SCORRENDO IN BASSO NELLA COLONNA A DESTRA TROVATE LA LISTA DELLE MIE ROSE, I NUMERI CHE HANNO LE ROSE NEL MIO ROSETO, L'ARCHIVIO DEI POST ANNO PER ANNO E LA LISTA DEI SEMENZALI DA ME CREATI

lunedì 19 ottobre 2026

POPILLIA JAPONICA, IL PUNTO SULLA RICERCA

(news tratte anche da https://agronotizie.imagelinenetwork.com/)

La Popillia Japonica, o coleottero giapponese o scarabeo giapponese è un coleottero appartenente alla famiglia degli Scarabeidi, originario del Giappone. Si tratta di una specie che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando.







La Popillia japonica continua la sua espansione in Italia e il suo arrivo anche nelle province di Verona e Treviso pone il mondo agricolo di fronte alla necessità di trovare nuovi strumenti per contenerne la diffusione e i danni. Il coleottero giapponese è infatti una specie aliena invasiva estremamente polifaga, in grado di alimentarsi a spese di numerose specie vegetali e di creare problemi non soltanto alle colture agricole, ma anche a vivai, parchi e giardini.

Da noi in Romagna per fortuna non è ancora arrivata, ma in altre parti di Europa sì, e su Facebook ho trovato questa immagine che vedete sotto:










Quindi anche le rose non saranno esenti dagli attacchi di queste bestiacce.

Proprio per mettere a punto nuove strategie di contenimento è nato Protecto - Prevenzione e riduzione dei danni, tutela degli ecosistemi e contenimento di Popillia japonica, progetto finanziato dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste con 1,3 milioni di euro. L'iniziativa coinvolge le Università di Verona, Brescia e Torino, con il coordinamento del Crea - Difesa e Certificazione.

Tra le strade esplorate dai ricercatori ce n'è una particolarmente innovativa: utilizzare l'Rna interference (Rnai) per colpire in maniera selettiva Popillia japonica. Una tecnologia che ha già trovato un'applicazione fitosanitaria negli Stati Uniti contro la dorifora della patata, ma che non è ancora disponibile in Europa sotto forma di insetticida autorizzato (il dossier autorizzativo è al vaglio delle autorità in Belgio). Questo insetticida basato sull'Rnai è estremamente selettivo e disegnato solo per colpire la specie bersaglio senza alcun effetto nocivo su nessuna altra specie.

I primi test hanno comunque fornito indicazioni interessanti. "Attualmente ci sono dei buoni risultati sulle larve, molto meno sugli adulti", afferma Mori, professore del Dipartimento di Biotecnologie dell'Università degli Studi di Verona. Uno dei geni bersaglio dell'Rnai è coinvolto nell'assemblaggio del citoscheletro, la struttura cellulare che contribuisce, tra le altre cose, al mantenimento della forma e dell'organizzazione della cellula. Il gruppo sta lavorando anche su altri geni, sui quali però il ricercatore preferisce al momento non fornire dettagli.

"Il punto fondamentale è che l'Rnai interviene in maniera mirata su specifici processi biologici attraverso molecole progettate rispetto a determinati bersagli genetici", conclude Mori. Il risultato è che un insetticida basato sull'Rnai è estremamente selettivo, specie-specifico, molto efficace, scarsamente soggetto all'insorgenza di resistenze e con un profilo ecotossicologico favorevole, essendo innocuo per tutte le specie non bersaglio e degradandosi in pochissimo tempo. 

venerdì 16 ottobre 2026

CON LE ROSE PER TUTTO L'ANNO











Credo che ogni persona alberghi nel suo cuore una passione, un hobby, un segreto amore per qualcosa (non parlo di qualcuno!) che magari si porta dietro fin dall'infanzia...

Tra i miei conoscenti, annovero appassionati di aeromodelli, di scacchi, di pesca, di tiro a segno, di trekking; io sono quella della passione (la mia vivaista la chiama  in senso buono "malattia") per le rose.

Come ho già avuto modo di scrivere, la mia passione per le rose ha covato parecchio sotto la cenere, ed è esplosa nel momento in cui ho avuto a disposizione uno spazio più ampio per ospitarle. Da allora è stato un crescendo coinvolgente e sconvolgente, più mi addentravo nel mondo delle rose più scoprivo che era sempre più vasto. Pian piano mi sono documentata tramite libri, cataloghi cartacei e online, ho fatto esperimenti, e sono giunta ora ad un momento in cui le rose sono in grado di tenermi la mente occupata per tutto l'anno.











Ecco la mia routine annuale.

A metà febbraio circa nella nostra zona (bassa Romagna) si pota (e per questo ho fatto due corsi), (al Sud d'Italia dove è più caldo si può iniziare già a fine gennaio); poi da marzo c'è da lavorare il terreno, fare i trattamenti anticrittogamici e la concimazione. Già da aprile, se la stagione è bella, le nostre amiche iniziano a fiorire, allora c'è la corsa a fare le foto che pubblico su Facebook nei gruppi delle rose, e su Instagram. Con la prima fioritura c'è anche l'impollinazione, che pratico da molti anni, ed è una delle esperienze più entusiasmanti. Nel frattempo c'è sempre da tenere pulito il roseto dalle erbacce infestanti, e occorre stare sempre all'erta per pidocchi e altri parassiti o eventuali infezioni fungine; i trattamenti per queste ultime sono da ripetere sistematicamente durante tutta la stagione vegetativa.

Dopo la fioritura di maggio-giugno, si può fare una prima potatura leggera o comunque una ripulitura, e continuano i reportage fotografici fino a ottobre...

Ottobre e novembre sono i mesi migliori per riprodurre le rose tramite talea.











Da ottobre poi è già possibile raccogliere i primi cinorrodi (i falsi frutti delle rose, cioè quelle palline rosse o arancioni), prodotte dalle impollinazioni. I semi si mettono in frigor e dopo 6-8 settimane si possono già controllare perchè alcuni hanno iniziato sicuramente a germinare. Man mano che germinano, sono da mettere in un contenitore con il terriccio e l'indicazione dell'incrocio. Questo lavoro tiene occupato fino a gennaio-febbraio, dopodichè il ciclo ricomincia... 

Chi si occupa di rose a tutto tondo, non ha tempo di annoiarsi e di cadere in depressione! 

(Nelle foto: la rosa "Valentina Bordini" che potete vedere in questa pagina e acquistare presso i Vittori Vivai di Forlimpopoli FC)

mercoledì 14 ottobre 2026

E' ORA DI RACCOGLIERE I CINORRODI












Avevo in programma di raccogliere i cinorrodi solo ai primi di novembre, ma in realtà, avendo ibridato in maggio, ora in ottobre sono già 5 mesi. Ho poi controllato e ho visto che i cinorrodi sono maturi, anzi alcuni si stavano staccando da soli. Allora ho fatto la grande raccolta.
Quando in primavera impollino il fiore, poi lo ricopro con un sacchettino di carta su cui scrivo in pennarello indelebile solo il nome del polline. Al momento della raccolta ho però dovuto aggiungere il nome della rosa madre per non fare confusione. Ho poi messo tutto in un sacchetto che ho lasciato per qualche ora fuori in giardino, per fare in modo che eventuali animaletti uscissero dai sacchetti (dentro ci trovo spesso forbicette, ragni e altri piacevoli compagni).


Man mano che raccoglievo i cinorrodi, li spuntavo dalla lista che faccio ogni anno quando impollino (la tengo in ordine alfabetico per comodità). Devo dire che quest'anno la maggior parte degli incroci ha tenuto, solo pochissimi si sono staccati quest'estate, e nella raccolta ne ho trovati solo 3 che si erano seccati senza creare il cinorrodo maturo.


Ho preparato delle etichette con scritto il n. di riferimento dell'incrocio e l'incrocio stesso (prima il nome della madre poi il nome del padre).


Ho attaccato l'etichetta sulle bustine, lasciandole in ordine.


In seguito ho iniziato ad aprire i cinorrodi e ad inserire i semi nel sacchetto del relativo incrocio.


Al termine ho aggiunto il terriccio, l'ho inumidito, ho chiuso i sacchetti e li ho riposti nel contenitore di plastica (tipo Tupperware) e messi nel frigorifero, dove resteranno fino alla primavera, nella speranza che alcuni semi inizino a germinare già dopo un mese e mezzo o anche meno (a volte succede).

lunedì 12 ottobre 2026

LA REGINA DELLE "ROSE DEL FREDDO"













Felicitas Svejda nacque a Vienna nel 1920. Conseguì il dottorato di ricerca in ingegneria agraria presso la Hoschshule für Bodenkultur nel 1948. La sua tesi verteva sul declino dell'industria vitivinicola a Vienna e nella Bassa Austria negli ultimi 50 anni.

Nel 1952 si trasferì in Svezia per lavorare presso la stazione di miglioramento genetico delle piante dell'Associazione svedese per le sementi, prima di emigrare in Canada nel 1953 per lavorare come statistica presso l'azienda agricola sperimentale centrale del governo a Ottawa.

Fu in Canada che si affermò come ibridatrice di rose. Ma non era mai stata questa la sua intenzione iniziale. Essendo il Canada un importante paese produttore di cereali, desiderava dedicarsi a questa coltura.

Ma "Non si poteva certo affidare a una donna un incarico così importante!". I suoi superiori rifiutarono la sua candidatura, dicendole di lavorare invece nella divisione delle piante ornamentali, poiché si trattava di un settore di ricerca molto più adatto a una donna. Così, nel 1961, iniziò a fare proprio quello.

Rimase lì per il resto della sua vita lavorativa. Quando andò in pensione nel 1986, aveva dimostrato che la perdita di grano si era tradotta in un guadagno di rose.

Il suo interesse era rivolto alla resistenza al freddo. Negli anni '60 in Canada, poche rose riuscivano a sopravvivere oltre l'Ontario meridionale e la costa della Columbia Britannica. Gli inverni a Ottawa, dove era di stanza, possono essere gelidi, con ondate artiche che portano le temperature notturne tra i -12°C e i -18°C. E questo è normale. Un "vortice polare" può far scendere la temperatura al di sotto dei -30°C.

Ottawa è considerata zona climatica 4 o 5. Il Ministero dell'Agricoltura richiese a Felicitas di sviluppare rose adatte alla zona 2, dove le temperature possono scendere ulteriormente, fino a -50 °C.

Partiva da zero, con poca esperienza nel campo delle piante ornamentali. Non si dedicava solo alle rose: sviluppò nuove varietà di forsizia (date un'occhiata alla sua 'Northern Gold' sotto), di filadelfo ('Snow Dwarf') e di weigela. Ma sono state le rose a farle ottenere il riconoscimento internazionale.


















«Non sapevo nulla di rose», disse. Ma affrontò la sfida con energia e da un punto di vista puramente scientifico, esaminando metodicamente le vecchie piantagioni di rose presso la Fattoria Sperimentale di Ottawa. Era particolarmente interessata a quelle che erano sopravvissute con poche cure.

Iniziò fin da subito a introdurre la Rosa rugosa nel suo programma di ibridazione.

















Alcuni la chiamano "rosa da spiaggia", altri le attribuiscono nomi ben più volgari! È considerata una delle piante infestanti più invasive d'Europa. La rosa fu importata dal Giappone da Carl Peter Thunberg nel 1776. Prospera anche sulle coste siberiane. È tollerante al sale, resistente al gelo e molto invasiva. Nell'emisfero settentrionale si è diffusa lungo le coste, soppiantando la vegetazione circostante.

Ma Felicitas si chiedeva se sarebbe riuscita a domare la prepotenza della varietà, sfruttandone i punti di forza nel suo programma di ibridazione e incrociandola con rose cinesi più belle e a fioritura ripetuta, seppur delicate. Allo stesso tempo, stava studiando altri ibridi di rose rugose creati da ibridatori precedenti (come 'Schneezwerg', prodotta dal tedesco Peter Lambert nel 1912). Felicitas era una madre severa. Annaffiava le sue rose, ma non usava fertilizzanti, pesticidi e certamente non le proteggeva dal freddo invernale. Le sottoponeva a prove in climi estremi presso stazioni in Canada, negli Stati Uniti, nella Svezia settentrionale, in Finlandia e a metà del Monte Cook in Nuova Zelanda. Ed è per questo che le rose sopravvissute sono ancora oggi così apprezzate dai giardinieri che vivono in zone fredde.

Rose esploratrici
I frutti dei suoi sforzi sono noti come la serie di rose "Explorer". Questa ebbe inizio con la varietà "Martin Frobisher" nel 1968. 
















Seguì la "Jens Munk" nel 1974, la "Henry Hudson" nel 1977 e così via.






























Oltre a creare rose arbustive resistenti e a fioritura ripetuta, si è concentrata anche su rampicanti con le stesse caratteristiche, adatte alla Zona 3. La sua prima varietà, 'John Cabot' – un viola cremisi pallido, ibridato nel 1969 e introdotto in Canada nel 1978 – ha vinto un premio  della Royal National Rose Society del Regno Unito.

















Dopo il suo ritiro, altri continuarono il lavoro di introduzione sul mercato delle rose da lei ibridate, che erano ancora in fase di sperimentazione. Il sito Helpmefind elenca 29 rose da lei create e 60 in totale, per le quali è stata richiesta la registrazione del brevetto. È scomparsa nel 2016 all'età di 95 anni.
Felicitas non si sposò mai e ad alcuni poteva sembrare distaccata. La sua educazione viennese le aveva conferito un atteggiamento formale e chi faceva parte della sua cerchia ristretta diceva che non sopportava gli sciocchi. Il che fa sorgere spontanea la domanda su cosa pensasse di quegli uomini che le dicevano che, in quanto donna, poteva studiare solo piante ornamentali.

Sarà stata pure una persona modesta, ma aveva molti ammiratori in tutto il mondo. E li ha ancora oggi. Gli amanti delle rose che si dedicano al giardinaggio in climi estremi le devono un sentito ringraziamento, sia per le piante che ha donato loro, sia per quelle che il suo lavoro e il suo successo hanno ispirato. Era una pioniera, proprio come gli esploratori da cui prendono il nome le sue rose.

PS Per quanto siano resistenti al freddo, le Rose Rugose sono molto sensibili al caldo, come ho visto durante l'estate appena trascorsa. Molto delle mie Rose Rugose hanno sofferto seccando diversi rami, alcune sono addirittura morte.

venerdì 9 ottobre 2026

IDENTIFICAZIONE CON UNA FOTO

Poco tempo fa ho pubblicato un post (vedi qui) in cui mi lamentavo per le numerose richieste pubblicate su gruppi Facebook dedicati alle rose, di persone che chiedevano l'identificazione di una rosa tramite una o due foto al massimo. 

Non è possibile una identificazione con la foto della corolla e basta. Occorrono tantissime altre indicazioni, e il più delle volte non bastano nemmeno quelle. Serve sapere se la rosa in questione è rifiorente, se è a cespuglio o rampicante, la forma delle foglie, la resistenza alle malattie, se profuma, come sono le spine, il numero di petali e tante altre variabili. Bisogna inoltre tenere presente che la fioritura è diversa a seconda della stagione: spesso i fiori sono più grandi e hanno più petali nella fioritura primaverile; in estate tendono a diminuire il numero dei petali perchè la pianta è sotto stress per il caldo, in autunno di solito si torna ad una buona fioritura quasi come quella primaverile.

Vi faccio un esempio con la foto della corolla di una mia rosa.

Prima foto: primavera. Seconda e terza foto: estate (notare il colore: si è persa la variegatura). Quarta foto: ottobre.






venerdì 2 ottobre 2026

LA CRISOPA

Aiuto! ho trovato queste perline attaccate a dei fili lungo i bordi di una foglia di rosa. Che cosa sono?








Tranquilli! Sono uova di Crisopa. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

La crisopa viene comunemente definita una "macchina da guerra" ecologica. Le notizie e i manuali di entomologia evidenziano tre caratteristiche fondamentali:

1. Le larve sono predatori voraci: Chiamate anche "leoni degli afidi", le larve si nutrono dei fluidi corporei di insetti dannosi. Durante il loro sviluppo (circa 2-3 settimane), una singola larva può divorare fino a 500-600 afidi, oltre ad acari, tripidi, cocciniglie e uova di lepidotteri.







2. Gli adulti sono pacifici impollinatori: Una volta compiuta la metamorfosi, l'insetto sviluppa splendide ali verdi trasparenti e perde l'istinto predatore. Gli adulti si nutrono esclusivamente di nettare, polline e melata, agendo come impollinatori e frequentando i giardini nelle ore notturne.











3. Uova sospese su un filo: Per proteggere la prole dal cannibalismo (le larve appena nate sono talmente affamate che si mangerebbero tra loro), la femmina depone le uova all'estremità di un sottilissimo filamento di seta lungo circa 1 cm. Questo accorgimento impedisce anche a predatori come le formiche di raggiungere facilmente l'uovo.

Boom nell'agricoltura biologica e urbana: I comuni e i consorzi agrari stanno intensificando i lanci di larve di crisopa per eliminare i parassiti senza l'uso di pesticidi chimici. Tra le iniziative di successo si contano i lanci massivi nei parchi cittadini per proteggere alberi come i tigli e i platani dalle infestazioni di cimici e tingidi.

LA CRISOPA E' UTILE PER LE ROSE?

Sì, la crisopa (Chrysoperla carnea) è un insetto ausiliario estremamente utile per le rose, poiché le sue larve sono predatrici voraci e rappresentano uno dei rimedi naturali più efficaci contro gli afidi (i pidocchi delle piante), che infestano di frequente i boccioli e le foglie tenere delle rose.

COME INTRODURRE E RILASCIARE LE CRISOPE NEL GIARDINO

L'introduzione delle crisope in giardino è un'ottima strategia di lotta biologica. Per ottenere i migliori risultati, è fondamentale seguire passaggi precisi basati sullo stadio in cui le acquisti.

1. Scegliere lo stadio di acquisto

Le crisope vengono vendute principalmente in due forme:

• Uova (consigliate per prevenzione o infestazioni leggere): Vengono fornite su cartoncini da appendere o miscelate in materiale inerte (come lo loula di riso) da distribuire sul fogliame.

• Larve (consigliate per infestazioni in corso): Sono lo stadio attivo e vorace. Vengono spedite all'interno di alveari di cartone o in flaconi con materiale disperdente.

2. Tempistiche e condizioni ideali

• Orario: Effettua il rilascio alla sera o al mattino presto, evitando le ore di sole diretto e caldo intenso.

• Meteo: Scegli una giornata senza vento forte e in assenza di pioggia imminente.

• Insetticidi: Assicurati di non aver utilizzato trattamenti chimici (anche biologici come il piretro) nelle due settimane precedenti, altrimenti ucciderai anche le crisope.

3. Come effettuare il rilascio

• Se acquisti le uova su cartoncino: Appendi i cartoncini direttamente sui rami delle rose, all'ombra e vicino alle colonie di afidi. I cartoncini non devono bagnarsi con l'irrigazione.

• Se acquisti le larve in flacone: Scuoti delicatamente il flacone per miscelare il contenuto. Distribuisci il materiale (larve e supporto) direttamente sulle foglie delle rose, concentrandoti sulle zone più colpite dai parassiti.

• Se acquisti le larve in alveare: Rimuovi la pellicola protettiva e picchietta delicatamente il cartone sopra le piante per far cadere le larve sulle foglie.

4. Consigli per farle restare nel tuo giardino

Gli adulti di crisopa non sono predatori (si nutrono di nettare e polline). Per spingerli a restare e deporre nuove uova nel tuo giardino, pianta fiori ricchi di polline come finocchio selvatico, carote, achillea, tarassaco e margherite.