in giardino, sul terrazzo in primavera e in estate, c'è il bombo (foto sotto). Il suo aspetto è più goffo dei suoi simili, ha una forma rotondeggiante, è peloso e molto bello a vedersi. I bombi appartengono alla stessa famiglia delle api e sono anche loro preziosi impollinatori. Nidificano ovunque, fuori terra e sotto terra. Non si tratta di un insetto aggressivo, il bombo, infatti, punge soltanto in caso di difesa. Il suo pungiglione e il suo veleno, comunque, non sono letali per l'uomo.








Sarà capitato a tutti di vedere, soprattutto in piena estate una vespa vasaio (foto sotto). Si tratta di quell'insetto volante, dal corpo nero assottigliato al centro, con sottili zampe gialle e nere, che nidifica spesso nei pressi delle abitazioni (o al loro interno) realizzando un nido a mezza otre. Le vespe vasaie sono animali impollinatori, mentre le larve sono carnivore. Non si tratta di insetti particolarmente pericolosi: a pungere sono solo le femmine (come tutti gli imenotteri aculeati), ma lo fanno solo come ultima risorsa, se subiscono una pesante minaccia. Il veleno non è tossico, dunque, tranne in caso di particolari allergie, non è pericoloso per l'uomo.









C'è poi l'ape legnaiola, più rara da vedere ed erroneamente definita calabrone nero o bombo nero, ma non ha nulla a che vedere con questi insetti. Si tratta di un insetto della famiglia Apidae, dal corpo nero-viola cangiante. E' anche chiamata ape solitaria. Quando si avvicina si fa sentire per il suo volo rapido e rumoroso, ha un pungiglione robusto, ma non è un insetto aggressivo (se non minacciato fortemente). A differenza di alcuni dei suoi simili, quando punge non muore.







Infine, parliamo del calabrone, temuto molto dagli uomini a buon motivo. Si tratta, intatti della più grande delle vespe europee e nordamericane. Un insetto carnivoro, che preda altri insetti e che crea nidi di carta con fibre vegetali impastate a saliva. Lo si riconosce dal suo colore marrone scuro e dalle sue strisce gialle, come una vespa più grande. Il suo pungiglione è liscio e retrattile e può pungere più volte senza morire. Attacca l'uomo solo quando si sente particolarmente minacciato, ma il suo pungiglione velenoso inietta all'uomo sostanze tossiche che possono essere molto pericolose, per questo è bene intervenire prontamente. 



COME SCOPRIRE IL PH DEL TUO TERRENO













Esiste un metodo economico naturale per testare il ph del terreno del tuo giardino. Ecco cosa serve:

- acqua distillata
- aceto bianco
- bicarbonato di sodio
- bicchieri o ciotole di plastica.

Preleva circa 10-20 grammi di terra da 2-3 punti diversi del giardino, a una profondità di circa 10 cm, eliminando sassi e radici.
Metti il terreno in due ciotole separate (una per il test del bicarbonato, una per l'aceto).
Aggiungi mezzo bicchiere di aceto bianco a un campione. Se frigge o fa bollicine/schiuma, il terreno è alcalino/basico (pH > 7).
Al secondo campione, aggiungi acqua distillata fino a creare un fango, poi aggiungi un cucchiaio di bicarbonato di sodio. Se frigge o fa schiuma, il terreno è acido (pH < 7).
Se non c'è reazione con nessuno dei due, il terreno è probabilmente neutro (pH vicino a 7).

E "a occhio" si può capire qualcosa?
La presenza di piante come ortiche, trifoglio o convolvolo indica spesso un terreno neutro o basico. Al contrario, muschio, felci, brugo o azalee segnalano un terreno acido.

La rosa cresce al meglio ad un pH compreso tra 4,5 e 7, con valori ottimali compresi tra 5,5 e 6,5. Nel caso di valori di pH anomali, la quantità di correttivo da impiegare per modificare il pH variano in funzione della natura del substrato e segnatamente della sua capacità di scambio.
Nei terreni che hanno un pH eccessivamente elevato, per abbassarlo si possono impiegare, zolfo finemente granulato o solfato ferroso. La correzione va effettuata preferibilmente d'estate, incorporando i correttivi nel substrato mantenuto sempre sufficientemente umido. Si può coltivare con il pH elevato, riducendo gli effetti negativi sulle coltivazioni, utilizzano concimi fisiologicamente acidi e portainnesti della rosa adatti. Per elevare il pH si utilizza calcare in polvere o calce dolomitica.

VUOI ACQUISTARE UNA NUOVA ROSA? ECCO "BELLE SULTANE"

Oggi vi propongo una rosa Gallica, sorprendentemente con la corolla quasi semplice. Si chiama "Belle Sultane" e ha dietro di sè una bellissima storia.










La storia inizia in Martinica, verso il 1780, dove due bambine, Joséphine e sua cugina Aimée, si recano presso una veggente per farsi predire il futuro. La veggente predice per entrambe un destino straordinario :la prima sarà più che regina e l'altra deterrà un immenso potere come sovrana nascosta di un palazzo che non potrà mai lasciare.

La predizione si avvera: Joséphine diventerà moglie di Napoleone e imperatrice dei Francesi mentre Aimée vivrà un'avventura incredibile. Al ritorno in Martinica da un viaggio in Francia ,la nave che la riporta in patria è catturata dai pirati e la ragazza viene rapita, venduta come schiava bianca in Algeria e infine offerta al Sultano di Costantinopoli, Abdoul Hamid. Da quel momento la sua vita si svolgerà tutta nell'harem dove Aimée, detta “Nakchidil”, acquisterà un potere silenzioso ma enorme, prima come favorita del vecchio sultano, poi del suo successore e infine, come madre adottiva di un terzo sultano, diventando la cosiddetta "Sultane Valide" (o Regina Madre)









Questa rosa, una gallica risalente al XVIII secolo, introdotta nel 1810 dal giardiniere André Dupont nel giardino dell'imperatrice Joséphine, la Malmaison, venne dedicata dalla stessa Joséphine, a Aimée Dubuc de Riverie, la bambina sua compagna di giochi che, attraverso vicende straordinarie, divenne una delle più potenti sultane dell'Impero Ottomano.

Il colore è cremisi-violaceo, il profumo fortissimo. E' alta da 150 a 220 cm. Come tutte le galliche, fiorisce una sola volta all'anno, a primavera.



mercoledì 25 marzo 2026

AFIDI: RIMEDIO NATURALISSIMO








Tutti noi siamo venuti prima o poi a contatto con una infestazione di afidi sulle nostre rose. E sicuramente abbiamo notato con quanta velocità gli esserini verdi (o rossi o neri) appaiano sulle gemme, sui boccioli, sui rami nuovi.








Infatti gli afidi si riproducono in modo estremamente rapido, principalmente tramite partenogenesi vivipara in primavera ed estate: le femmine generano altre femmine vive senza bisogno di accoppiamento. Una femmina può produrre da 3 a 10 piccoli al giorno, portando a infestazioni massive in pochi giorni. In autunno, avviene una riproduzione sessuata per deporre uova invernali resistenti.

Esistono rimedi naturali?

Il rimedio naturale cresce in cucina da 10.000 anni.









L'aglio piantato attorno alle rose è una delle pratiche di consociazione più antiche e documentate. Il profumo dello zolfo rilasciato dalle radici dell'aglio crea un microclima sgradevole per gli afidi, che faticano a localizzare la rosa ospite. La tradizione orticola italiana lo praticava già nei giardini conventuali medievali.











Cosa protegge:

Afidi: il profumo confonde la navigazione olfattiva — la colonia non si stabilisce.

Macchia nera (Diplocarpon rosae): il microclima con zolfo riduce la pressione fungina nell'ambiente immediatamente intorno alla pianta.

Coleottero giapponese (Popillia japonica): presente in Lombardia, Piemonte e Veneto dal 2014 — l'aglio ha effetto deterrente sugli adulti ovideponenti.

Rodilegno e coleotteri delle canne: riduzione delle deposizioni in prossimità delle piante consociate con aglio.







Come si fa:

Pianta 4–6 spicchi d'aglio in un anello attorno a ogni cespuglio di rosa, a 15–20 cm dai fusti, punta verso l'alto, 5 cm di profondità. Pianta a marzo, prima che la stagione degli afidi raggiunga il picco a maggio. L'aglio resta in terra tutto l'anno — non disturba la rosa e si rinnova da solo.

Zero spray. Zero chimica. Costo: un bulbo d'aglio dal supermercato.

lunedì 23 marzo 2026

UN INTERESSANTE ARTICOLO DI MARIA EVA GIORGIONI

Un interessantissimo articolo di Maria Eva Giorgioni, pubblicato sul sito del CREA (il più importante Ente italiano dedicato all'agroalimentare).

L’autore & il CREA
Maria Eva Giorgioni, docente ordinaria di Floricoltura presso l’Università di Bologna, è membro del gruppo di lavoro sulle collezioni vegetali specializzate della SOI (Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana) e della International Rose Society (I.R.S.). Autrice di oltre 90 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali e internazionali, ha inoltre scritto una monografia dedicata alle rose antiche.  










Centinaia di volumi e migliaia di articoli in tutte le lingue testimoniano cosa ha significato nei secoli la rosa per poeti, artisti, botanici, paesaggisti, ricercatori da laboratorio e cacciatori di piante, fortunati e pazienti ibridatori, vivaisti sparsi per il mondo e una folla di appassionati giardinieri, ma cosa rappresenta oggi alla luce dei progressi scientifici, dei cambiamenti climatici, economico-sociali e in generale dei mutati stili di vita dell’uomo?

La rosa oggi 
È ancora la pianta ornamentale più coltivata nel mondo, la più importante per steli recisi prodotti, superfici investite e, pertanto, per interesse economico, risultando, inoltre, punto di riferimento per l’analisi dell’andamento dei mercati dei fiori recisi a livello internazionale. La sua domanda, infatti, riflette la situazione economica e sociale di un Paese e risente di shock economici e di tensioni geopolitiche, come è accaduto per la pandemia da Covid, la Brexit e per l’attuale conflitto militare che coinvolge la Russia, uno dei principali consumatori del prodotto coltivato in Ecuador e Colombia; lo testimoniano le statistiche fornite dall’olandese Floridata e dall’Associazione olandese dei grossisti importatori ed esportatori di prodotti floricoli (Vereniging van Groothandelaren in Bloemkweke–VGB). 

D’altra parte, le grandi coltivazioni semi-intensive nei Paesi Terzi, come quelle a Naivasha, in Kenya, a 150 km a nord di Nairobi, stanno causando un forte impatto sociale sulle popolazioni locali così come sull’ambiente: l’acqua del grande lago, che è in diminuzione per volume, fa registrare un preoccupante aumento del contenuto di sali e pesticidi, a cui va aggiunto l’impatto ambientale del carburante necessario per trasportare i fiori dal Kenya all’Europa. 

Non sorprende che si stiano moltiplicando negli USA e in Europa, Italia compresa, piccole farm in linea con il movimento Slow Flower, che seguono metodi di coltivazione ecosostenibili, dando valore al naturale e allo spontaneo. Qui le rose non sono la specie principale, ma non possono mancare e vengono coltivate all’aperto, seguendo il ciclo stagionale naturale, come si potrebbe fare, e si faceva un tempo, nel giardino e nell’orto-giardino. Ma anche per questo impiego è fondamentale la scelta di cultivar adatte alla coltivazione all’aperto, rifiorenti, resistenti ai patogeni, profumate e con una lunga durata dello stelo in vaso. 

















(foto sopra: 'EVEnambe' di Roses André Eve è l'ibrido che ha ottenuto la medaglia d'oro per la categoria 'Grande fiore-HT', nel concorso 2024. Colore e forma frangiata dei petali sono i suoi caratteri distintivi)

Il miglioramento genetico 
Un altro punto di forza di questa pianta è Il miglioramento genetico, rivoluzionato negli ultimi anni dalla genomica, che non solo ha permesso di studiare la ‘domesticazione’ delle rose nel tempo e di riconsiderare la classificazione botanica delle specie, ma anche di accelerare la selezione di nuovi ibridi. La rosa è l’unico genere ornamentale, di cui è stata pressoché completata la mappatura genetica e sono stati individuati i meccanismi molecolari e genetici che governano la fioritura ricorrente, il colore dei fiori, il profumo e la resistenza a patogeni come peronospora, ticchiolatura, oidio e cercospora, cause primarie di una manutenzione ad alto costo, di un elevato impiego di fitofarmaci e in generale di insuccessi durante la coltivazione sia a livello industriale che hobbistico. Dall’ibridazione alla messa in commercio di una nuova cultivar passano non meno di 10 anni, necessari soprattutto per selezionare gli ibridi migliori. 

Una sperimentazione condotta presso l’Università A&M del Texas ha evidenziato come la tecnologia possa dare una mano a velocizzare e rendere più economica la fase della fenotipizzazione in campo delle nuove varietà da giardino. L’uso di droni e l’analisi delle immagini ottenute con sensori digitali RGB ha permesso, infatti, di modellare la chioma delle piante, di quantificare l’entità della fioritura e di determinare la resistenza alle malattie mediante la stima della caduta delle foglie, causata da peronospora e ticchiolatura. Quanto lavoro risparmiato!  














(foto sopra: Roseto didattico-sperimentale Raffaele Bazzocchi di Faenza con i nuovi ibridi che hanno partecipato all’UNIBO International New Rose Trials nel 2024)

Bella da concorso 
Non vanno, però, sottovalutati altri requisiti estetici che possono variare in funzione del gusto, della cultura e della moda del momento, capaci di far leva sulle emozioni e rilevabili solo dalla visione diretta, sotto una calda luce estiva o il cielo grigio di una giornata piovosa. Per questo le valutazioni in campo, che permettono di considerare contemporaneamente più fattori morfo-fenologici in relazione a specifiche condizioni pedoclimatiche, al momento rimangono essenziali ed i concorsi internazionali per nuove varietà di rosa promossi dalla World Federation of Rose Societies sono essenziali e insostituibili. Lo sanno bene le grandi aziende d’ibridazione e gli ibridatori amatoriali che, ogni anno, inviano le loro novità ai vari concorsi affinché, dopo circa due anni di coltivazione, vengano valutate da una commissione costituita da esperti internazionali, vivaisti, paesaggisti, tecnici del verde, profumieri, esponenti di spicco dell’arte, della cultura, ma anche semplici appassionati di giardinaggio di ogni età, compresi bambini e studenti, che così possono indirizzare il settore vivaistico. La valutazione consiste nell’attribuire un punteggio per l’aspetto della pianta, il fiore, la rifiorenza e il profumo. Per il 2025 sono in calendario 25 concorsi, sparsi in tutti i continenti. L’Italia ospita due concorsi, il “Premio Roma”, istituito nel 1933 ed arrivato alla sua 82esima edizione, che si tiene presso il Roseto di Roma Capitale nel terzo sabato di maggio e, sempre a maggio, però a Faenza (RA), il più giovane UNIBO International New Rose Trials, organizzato dal DISTAL (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari) dell’Università di Bologna, sotto l’egida della SOI (Società di Ortoflofrutticoltura Italiana). Quest’ultimo, alla 5a edizione, è da sempre caratterizzato dall’attribuzione di un punteggio particolarmente alto alla resistenza ai patogeni, proprio nell’ottica di un giardinaggio moderno e sostenibile.  















(foto sopra: KO 14/4494-02 è l’ibrido di Kordes Rosen che ha ottenuto il punteggio maggiore dalla giuria internazionale nel concorso che si è tenuto nel maggio 2024 a Faenza. Allo stupendo colore dei fiori sono associati un bel portamento da rampicante e la resistenza alle comuni malattie crittogamiche)

La SOI, oltre allo storico Roseto di Monza nato nel 1964, sede dell’Associazione Italiana della Rosa e che ha ospitato ben 51 Concorsi internazionali fino al 2015, ha censito il “Roseto della Sorpresa” (AT) dove in 40 anni sono state collezionate circa 500 fra specie e rose antiche europee da giardino. Un altro roseto con un patrimonio genetico immane, unico e prezioso è il Roseto Botanico Gianfranco e Carla Fineschi di Cavriglia (AR), dove sono presenti rose di tutti i gruppi botanici e soprattutto vi si trovano ancora ibridi costituiti a metà del secolo scorso, progenitori delle rose attuali, ma tolti dai cataloghi perché ormai superati. Camminando fra i vialetti è tangibile il lavoro di tanti ibridatori, molti dimenticati, ma che hanno contribuito al successo di questa pianta. Gestire un roseto non è facile, richiede competenza, tempo, interesse e una non trascurabile disponibilità economica. È comunque la passione di molti come dimostrano, fra i tanti, il terrazzato Roseto Vacunae Rosae presso La Tacita (Roccantica, RI), il ripristinato Roseto del Parco di Nervi (GE) e roseti che si fondono col paesaggio come il Museo Giardino della Rosa antica adagiato sulle argillose colline dell’Appennino modenese o l’emozionante Roseto diffuso del Giardino di Ninfa (LT) col suo naturale equilibrio fra piante e ambiente.  

Inclusione sociale 
Ma un roseto può essere anche altro. Ne è un esempio il Roseto del Parco di San Giovanni a Trieste, inaugurato nel 2009 e realizzato in un’area dell’ex ospedale psichiatrico. La sua particolarità non consiste nelle 5000 rose scelte da Vladimir Vremec, fra antiche, rare, moderne, dedicate a personaggi famosi o dalla storia singolare, ma nell’essere sede di una rete di imprenditoria sociale, di attività assistenziali, formative e inclusive per persone fragili, con disabilità. Qui lavorano e vengono valorizzate le risorse residue di persone in difficoltà nell’ottica dell’inclusione e del benessere psicofisico. Queste sono oggi le vere finalità di un roseto, dove il bello può curare le ferite della mente. Favorire il benessere fisico e mentale, lo sviluppo intellettuale e cognitivo e i legami sociali è parte integrate di quelli che vengono classificati come ‘servizi ecosistemici’ forniti dalle aree verdi, oggi tanto analizzati e valutati, ormai essenziali per giustificare un investimento nella realizzazione o nel mantenimento di un parco e di un giardino. 

















L’inclusione e il benessere di ragazzi con disturbi dello spettro autistico e, dove possibile, il loro coinvolgimento nello svolgimento di attività lavorative leggere, sono anche le principali finalità di un progetto di public engagement finanziato dall’Università di Bologna e da poco avviato presso il Roseto didattico sperimentale di Faenza (RA). Attraverso un percorso sensoriale, visivo, tattile e sonoro si vuole, infatti, stimolare l’interazione di giovani con autismo, associare momenti ludici all’attività motoria, incuriosire e divertire. Il Roseto acquisisce, così, la valenza di uno spazio verde aperto e accogliente e le rose, per la loro varietà di profumi, colori e forma dei fiori, per i legami storici con l’arte, come con la musica, costituiscono il materiale ideale per un’interazione dolce e stimolante fra le persone e con la natura.