venerdì 5 febbraio 2021

ROSA MUNDI: UNA STORIA AFFASCINANTE

Se questa storia fosse avvenuta oggi, i giornali scandalistici l'avrebbero diffusa in tutto il mondo. I pettegolezzi si propagavano molto più lentamente nel medioevo, quando lo scandalo coinvolse il re d'Inghilterra Enrico II, la sua consorte la regina Eleonora, la sua amante Rosamund Clifford e, come dice la leggenda, una rosa. 

Enrico Plantageneto fu sposato a Eleonora d'Aquitania per più di un decennio quando, all'età di circa trent'anni, cominciò un rapporto passionale con l'adolescente Rosamund. La coppia si incontrò probabilmente intorno al 1166 nel castello del suo ambizioso padre, Lord Walter de Clifford, che potrebbe aver incoraggiato la relazione per interesse sociale e politico. Nonostante questo, sembra che l'affetto tra Rosamund e Enrico fosse genuino e duraturo.

Il re si assicurò che la sua amante vivesse nella regalità e rese pubblica la loro relazione nel 1174, un anno dopo aver imprigionato Eleonora a causa di un conflitto su diritti di proprietà e una disputa sulla di lei scelta di un erede.

Questo dramma familiare dei Plantageneti sfociò in una battaglia reale con tragici episodi riguardanti Rosamund che vennero raccontati in ballate, poemi, novelle, opere, rappresentazioni teatrali e dipinti da Edward Burne-Jones e Dante Gabriel Rossetti.

Quasi tutte le versioni della storia di Rosamund pongono la scena al Woodstock Palace, una residenza di caccia reale vicino ad Oxford. Qui, in un posto riparato che Enrico fece costruire per lei, si trovavano una cappella privata, un chiostro e giardini a sua disposizione. Nel frattempo la regina gelosa tramò per intrappolare l'amante poco prima di un incontro con il Re. Eleonora corruppe un servitore per farla entrare di nascosto nel luogo segreto, ma Rosamund, impegnata nel suo ricamo, alzò lo sguardo e riuscì a scorgere la regina. La giovane donna, impaurita, cercò rifugio nel giardino-labirinto. Fuggendo si mise in tasca un pezzo di stoffa che stava ricamando, non accorgendosi che un capo del filo era ancora legato al gomitolo.

Questo filo consentì a Eleonora di raggiungere la rivale, obbligandola a scegliere tra una coppa di veleno e un pugnale. Rosamund bevve il veleno. Uscita della regina. Entrata del Re, che scoprì il corpo senza vita dell'amata. Inconsolabile, ordinò che fosse sepolta in un convento, coperta da un'aiuola delle sue rose favorite.

Così dice la leggenda, e, come tante leggende, le strade dei fatti e delle finzioni sono strettamente collegate. Sarebbe piacevole sapere senza ombra di dubbio che il fiore che Re Enrico ordino di piantare sulla sua tomba fosse il profumato e screziato rosso-bianco della Rosa Mundi, tradizionalmente conosciuto come 'Fair Rosamund's Rose', 'Rosamunde', 'Rosamonde', e altre variazioni su questo tema (i botanici preferiscono il più prosaico R. gallica versicolor).

Comunque le evidenze storiche documentate che legano questa rosa alla storia di Rosamund Clifford non si trovano prima del sedicesimo secolo. In egual misura, nessun dato storico conferma che la sua morte, intorno al 1176, fosse stata violenta o che la regina Eleonora (ancora agli arresti domiciliari in quel tempo) avesse avuto qualche parte in essa. Probabilmente Rosamund trovò la morte non a Woodstock, ma nel vicino monastero di Godstow Abbey, dove aveva trovato rifugio dal mondo esterno.

Altri episodi della storia sono degni di essere raccontati. Re Enrico, fortemente addolorato, fece veramente posizionare la tomba di Rosamund dentro la chiesa del convento. Suo figlio, il Re Giovanni, anni dopo diede il compito alle monache di consolare con le loro preghiere le anime di Re Enrico e di Lady Rosamund qui sepolti. Eleonora ebbe la sua vendetta, anche se non per sua mano.

Due anni dopo la morte di Re Enrico, un vescovo che passava da Godstow, diede voce al suo orrore nel vedere fedeli che veneravano la tomba della peccatrice Rosamund come se fosse un altare. Il corpo venne quindi spostato in un cimitero, sempre nel territorio del convento, ma molto fuori mano. Una iscrizione latina sulla sua tomba, contribuisce a tramandare ai posteri l'insulto. Anche dopo che un altro Re Enrico ( quello con sei mogli) ridusse il monastero in rovine, durante la sua campagna di distruzione dei monasteri, l'iscrizione sopravvisse:

Hic jacet in tumba Rosa mundi, non Rosa munda;

Non redolet, sed olet, quae redolere solet.

Qui riposa Rosa l'aggraziata, non Rosa la casta;

l'odore che sale non è profumo di rose. 

(traduzione resa con molto "tatto" da E.Cobham Brewer, curatore di un dizionario vittoriano. Chi conosce il latino capisce che l'offesa è molto peggiore).

dal sito: museoroseantiche.it

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